
La petroliera Seajewel, partita dall’Algeria e arrivata a Savona venerdì scorso, è stata danneggiata dopo una doppia esplosione che ha causato una falla lunga oltre un metro su un fianco dell’imbarcazione battente bandiera maltese. È avvenuto mentre erano in corso le operazioni di scarico del greggio. Nessuno è rimasto ferito, né sembra ci siano pericoli di sversamento di greggio in mare.
Sulla vicenda sta indagando la procura di Savona, che ha aperto un fascicolo senza ipotizzare reati e senza indagati. «L’esplosione c’è stata, vogliamo ora capire la causa che l’ha determinata», ha spiegato il procuratore di Savona, Ubaldo Pelosi. «Possono essere legate alle operazioni di scarico del petrolio ma possono essere anche altre». Potrebbe trattarsi di un ordigno e non è escluso che si sia trattato di un residuato bellico.
Ma la Seajewel, salpata dall’Algeria, non è una una petroliera qualunque. In base a quanto aveva scritto l’Ukrainska Pravda, la Seajewel farebbe parte delle navi della «flotta ombra» di Mosca, che utilizza petroliere fatiscenti per aggirare le sanzioni e trasportare petrolio russo in Europa. Negli ultimi anni, l’imbarcazione avrebbe raggiunto almeno tre volte il porto russo di Novorossijsk, per poi spostarsi in Turchia e da lì ripartire verso porti europei. Dall’inchiesta tra l’altro è nata un’indagine della Procura antifrode europea, che a disposizione ha anche una foto dell’imbarcazione mentre attracca nel porto di Costanza, in Romania.
La Capitaneria di porto prosegue nelle operazioni a pochi chilometri dalla costa. I sommozzatori sono al lavoro e la nave non rischia alcun affondamento. L’ipotesi è che a causare l’esplosione sia stato un ordigno: le lamiere sono piegate verso l’interno, e nell’area circostante c’è stata una moria di pesci. Il sospetto è che sia stata un’azione di sabotaggio o, ancor peggio un atto terroristico. La procura di Savona ha informato la direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova.