
«Ho appena parlato con il presidente Donald Trump e il presidente Volodymyr Zelensky. Vogliamo una pace solida e duratura in Ucraina. A tal fine, la Russia deve porre fine alla sua aggressione e ciò deve essere accompagnato da garanzie di sicurezza forti e credibili per gli ucraini. Altrimenti si rischia di veder finire questo cessate il fuoco come gli accordi di Minsk». Il presidente francese Emmanuel Macron lo ha scritto a tarda notte su X dopo il vertice di Parigi sull’Ucraina convocato d’urgenza e conclusosi senza un’intesa. Anche per via della posizione della premier italiana Giorgia Meloni, alla testa dei Paesi che hanno espresso un’opinione contraria sull’invio di soldati a Kyjiv.
Insieme a Meloni, all’incontro di Parigi hanno partecipato presidenti e primi ministri di Germania, Polonia, Danimarca, Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi. Sono intervenuti anche la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, quello del Consiglio Europeo António Costa e il segretario generale della Nato, Mark Rutte.
Prima dell’inizio dell’incontro, Macron ha avuto un colloquio telefonico di una ventina di minuti con Trump, un segnale di mano tesa e di volontà di collaborazione.
La presidente del Consiglio italiana, arrivata con un’ora di ritardo a vertice già iniziato, ha manifestato molte perplessità nei confronti dell’incontro, soprattutto per l’esclusione di molti paesi dell’Unione europea. Tra questi, in particolare quelli baltici, confinanti con la Russia, e quindi maggiormente interessati a quello che accade a Mosca. Meloni avrebbe voluto invece un Consiglio europeo straordinario dei 27 e aveva anche proposto di coinvolgere nei colloqui gli Stati Uniti di Donald Trump. Che però nel frattempo, a Riad, in Arabia Saudita, oggi incontreranno una delegazione russa senza la partecipazione dell’Ucraina o di rappresentanti dell’Unione europea.
Al tavolo del vertice, Meloni ha richiamato all’unità europea. Il ragionamento è: «Questa guerra l’abbiamo pagata tutti, tutta la Ue ha dato contributi decisivi militari e finanziari, un motivo in più per non dividersi e per trovare e mantenere una posizione comune». La questione centrale, per la premier italiana, resta quella delle garanzie di sicurezza. Ogni negoziato, ogni eventuale trattato di pace, dovrà includere garanzie che siano un deterrente vero ed efficace perché il conflitto non si ripeta, perché l’Ucraina non si ritrovi un domani a doversi difendere per l’ennesima volta. Senza garanzie forti, non ci può essere nessun vero negoziato di pace.
Ma il vero punto di attrito rispetto agli altri leader europei è sull’invio dei soldati in Ucraina. Londra si è già detta pronta a inviare proprie truppe sotto l’egida di una missione internazionale. Ma l’Italia, con i tedeschi, i polacchi e gli spagnoli, ha sostenuto che l’ipotesi di un dispiegamento di soldati europei in Ucraina sarebbe «la più complessa e forse la meno efficace». Per la premier, invece, andrebbero «esplorate altre strade». Tra queste, quella di estendere l’articolo 5 del trattato della Nato a Kyjiv, senza però portarla dentro l’Alleanza Atlantica.
Il tutto, agendo in coordinamento con gli Stati Uniti di Donald Trump. Secondo Meloni «gli Stati Uniti lavorano alla pace in Ucraina e noi dobbiamo fare la nostra parte». La premier ha difeso pure il discorso di Monaco di JD Vance, rivendicando di «condividere il senso delle sue parole». Per Meloni, insomma, qualsiasi forma di garanzia che escluda gli Stati Uniti non va bene. «Questo non è un vertice contro Trump e non deve esserlo», ha detto Meloni. «In primo luogo non dobbiamo chiederci cosa gli americani possono fare per noi, ma cosa noi dobbiamo fare per noi stessi».
Il ragionamento di Meloni è questo: non c’è per forza di cose un contrasto fra le prime mosse di Trump e il ruolo della Ue, gli Stati Uniti lavorano per giungere a una pace in Ucraina e noi dobbiamo fare la nostra parte.
Altro tema divisivo è stato l’aumento di spesa per la difesa, anche se l’ipotesi di un finanziamento congiunto sta guadagnando popolarità e nuove misure di finanziamento potrebbero essere presentate già al prossimo vertice del 20-21 marzo. Il premier polacco Donald Tusk, in particolare, ha chiesto agli altri leader di aumentare le spese per evitare uno scontro con gli Stati Uniti.