Scarsi anche a mentireLa bugia su Almasri crolla tra silenzi internazionali e contraddizioni del governo

Cinque errori rendono grottesche le menzogne sul caso del torturatore libico e rivelano un’esecutivo incapace di gestire il caos che ha contribuito a creare

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«Più grande è la bugia, più probabilità ci sono che venga creduta», parola di Adolf Hitler. Nel caso Almasri la bugia è stata così grande, mastodontica perfino, la galleria di bugie così lunga, che crederci si è rivelato un’operazione impossibile. I maestri del passato suggerivano cinque punti di appoggio a sostegno dell’impostura. Eccoli qua.

Primo. Una bugia di Stato ha bisogno di complici, anche quando si tratta di questioni di politica internazionale. E invece nessuno ha bussato alla porta del governo italiano. Il primato dell’abbandono spetta addirittura agli Stati Uniti, di cui la Presidente del Consiglio ritiene di essere amica per la pelle. Il Dipartimento di Stato americano, in un documento dal titolo evocativo, “Tortura e altre punizioni disumane”, accusa Almasri di essere a capo di un sistema al colmo delle efferatezze, di uccisioni arbitrarie, sparizioni, condizioni di vita in carcere disumane. Insomma, il peggio del peggio.

Secondo. Una bugia deve essere credibile, non può diventare «una fregnaccia», come diceva Charles Bukowski. E invece apriti cielo. Il ministro degli interni dichiara che l’aereo di Stato era stato inviato a Torino in via preventiva per spostare il detenuto, in caso di necessità, in altro carcere. Procedura mai vista. Mai! I trasferimenti da un penitenziario a un altro a bordo di aerei in dotazione a ministri e capi di governo sono la fregnaccia di cui parla lo scrittore-poeta.

Terzo. La bugia può avere un senso a condizione che renda un danno più lieve, l’inganno che Mark Twain fa rientrare nella categoria delle menzogne immortali. E invece qui abbiamo litigato col mondo, a cominciare dalla Corte dell’Aja (che ha testé aperto un fascicolo d’indagine sul governo italiano) per finire con la Corte d’Appello di Roma, e la partita è ancora in corso.

Quarto. La galleria di bugie deve servire a trarre il capo dall’imbarazzo. È successo il contrario: da una promessa di tranquillità al caos. Giorgia Meloni scompare, chi la sostituisce nelle aule parlamentari ne aggrava la posizione pubblica e ne mette in crisi la credibilità.

Quinto. Una bugia trae forza dalla qualità di chi la sostiene. Aforisma di un filosofo presocratico tutt’altro che erroneo. Già, e in questo caso? Se almeno sulla questione avessero posto il segreto di Stato…

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