Nel popolare quartiere romano del Quarticciolo i poliziotti devono stare attenti. Circolano gruppi di immigrati nordafricani che in questi giorni hanno preso a circondare le volanti della polizia con fare minaccioso. Una, due, tre volte. Alla fine ovviamente hanno prevalso le forze dell’ordine, e ci mancherebbe, però questi fatti confermano che a Roma c’è un problema. E certo non solo a Roma. Ma in tutte le grandi città. Può ripeterlo quanto vuole la sinistra il mantra dell’accoglienza e dell’integrazione: tutto giusto, intendiamoci, ma i vecchi slogan non reggono più.
Diciamo una semplice verità: la famosa gente, le persone normali, i lavoratori sono stanchi di tornare la sera a casa in un territorio di cui lo Stato ha perso il controllo, dove si spaccia, si delinque, si minaccia. Sono anni che su questo la destra fa sfracelli dialettici, perché poi la ricetta non ce l’ha nemmeno lei, e tuttavia la percezione comune è che almeno fa la faccia feroce laddove la sinistra balbetta.
Ora siamo entrati nella fase della deportation, termine che al di là dell’esattezza della traduzione evoca la durezza della risposta al problema, e se Donald Trump o Matteo Salvini incarnano una ricetta, la sinistra democratica che dice? Non parliamo poi della sinistra radicale che è sempre ferma al sociologismo per il quale alla fine il problema è lo sfruttamento capitalistico, l’assenza di welfare, l’emarginazione sociale degli immigrati.
Fabrizio Barca su Domani ha rilanciato questi presupposti ideologici, però anche con una serie di proposte concrete, in polemica con Walter Veltroni che sul Corriere della Sera aveva messo nero su bianco una sua convinzione (non dissimile da quella esposta da Paolo Gentiloni al recente convegno di Orvieto). Aveva scritto Veltroni: «Non ci si rifugi dietro il paravento di soluzioni delegate alla “futura umanità”. Il tema della sicurezza personale dei cittadini non è rinviabile con formule sociologiche. È qui, è oggi. Non è accettabile che in tutto il Paese proliferino zone, quartieri, strade off limits, sotto il controllo di organizzazioni di spacciatori, di camorristi, di bande di ragazzi senza identità e speranze».
È propagandistico bollare queste opinioni come affini alle politiche puramente e solamente securitarie della destra. Timidamente forse anche il Partito democratico di Elly Schlein, sempre molto prudente su questo terreno, sta capendo che alla fine della fiera c’è un problema che non è solo sociale ma di ordine pubblico che va affrontato con gli strumenti dell’ordine pubblico a cominciare da un utilizzo più massiccio, ma molto più massiccio, delle forze dell’ordine sul territorio (non aveva torto Silvio Berlusconi con l’idea del poliziotto di quartiere, salvo che poi in vent’anni di governo non fece niente), con l’illuminazione dei quartieri, con un piano capillare di videosorveglianza come propone il sindaco Napoli Gaetano Manfredi. In una riunione al Nazareno di qualche giorno fa, con numerosi sindaci, la segretaria del Pd ha ascoltato le grida di dolore dei primi cittadini. E forse c’è speranza che Elly Schlein, più che Fabrizio Barca, segua Keir Starmer. Forse.