Partire in quarta Filippo Macchi: intervista fuori dalla pedana (di scherma), tra musica e sport

Una puntata speciale del podcast Linkiesta ETC in collaborazione con i ragazzi di Deer Waves che fanno critica di musica sincera, come non l’avete mai vista (e ascoltata). Questa puntata powered by Diadora è in compagnia di un campione olimpico, lo schermidore italiano Filippo Macchi, che tra musica trap, passione per il karaoke in romanesco sfodera un affondo degno della sua fama

Photo by LInkiesta ETC

Partire con slancio, ma anche con imprudenza. Appassionato di musica italiana: da Ultimo a Damiano David passando per la trap di Shiva e Sfera Ebbasta, Filippo Macchi racconta dei suoi primi concerti e del suo rapporto con la musica. «In gara ho la necessità di ascoltare canzoni emotive che mi danno emozioni forti, quindi non necessariamente canzoni che partono in quarta.  A volte mi è capitato di dovermi caricare fortissimo e la prima canzone che ti dico “It’s my life” di Bon Jovi. Sì, che subito parte già fortissimo e quindi mi dà la forza è vero però che non sempre, perchè io sono già molto carico di mio quindi a volte ho bisogno un po’ più di placarmi per non andare in overthinking».

Il suo approccio alla musica è stato altalenante, negli anni è cambiato e ha attraversato diverse fasi. Da un momento iniziale in cui le cuffiette erano un must have durante le trasferte per le gare a un periodo di silenzio. «Ho completamente eliminato la musica, non avevo mail le cuffiette, mai. Non sentivo più il bisogno di ascoltare la musica e ho smesso». Oggi invece ascolta musica durante il riscaldamento e gli assalti, quando ha bisogno di isolarsi e di concentrarsi solo su sé stesso, non considerare più nessuno.

Ogni gara per Filippo Macchi è stata connotata da una canzone diversa. «Durante la gara delle Olimpiadi c’era “Altrove” di Ultimo, il mio primo podio in coppa del mondo a Torino “L’isola delle rose”, di Blanco. Poi gli Europei che ho vinto con “Tanti cuori”, di Shiva. E poi c’è stato il mondiale a Milano, che non è andata benissimo, e c’era una canzone che avrò ascoltato trecentomila volte “90 SPECIAL”, l’album uscito di Drillionare e in featuring Sfera e Shiva».

Ma anche il racconto di come ha provato a superare la superstizione prima di una gara, andare oltre la routine. L’importanza del tempo, della misura, e della velocità. «Se c’è il tempo ma non la misura, allora il tempo non serve». Prima di partire per le Olimpiadi a Parigi «abbiamo fatto il karaoke a casa, Venditti, Baglioni, De Gregori. Le canzoni sono state “Notte prima degli esami” di Venditti, “Roma, Roma, Roma”, “Lella” de l’Orchestraccia, “Me ’so mbriacato” di Mannarino. Io di Baglioni non sono ferratissimo, tipo “Porta Portese”, “E tu”, canzoni del genere, tutte rigorosamente in romanesco».

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