Porte aperteL’Ue vuole fermare la bolla immobiliare per risolvere la crisi abitativa del ceto medio

I prezzi delle abitazioni sono aumentati del cinquantadue per cento dal 2010, portando a oltre un milione di persone senza dimora in Europa. E anche in Italia ci sono oltre nove milioni e mezzo di dimore non occupate

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L’Unione europea sta attraversando una grave emergenza abitativa a causa di un mercato immobiliare sempre più fuori controllo. Secondo i dati Ocse, dal 2010 a oggi i prezzi delle case in Europa sono aumentati in media del cinquantadue percento e quelli degli affitti del venticinque percento. La Federazione europea delle organizzazioni nazionali che lavorano con i senzatetto (Feantsa), ha stimato in circa 1,3 milioni le persone senza dimora. Il paradosso è che questa situazione si è delineata in anni in cui diversi dei Paesi del blocco (tra cui l’Italia) hanno visto diminuire la propria popolazione.

Le case in realtà non mancherebbero. Il punto è che il mercato dell’edilizia residenziale non segue più solo i trend demografici delle città. La casa, anche grazie a politiche fiscali incentivanti, viene sempre di più vista come un investimento che come un bene primario. Secondo il rapporto Ance (Associazione nazionale costruzioni edili) solo in Italia ci sono oltre nove milioni e mezzo di abitazioni non occupate a fronte di un numero molto simile di famiglie che non riescono ad acquistare casa. In Europa la situazione non è molto diversa anche se a causa dell’eterogeneità dei contesti urbani è difficile trovare una chiave lettura comune. Sebbene ci sia una tendenza generale alla polarizzazione, con una quota sempre maggiore della popolazione che si concentra nei grandi centri, il crescente costo delle case (e degli affitti) rischia di allontanare dalle città non solo le fasce di popolazione più fragili ma anche il ceto medio.

Il tema è diventato prioritario anche a livello europeo e per questo la nuova Commissione ha annunciato un ambizioso piano per l’emergenza abitativa. Ursula von der Leyen ha istituito un nuovo portafoglio ad hoc dedicato alle politiche abitative che è stato assegnato al danese Dan Jørgensen, espressione dei Socialisti. L’obiettivo di Palazzo Berlaymont è sviluppare un piano europeo per la casa accessibile attraverso la creazione di unità immobiliari a prezzi sostenibili per le famiglie a basso reddito. Serviranno riforme e un enorme piano di investimenti coordinato da Bruxelles.

La Commissione ha individuato una serie di strumenti finanziari e normativi dai quali partire come le garanzie del programma InvestEU dedicate ai fondi per il social housing o come la creazione di una piattaforma di investimento pubblico-privata gestita dalla Bei (Banca europea degli Investimenti) che favorisca investimenti nella costruzione di alloggi accessibili. A queste due misure si dovrebbe aggiungere l’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato per consentire interventi pubblici a sostegno all’edilizia abitativa.

Anche il Parlamento europeo parteciperà alla stesura del nuovo piano. Da qualche settimana è infatti stata istituita la Commissione speciale sulla crisi degli alloggi nell’Unione europea (Hous), con l’obiettivo di mappare entro dodici mesi le esigenze abitative provando a suggerire soluzioni per alloggi dignitosi, sostenibili e a prezzi accessibili. A presiedere la commissione Hous sarà l’eurodeputata del Partito democratico Irene Tinagli che ha spiegato a Linkiesta come si svilupperà l’attività: «l’obiettivo principale sarà quello di produrre una relazione quanto più completa possibile per cercare di fornire alla Commissione europea una base utile a redigere un piano per la casa accessibile. Non si può continuare a far finta di niente, le conseguenze economiche e sociali dell’emergenza abitativa stanno avendo ricadute sia sulle fasce deboli che sul ceto medio».

Una crisi che però è figlia di cause molto diverse tra loro, anche all’interno dello stesso Paese: «Si pensi all’Italia, —prosegue Tinagli— dove la situazione di Milano è diversa dalle altre. La città non riesce più a trattenere i lavoratori a basso reddito a causa dell’alto costo delle case e degli affitti, andando ad acuire in questo modo il problema dell’assenza di manodopera. Ci sono anche Paesi in cui le difficoltà sono state causate da misure non direttamente collegate alle politiche per la casa. Come in Portogallo, dove le agevolazioni fiscali per attrarre i pensionati dai Paesi europei più ricchi hanno finito per alterare anche il mercato immobiliare».

La relazione finale della commissione Hous dovrà evidenziare le buone pratiche introdotte dai Paesi membri e identificare le barriere normative e finanziarie che limitano la disponibilità di alloggi accessibili. «Dovremo partire dagli esempi virtuosi dei Paesi in cui le misure per combattere questa crisi stanno funzionando» spttolinea Tinagli. «Poi però servirà un approccio europeo e in questo senso una delle proposte attenzionate è sicuramente quella degli aiuti di Stato.

Allentare le restrizioni relative agli aiuti per permettere ai Paesi di allargare la platea di beneficiari dell’edilizia pubblica potrebbe essere un elemento importante, anche se da solo non sufficiente. Se prendiamo i Paesi con un debito alto come l’Italia, ad esempio, non sarebbe risolutivo perché il problema è il margine di spesa. E allora servono anche strumenti diversi come la piattaforma della Bei che cattalizzino gli investimenti pubblici e privati e garantire prestiti agevolati destinati all’edilizia sociale. Ormai non è più un tema che coinvolge solo le fasce più povere della popolazione e se non si interviene in fretta la platea rischia di allargarsi ulteriormente» conclude l’eurodeputata

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