La mossa del cavilloIl populismo di Conte e le supercazzole di Schlein sulla difesa europea

Il leader del Movimento 5 stelle organizza una manifestazione di piazza contro il governo, mischiando la protesta contro le bollette con il solito inchino a Putin. La segretaria dem non sa come schierarsi, mentre cerca un equilibrio tra protesta sociale e impegno europeo

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Quel furbacchione di Giuseppe Conte ha fregato sul tempo la «testardamente unitaria» Elly Schlein, sottraendole l’idea landiniana della piazza contro il governo Meloni: lei, intabarrata nel piumino d’ordinanza, da mesi gira fabbriche, scuole e ospedali ripetendo ogni due per tre le parole d’ordine sulla sanità tagliata e i salari bassi e d’un tratto arriva lui bellebuono, come dicono a Napoli, a proporre una bella manifestazione. Al che Elly ha subito mulinato le braccia – ehi, organizziamola insieme – ma mica è così facile. 

Un’occasione per cementare il centrosinistra? Macché. Che gliene frega all’avvocato di sé stesso più che del popolo: «I nostri alleati sono i scittadini», ha detto alla Stampa strascicando la “c”, mentre uno normale avrebbe cercato il consenso degli altri. Eppure, come fa notare Alessandro Alfieri, coordinatore dei riformisti del Partito democratico, «ci sarebbe bisogno di mobilitazioni unitarie contro il governo sulle questioni sociali». 

Ma ecco la furbata, il grande inghippo contiano: mischiare il tema dei salari e delle bollette con quello delle spese per gli armamenti, secondo un ragionamento che fa molta presa come accade alle semplificazioni demagogiche, perché, detta così, tutti preferiscono che i soldi siano per la sanità piuttosto che per le bombe: ma sono discorsi buoni per i comizi da bar, essendo chiaro che l’emergenza numero uno oggi è quella legata alla difesa dell’Europa contro gli imperialisti russi, a maggior ragione se venisse a mancare l’impegno finanziario dell’America trumpiana. 

Conte tutto questo lo sa benissimo, ma sa anche che la sua demagogia funziona. E mette in difficoltà il Pd, tendergli trappole è il suo sport preferito. Elly Schlein la pensa in modo non troppo dissimile dall’avvocato, ma sa anche che una parte del suo partito non rinuncerà mai non solo all’impegno a favore delle armi alla Resistenza ucraina, ma in generale a quello di creare una difesa comune europea che come tale ha bisogno di ingenti investimenti. «Infatti se Conte mette nella piattaforma lo slogan del no alle spese militari noi non andiamo», dice Alfieri, la stessa posizione di Italia viva, Azione e Più Europa, la prima, con Riccardo Magi, a sentire puzza di bruciato:«Se è una piazza per dire no al sostegno a Kyjiv, e quindi sì alla politica imperialista di Putin, noi non ci saremo». 

Presa in mezzo, Schlein in due interviste, a Repubblica e a Domani, si è affidata a un discorso contorto che riportiamo per intero: «La difesa comune, attenzione, non è la corsa al riarmo dei singoli Stati a cui abbiamo assistito finora». E che cos’è? Risposta di Schlein: «Oggi, se si somma la spesa militare di tutti e ventisette i Paesi europei, si scopre che è più alta di quella della Cina e della Russia. Se ci mettiamo insieme, risparmiamo pure, condividendo investimenti e ricerca. Lo scenario internazionale è cambiato, l’Europa non può delegare ad altri la sicurezza del continente, tanto più dopo il disimpegno annunciato da Trump. Quindi la difesa comune è necessaria. A una condizione, però: che non si acceleri solo su questo, magari a scapito della spesa sociale». A dispetto, senza offesa, di questa supercazzola la questione è semplice: Conte e Alleanza verdi e sinistra dicono no secco alle spese militari, la segretaria del Pd dice un po’ no e un po’ sì (purché non si tocchi la spesa sociale). Non si può non essere chiari: sono tempi in cui l’ambiguità non paga.

Ma ormai sta venendo fuori con ancora più chiarezza del passato che il capo del Movimento 5 stelle ha non uno, ma due occhi di riguardo verso Mosca: tanto è vero che il Movimento (e la Lega: uno spettrale ritorno gialloverde) non ha preso posizione a fianco di Sergio Mattarella con la nettezza dovuta. Con questi presupposti la manifestazione unitaria è una chimera. A meno che Schlein non voglia rompere con un pezzo del suo partito e del mondo riformista, che non sembra una grande mossa strategica.

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