Se c’è una caratteristica che il Festival di Sanremo ha sempre avuto è quella di essere stato, dai suoi esordi, un affare popolare, una fotografia stropicciata a colori dell’italianità, con le sue sfumature e le sue macchiette. Nel tempo le cose, è vero, sono un po’ cambiate e Amadeus ha avuto, negli ultimi anni, la capacità di riportare il Festival nel cuore di quella cultura popolare mainstream, ma soprattutto nelle corde e nella voce delle giovani generazioni, che un po’ avevano perso l’amore per il festival della canzone italiana, a tratti a volte troppo distante dal substrato vivo e nuovo del pensare pop. E Carlo Conti, almeno per ora, sta dimostrando di voler proseguire su quella strada. Ora Sanremo è ritornato ad avere il posto d’onore che si merita e ha di nuovo un appeal che fa presa davvero su tutti.
In questa metamorfosi ci sono tanti elementi che si sono incrociati e hanno dato vita a un prodotto diverso dal solito, ma che si riflette nell’Italia di oggi. E, soprattutto, hanno reso il Festival attraente per le aziende, che non hanno trovato solo delle possibilità di sponsorizzazione classica (per intenderci e dirla in modo tecnico, quella che è la pubblicità tabellare, fatta di spot televisivi durante le pause), ma sono riuscite a crearsi degli spazi per comunicare con il pubblico in modo diverso e interattivo. C’è stata, infatti, la capacità di capire che il marketing poteva essere utilizzato in maniera differente dal solito, diventando parte integrale dei contenuti sanremesi e in grado di interagire al massimo della potenza con il pubblico che ruota nella città durante la settimana del Festival. E da qualche anno a questa parte anche i brand del mondo cibo e vino hanno compreso l’enorme potenzialità dell’esposizione mediatica della kermesse musicale. In fondo, cibo e musica hanno entrambi quell’anima di condivisione ed emotività, che riesce a legare le persone e spingerle verso una comunicazione diretta e sincera. E così, molti artisti hanno deciso di far uscire le proprie canzoni fuori dal palco dell’Ariston per farle vivere negli spazi della città ligure, in connessione con la gente, con quelle persone che si muovono al di fuori degli ambienti privilegiati del quadrilatero dei pass, come potremmo definirlo, dove entrano solo coloro che al collo pavoneggiano gli status symbol dell’appartenenza alla stampa, agli sponsor e alle produzioni. Fuori c’è un mondo, appassionato e divertito, con cui gli artisti hanno deciso di entrare in contatto.
E allora, Sarah Toscano per la sua prima volta al Festival sceglie come suo quartier generale la Gelateria Amarcord (titolo anche della sua canzone) in piazza Colombo, dove la sera il maxi schermo trasmette la serata televisiva. Una gelateria particolare: ogni gusto è dedicato ai compagni di Ariston della cantante. C’è la fragola di Achille Lauro, il pistacchio di Giorgia (un grande classico come la sua canzone), e c’è quello dedicato alla canzone della Toscana, che è anche il più venduto: pistacchio, cioccolato bianco e lampone. La gelateria rimarrà aperta in questa versione per tutta la settimana, poi ritornerà ad essere Lollipop, regno di Fabrizio e Mirko Di Giorgio, che si sono prestati per quest’anno alla creatività della cantante e hanno creato i gusti speciali dedicati alle personalità dei vari cantanti in gara.
Tony Effe, che ha aperto anche il Tony’s Club, si è unito invece a Ruben Bondì, tra gli chef più famosi di Instagram, per un chiosco di street food, Damme Da Magnà, in Corso Imperatrice 37, che porta a Sanremo la cucina romana casereccia, all’insegna di una crasi che vuole celebrare il motto dello chef (i suoi video iniziano sempre con un «Ao’ che te voi magnà?») e il titolo della canzone con cui il rapper partecipa al Festival, «Damme ‘na mano».
Anche Rose Villain ha deciso di optare per un luogo di ritrovo dedicato alla convivialità, con il Villain Cafè, in via Carli: per caffè e cappuccini che, per l’inaugurazione, sono stati serviti direttamente dall’artista. Lei, inoltre, è anche legata al brand di latti vegetali Alpro. Achille Lauro lancia invece R.M Confidential, con incontri per parlare di musica e degustare i cocktail preferiti dal cantante.
Non solo fuori dall’aerea, ma anche al suo interno. Il mondo dell’agroalimentare, con i suoi annessi e connessi, vive anche all’interno degli ambienti dedicati a chi Sanremo lo vive per lavoro. Per il secondo anno di fila, Coca Cola ha creato Casa Coca Cola, che si veste, per quanto riguarda il cibo, del suo abbinamento più classico: la pizza. Il ristorante di Casa Sanremo, invece, quest’anno anno (dopo un periodo di gestione della Regione Sardegna) è nelle mani del Gambero Rosso, che porta nella città dei fiori il cibo dei suoi chef, insieme agli show cooking di Giorgio Barchiesi (Giorgione), Cristiano Tomei, Fabrizio Nonis e Marco Brioschi, chef resident di Gambero Rosso Academy e con i consigli enologici di Giuseppe Carrus, curatore della Guida Vini.
Tra gli ingredienti chiave degli ultimi festival, però, ce n’è uno tutto italiano: il Fantasanremo. Al Bel Paese, si sa, piace scommettere. Che sia su una partita di calcio o su una canzone, il discorso cambia poco. «Da una “roba tra amici”, nata nel 2020 , oggi è una realtà strutturata nel settore del gaming, che serve tante realtà aziendali, e che per il Festival ha all’attivo più di cinque milioni di squadre iscritte, pronte a puntare sul cantante preferito» – ci racconta Francesco Rellini, co-founder e Head of Business di Wonty Media, l’agenzia che rappresenta in esclusiva il Fantasanremo. I brand hanno compreso il potenziale e sul palco dell’Ariston i cantanti si prestano a quelle che sono le azioni da fare per aggiungere o sottrarre punteggi ai partecipanti. Negli anni le aziende di settore che hanno deciso di investire in Fantasanremo sono state tante: Philadelphia, il Consorzio del Prosecco Doc, Garofalo e Lavazza, tra le altre, che alterna i suoi marchi in base a quelli che sono gli obiettivi del gruppo (quest’anno si tratta di A Modo Mio, che per arrivare alla fine del Festival serve, e tanto). Per questo Festival, ad esempio, è il comunicare l’eccellenza del prodotto. Per questo il bonus malus legato agli artisti è la standing ovation dell’orchestra di Sanremo, che di solito si alza in piedi in applauso quando suona e ascolta una canzone perfetta sotto ogni punto di vista: tecnico ed emotivo. Insomma, è proprio il caso di dirlo: Sanremo è davvero per tutti i gusti. E tutti i palati.

