Youtrend per LinkiestaTre italiani su quattro pensano che sia prioritario investire in sicurezza e difesa

La ricerca commissionata dal nostro giornale evidenzia che il settantatré per cento degli italiani è favorevole nell’aumentare le spese da destinare alla sicurezza e per il sessantanove per cento vuole un esercito comune europeo

LaPresse

I partiti in Italia parlano poco e male di difesa e sicurezza globale, per paura di scontentare mondi e di cadere nella trappola populista per cui i soldi per difendersi dalle minacce esterne sono soldi sottratti alla spesa sociale e alla previdenza degli italiani. Il settantatré per cento del campione intervistato si è detto favorevole all’incremento della spesa pubblica da destinare alla sicurezza e alla difesa, il sessantanove per cento poi si è detto d’accordo alla creazione di un esercito comune europeo. 

Youtrend per Linkiesta

Molto interessante notare la convergenza degli elettorati del Partito Democratico e di Fratelli d’Italia, che sposano rispettivamente con l’ottantatré per cento e il settantaquattro per cento l’idea dell’esercito comune. Gli elettori di Forza Italia sono i più convinti con l’ottantacinque per cento dei consensi e quelli del Movimento Cinque Stelle i più scettici, col cinquantuno per cento. Lega e Alleanza Verdi e Sinistra registrano il sessantuno per cento e il cinquantanove per cento di approvazione. 

Nel sondaggio Youtrend come ci spiega Martina Carone, manager della agenzia, «manca un condizionamento forte da parte dei partiti e quindi le risposte sono libere e non inglobate in uno schema di appartenenza». Per Giovanni Diamanti, fondatore di Youtrend, il sondaggio è anche una reazione «ai nuovi assetti globali, con l’elettorato progressista che si sta adattando ai tempi nuovi. La difesa rimane un tema caro ai conservatori ma la ri-emersione di un’egemonia di destra a livello globale preoccupa l’elettorato progressista, che si attrezza adattando alcune posizioni».

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Proprio nel giorno in cui gli Stati Uniti di Donald Trump annunciano un cambio di rotta nel conflitto ucraino, questi dati assumono una valenza maggiore, facendo riemergere come spiega Diamanti «un valore molto sentito nell’elettorato democratico: l’europeismo. Complessivamente la linea di frattura non mi sembra solo tra militarismo e anti-militarismo, ma anche tra europeismo e antieuropeismo». Martina Carone aggiunge che «la sinistra radicale ha sempre avuto un approccio anti-esercito europeo, il Movimento 5 stelle si e invece posizionato su una linea antibellicista: quando si sente parlare di esercito c’è quindi più scetticismo. Questo costringe il Partito democratico a fare i conti con gli alleati “naturali”, mostrando le complessità del progetto che sottostà al cosiddetto campo largo». 

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L’esercito europeo convince più gli anziani dei giovani. Il cinquantanove per cento su un campione compreso tra i diciotto e i trentaquattro anni si dice favorevole; sale la percentuale al sessantasei per cento per la fascia d’età tra i trentacinque e i cinquantaquattro anni e arriva fino al settantacinque per cento per gli over cinquantacinque. «Il dislivello anagrafico – sostiene Carone – si vede in molti sondaggi che indagano temi non prettamente politici: sui diritti civili c’è ad esempio una grande distinzione tra le fasce più giovani e quelle più anziane; questo dislivello potrebbe essere dovuto a una tendenza maggiore, nella fascia più giovane, ad avere ostilità a quello che potrebbe sembrare un progetto più bellicista». Insomma l’elettorato italiano sembra più consapevole della classe politica sull’esigenza di nuovi strumenti per affrontare le sfide di uno scenario internazionale in mutazione. 

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«Questi dati ci dicono che l’attualità conta. Putin, Trump, la Cina – spiega Giovanni Diamanti – portano l’elettorato progressista a una sensibilità diversa sul tema. Io leggo una chiave europeista più che una chiave militarista in tutto questo. Il tema della difesa, e della difesa europea, nel mondo di oggi viene sentito come più urgente di un tempo. D’altronde, mi pare evidente che questa instabilità globale e le guerre degli ultimi anni abbiano instillato un sentimento di paura nella popolazione e una ricerca di risposte». 

Sondaggio svolto con metodologia Cawi tra il 4 e il 5 Febbraio 2025 su un campione di ottocentodieci intervistati rappresentativi della popolazione maggiorenne residente in Italia, indagate per quote di genere ed età incrociate, stratificate per titolo di studio e ripartizione Istat di residenza. Il margine d’errore è del +/- 3,5 per cento con un intervallo di confidenza del novantacinque per cento.

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