«Si scuserà con Zelensky per averlo definito un dittatore?», ha chiesto un giornalista a Donald Trump durante la conferenza stampa successiva all’incontro avvenuto ieri, giovedì 27 febbraio, con il primo ministro britannico Keir Starmer allo Studio Ovale. «Ho detto una cosa del genere? Non ci posso credere di averlo detto. Prossima domanda», ha risposto il presidente statunitense.
Poco dopo, Trump ha aggiustato il tiro («ho molto rispetto per Zelensky»), annunciando un «colloquio» a Washington con il presidente ucraino il giorno seguente (dunque oggi, venerdì 28 febbraio) alle 17 ora italiana. Potrebbe essere la volta buona per la firma dell’accordo economico sulle risorse minerarie ucraine, che secondo Trump sarà «una garanzia di sicurezza per Kyjiv», dunque non un mero risarcimento per gli aiuti militari ricevuti dall’Ucraina in questi tre anni di guerra. Stando alle bozze circolate, l’accordo prevede l’apertura di un fondo a cui Kyjiv contribuirà con il cinquanta per cento degli introiti dello sfruttamento delle risorse minerarie di proprietà dello Stato.
Passando oltre, Keir Starmer ha commentato con soddisfazione l’incontro con Trump alla Casa Bianca. «Il legame tra Regno Unito e Stati Uniti non potrebbe essere più forte. Grazie per la vostra ospitalità», ha scritto su X. Non a caso, il leader repubblicano ha lasciato intendere che il Regno Unito potrebbe essere esentato (del tutto o in parte) dai dazi del venticinque per cento destinati a colpire l’Unione europea. Dazi a cui Bruxelles, stando alle dichiarazioni rilasciate da Valdis Dombrovskis (commissario agli Affari economici dell’Ue) a Repubblica, vuole «reagire in modo fermo e proporzionato con dei contro-dazi quando sarà necessario».
Trump ha poi definito Starmer un «negoziatore molto duro», sostenendo la necessità di «fare un accordo di pace prima di inviare le forze di peacekeeping in Ucraina». Durante l’incontro, infatti, il primo ministro britannico ha spesso ribadito la volontà del Regno Unito di inviare truppe in Ucraina sotto forma di missione di peacekeeping, chiedendo – senza successo – un maggiore impegno militare da parte di Washington per proteggere l’Ucraina. In conferenza stampa, Starmer ha usato il termine «boots on the ground» per sottolineare la sua posizione sul dispiegamento di un esercito neutrale in Ucraina per prevenire la violazione degli accordi di pace.
«Siamo determinati a lavorare insieme per arrivare a un buon accordo. Abbiamo discusso un piano per raggiungere una pace che sia giusta e duratura, e che sia abbastanza solida da impedire a Putin di tornare. Io credo che il Regno Unito sia pronto per portare il suo esercito come supporto per lavorare insieme agli alleati, perché questo è l’unico modo per rendere duratura la pace», ha aggiunto il primo ministro britannico.
Alla domanda se gli Stati Uniti siano pronti a intervenire in caso di un attacco ai britannici, Trump ha risposto: «I britannici sono soldati straordinari, non hanno bisogno di aiuto, ma se dovessero averne, sarò sempre al loro fianco». Il presidente statunitense ha poi detto che «il disastro in Ucraina mostra perché è così importante che il Regno Unito e altri partner Nato facciano grandi investimenti nelle loro capacità di difesa».