Tempi moderniL’eterna lezione di Machiavelli che l’Ue deve imparare in fretta

Il politico fiorentino spiegò nel Principe che spesso la fortuna aiuta chi osa e penalizza chi esita. La politica moderna sembra confermare questa regola: mentre gli Stati impetuosi avanzano, l’Unione europea attende. Ma se non vuole essere travolta dalle crisi deve smettere di limitarsi a regolare e iniziare a decidere

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Niccolò Machiavelli scrive nel “Principe” che la fortuna, in politica, viene sfidata dagli uomini «respettivi», ovvero cauti, prudenti, oppure dagli uomini «impetuosi», audaci, rapidi nell’agire. Entrambi possono avere, nel loro momento, la carta vincente, anche se generalmente la fortuna, che è «arbitra della metà delle azioni nostre», preferisce l’uomo impetuoso. Tempi diversi richiedono uomini diversi. Steve Bannon dice che i Democratici in America non reagiscono alla vorticosa iniziativa politica di Trump perché sono «pigri». Al netto del suo sarcasmo verso l’élite progressista, nella sua osservazione c’è qualcosa di vero, ma è Machiavelli a dirci che cosa: la parola non è «pigri», bensì «respettivi», ovvero temporeggianti, accorti a minimizzare i rischi.

Avranno le loro ragioni, conoscono il loro paese, forse preferiscono agire come Quinto Massimo, detto il Temporeggiatore, del celebre esempio di Machiavelli. In generale, però, i «rispettosi» oggi sembrano pigri perché sono fuori tempo. Andavano bene prima della rivoluzione autolesionista di Trump, quando a muovere il mondo erano i trattati e le leggi internazionali. Oggi i tempi sono cambiati, anche se non è vero che Trump inauguri chissà quale nuova epoca, figuriamoci! Il mondo creato in passato è più forte di Trump.

In ogni caso, per quello che ci riguarda, il ritorno al passato ha spiazzato l’Unione europea. L’Ue è nata e cresciuta in tempi di pace e d’ordine, nei quali essere rispettivi era la virtù politica vincente. È la virtù delle burocrazie, delle leggi, del commercio ordinato, degli uomini pazienti, poco disponibili alle fughe in avanti.

Mario Draghi invita adesso, invece, la Ue ad «agire come un solo Stato». Deve agire per difendere la sua stessa esistenza. E che sia  sotto attacco, gli impetuosi dell’antropologia politica machiavelliana l’avevano intuito da tempo. I rispettivi invece sono sempre rimasti increduli e prudenti: sono troppo legati alla ripetitività del passato, e a volte neanche comprendono che cosa devono difendere, tanto gli sembra naturale che il mondo debba andare come, a loro memoria, è sempre andato. L’impetuoso, invece, ha fiuto, e oggi non è sorpreso. Sa bene che se fosse vero che l’Unione europea è inutile e insignificante, non sarebbe da anni sotto attacco.

Sì, l’Ue è una grande potenza, in realtà: una grande potenza commerciale, che impone standard commerciali che diventano di fatto globali. Lo spiega molto bene Anu Bradford in un libro che è utile per capire quello che cosa succede: “The Brussels Effect”. Il mercato europeo è talmente grande, ricco e sofisticato chele imprese di tutto il mondo devono conformarsi alle normative europee, se vogliono vendere i prodotti in Europa. Devono ad esempio togliere i coloranti cancerogeni dai prodotti che vendono nel mondo, se vogliono vendere in Europa.

L’Unione europea, inoltre, piace. Anche gli inglesi adesso ne hanno nostalgia. Il problema è, però, che attrae tanti paesi che la Russia vorrebbe avere nella sua area di influenza, come dimostrano le bandiere nelle oceaniche manifestazioni di piazza della Georgia e dell’Ucraina. Il potere d’attrazione della Unione europea è pacifico, è fatto di trattati e di leggi, di convenienze reciproche. Però questo è anche il suo punto debole, perché si è illusa che le leggi bastassero. Ma i tempi sono cambiati e un potere così grande non può essere solo rispettivo.

L’Unione deve scoprirsi impetuosa e decisa: più Friedrich Merz e Mario Draghi che Olaf Scholz. Gli elettori, come la Fortuna di Machiavelli, preferiscono del resto l’impetuoso al rispettivo. Forse è il segreto banale della vittoria di Trump.

Il rispettoso si chiede se l’iniziativa politica dei singoli Stati non sia in contraddizione con l’agire di concerto con gli altri Stati Unione Europea. Ed è pronto a vedere  il decesso dell’Unione, se gli Stati agiscono. Ma perché, in ultima analisi? L’Ue è un esperimento istituzionale del tutto inedito. Se questo mette in difficoltà il rispettivo, che non ha un modello su cui basarsi, non turba l’impetuoso a cui va bene creare qualcosa di nuovo, qualcosa che non si era mai visto prima.

Le nazioni europee sono sempre state il motore propulsivo dell’Unione: non sono (solo) un limite, come dicono gli scettici, sono anche la vita dell’Ue. E per i sovranisti che credono che l’Unione cancelli l’identità nazionale, va detto che è vero l’esatto contrario: sono le nazioni piccole e sole che sbiadiscono, mentre gli europei hanno mantenuto i loro colori. Gli Stati possono andare avanti, e aprire la volata per gli altri. L’accordo di Schengen è un esempio: è stato inizialmente istituito da un gruppo limitato di paesi. Lo stesso vale per l’euro. Non bisogna chiedersi che cosa deve essere l’Unione utilizzando i modelli politici del passato.  L’Ue si definirà nell’azione, come è sempre stato per i grandi cambiamenti istituzionali e storici.

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