
Sessanta capi di Stato, esperti di politica internazionale e militari si riuniranno da oggi a Monaco di Baviera fino al 16 febbraio nella conferenza più importante sulla sicurezza mondiale. Forse mai più di adesso il forum del Bayerischer Hof hotel è atteso per cercare di dirimere una serie di questioni di primo piano. Una su tutte la fine della guerra in Ucraina dopo l’inaspettato colloquio tra Putin e Trump che ha portato all’annuncio dei negoziati. Secondo Christoph Heusgen, diplomatico tra gli organizzatori della conferenza, si potrebbe redigere a Monaco una bozza del piano di pace duraturo, anche se sarà difficile mantenerne come punto cardine il rispetto per l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina.
L’imminente avvio dei negoziati da Trump e Putin dimostra come gli Stati Uniti abbiano intenzione di concludere la crisi in Ucraina nel minor tempo possibile. «Abbiamo anche concordato di far iniziare immediatamente i negoziati con i nostri rispettivi team, e inizieremo chiamando il Presidente Zelensky, dell’Ucraina, per informarlo della conversazione», ha detto il tycoon. Da ciò si evince anche il probabile distacco che Washington ha intenzione di prendere dalle questioni europee. La decisione di Trump avviare in questo modo i colloqui di pace – interpellando Kyjiv solo in un secondo momento – è stata accolta in maniera disomogenea in Europa. A Monaco parteciperà anche il presidente ucraino e il nuovo segretario generale della Nato, Mark Rutte, ma l’invasione russa in Ucraina iniziata nel febbraio 2022 non sarà l’unico tema della conferenza.
Come anticipato nel report di apertura dei lavori, la parola d’ordine sarà multipolarità. Secondo gli autori del testo, l’ordine mondiale si sta spostando sempre di più verso una confluenza di tanti attori internazionali che aspirano a consolidare e aumentare la loro leadership Ma sono moltissimi gli interrogativi destinati a non essere sciolti nel brevissimo termine: «Le dinamiche lose-lose che vengono stimolate se sempre più governi danno priorità ai guadagni relativi piuttosto che impegnarsi in una cooperazione a somma positiva e investire in un ordine internazionale che, nonostante i suoi evidenti difetti, può ancora aiutare a far crescere la proverbiale torta a beneficio di tutti».
A quasi un mese dal suo insediamento, Trump ha espresso chiaramente la nuova linea politica degli Stati Uniti su diverse questioni internazionali. Dalla «necessità assoluta» per quanto riguarda la Groenlandia, alla politica economica sull’imposizione di dazi sulle importazioni. La delegazione statunitense che prenderà parte alla conferenza di Monaco sarà guidata dal vicepresidente James David Vance, dal segretario per la difesa Peter Hegset, dal segretario di Stato Marco Rubio. Quest’ultimo, sul ruolo statunitense in Europa e il futuro della Nato, ha affermato che Washington si ritirerà dai suoi impegni nei confronti della sicurezza europea, rinunciando di fatto ruolo storico svolto dalla fine della seconda guerra mondiale, e ha delineato una visione netta in cui i governi europei avranno la responsabilità primaria della propria difesa, nonché di quella dell’Ucraina. I colloqui avviati da Trump sono da vedere quindi anche in quest’ottica, non si tratta di una mera risoluzione del conflitto ma forse il tassello per mettere in chiaro le questioni sulla sicurezza in Europa.
Visti i primi effetti della dottrina Trump in politica estera, l’Unione europea avrebbe il diritto-dovere di discutere a Monaco i principi di una autonomia strategica, ma su questo i governi degli Stati europei sono tra loro divisi e un nuovo possibile assetto appare al momento incerto. Come sottolinea ancora il report della conferenza, nel suo capitolo dedicato proprio al Vecchio Continente «Nel frattempo, gli Stati Uniti sono diventati sempre più insoddisfatti dell’ordine che un tempo hanno contribuito a costruire, poiché la loro influenza è diminuita. Questo malcontento nei confronti dell’ordine liberale si è tradotto in un crescente stallo internazionale […]. l’ascesa del populismo nazionalista in molte società occidentali ha creato una reazione contro la globalizzazione economica e culturale, alimentando il protezionismo in tutto il mondo che sfida il modello di libero scambio dell’Ue».