Gli investitori si rifugiano nella difesa. Mentre le big tech statunitensi stanno arrancando in Borsa, sotto i colpi della politica economica trumpiana, i titoli europei della difesa stanno sovraperformando nei principali indici europei e americani. Se le Magnifiche Sette, ovvero le MegaCap tecnologiche statunitensi Apple, Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla, nel 2024 sono state tra le migliori performer del mercato azionario globale, con un guadagno del sessantatré per cento, il 2025 ha messo invece in discussione il loro dominio. Da gennaio, il gruppo dei migliori titoli americani ha ceduto ceduto il tredici per cento, affossato soprattutto dal tracollo di Tesla di Elon Musk, che ha registrato un -38 per cento.
Dopo le scelte di Donald Trump di tagliare gli aiuti americani all’Ucraina e la presentazione del piano ReArm Europe da ottocento miliardi di euro, gli investitori sembrano essere andati alla ricerca di nuovi lidi, trovando sicurezze nell’industria della difesa europea.
La nuova fotografia emerge dall’analisi condotta della piattaforma di trading eToro, che ha creato lo “European Defense 7”, un paniere composto dalle sette aziende leader del settore della difesa in Europa: BAE, Rolls-Royce, Rheinmetall, Thales, Dassault Aviation, Safran e Leonardo.
Mettendone a confronto l’andamento con quello delle Magnifiche Sette statunitensi, l’analisi di eToro ha evidenziato come il gruppo delle leader della difesa del Vecchio Continente abbia battuto le rivali nelle performance da inizio anno, così come in quelle a dodici mesi, tre e cinque anni.
«Le posizioni dell’amministrazione Trump sulla strategia per l’Ucraina, così come il persistere delle tensioni geopolitiche, ha portato i leader europei a impegnarsi per aumentare le spese destinate alla difesa, mentre la Commissione europea ha presentato un piano di riarmo», spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro. «Ciò ha dato un forte impulso al comparto della difesa europeo, dando il segnale di un cambio di equilibri storici».
All’interno del paniere European Defence 7, la tedesca Rheinmetall ha mostrato la crescita più impressionante, con il suo valore che si è moltiplicato per oltre ventiquattro volte negli ultimi cinque anni e facendo segnare un’impennata del 123 per cento da inizio anno.
Se Rheinmetall è stata la superstar del settore difesa, Leonardo non è certo rimasta nelle retrovie con un +82 per cento. Con il titolo ai massimi storici, maglia rosa tra i titoli del Ftse Mib in termini di performance di questo 2025, l’azienda ha superato da inizio anno big come Stm, Poste Italiane, Tenaris e Prysmian. Dietro questo rally, ci sono anche le partnership strategiche: oltre all’alleanza già consolidata con Rheinmetall, anche il recente accordo con il gruppo turco Baykar, leader nei droni militari, confermano Leonardo come un player sempre più integrato negli scenari geopolitici. La società è poi in trattative avanzate anche per una nuova joint venture nel settore aerostrutture, potenziale nuovo catalizzatore per il titolo, con uno sguardo sempre sulla divisione difesa di Iveco.
Anche Thales brilla nel firmamento della difesa europea. Il titolo ha guadagnato l’ottanta per cento da inizio 2025, dominando il CAC 40 e consolidandosi come uno tra i protagonisti del settore. Thales ha siglato già un accordo con l’Ukrainian Defence Industry (Udi) per una joint venture dedicata a difesa aerea, radar, guerra elettronica e comunicazioni tattiche. Sul fronte mediorientale, si segnala anche la partnership con Edge negli Emirati Arabi Uniti e in India l’intesa con Bharat Dynamics Ltd, che rafforza la capacità di fornitura di sistemi di difesa aerea portatili. Senza dimenticare la collaborazione con Safran.AI, che spinge Thales verso l’intelligenza artificiale applicata alla difesa, con un focus su capacità avanzate di analisi delle immagini.
«Se allarghiamo lo sguardo, vediamo che tutte le principali aziende della difesa europea si trovano in territorio ipercomprato», continua Gabriel Debach. «Questo non significa necessariamente che il trend sia destinato a invertirsi, ma rende certamente il settore più vulnerabile a eventuali delusioni o ritardi nei programmi di spesa. Gli investitori dovrebbero tenere d’occhio se questi piani e impegni si concretizzeranno in finanziamenti e spese concrete nei prossimi mesi».