«America is back»Il (non) discorso sullo Stato dell’Unione di Donald Trump

Il presidente degli Stati Uniti ha parlato per oltre cento minuti al Congresso ribadendo la sua visione di un’America chiusa e isolazionista. Dazi contro i rivali commerciali, stretta sull’immigrazione e tagli alla spesa pubblica

LaPresse

Il primo intervento di Donald Trump al Congresso dopo il suo ritorno alla Casa Bianca non è stato un discorso sullo Stato dell’Unione. Per una volta non è una questione di sostanza, ma di forma: i presidenti degli Stati Uniti appena insediati non pronunciano ufficialmente lo State of the Union address, ma il joint congressional address, ovvero il discorso a camere riunite (Senato e Camera dei deputati, il Congresso). Questo perché in questo caso non si tratta di un bilancio dell’anno trascorso, ma una promessa di ciò che farà, dopo solo sei settimane dallinsediamento. Anche Ronald Reagan, George H. W. Bush, Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama, Joe Biden e lo stesso Trump nel 2017 hanno seguito questa consuetudine nel primo anno del loro primo mandato.

Questa notte Trump ha pronunciato il più lungo della storia, oltre cento minuti, aprendolo con la solita frase a effetto: «America is back», tra gli applausi della maggioranza repubblicana e le proteste dei democratici, alcuni dei quali hanno abbandonato l’aula in segno di dissenso. «Sei settimane fa, ho proclamato l’alba di una nuova età dell’oro per l’America. Da allora, abbiamo compiuto più progressi di molte amministrazioni in quattro od otto anni. E siamo solo all’inizio».

Il presidente degli Stati Uniti ha toccato i temi chiave della sua agenda: dalla stretta sull’immigrazione all’imposizione di nuove tariffe doganali, fino alla promessa di un futuro di crescita economica e sicurezza nazionale. Il tono trionfalistico del presidente degli Stati Uniti è stato controbilanciato da un’atmosfera tesa, con il deputato democratico Al Green espulso dall’aula dopo aver interrotto il discorso e diversi colleghi che hanno mostrato cartelli di protesta con scritte come «No King» e «This is NOT Normal».

Uno dei punti centrali del discorso è stato l’annuncio di ulteriori dazi contro Cina, Canada e Messico a partire dal 2 aprile. «La Cina ci ha sfruttati per decenni, ma non più. Il Messico e il Canada non possono continuare a vivere alle nostre spalle. D’ora in poi, chi vorrà vendere ai cittadini americani dovrà pagare il giusto prezzo. Altri paesi ci impongono dazi da anni, ora è il nostro turno. Qualunque tariffa ci impongano, la imporremo anche noi». L’effetto immediato di queste politiche si è già visto nei mercati: il Nasdaq ha registrato un calo del nove per cento rispetto ai massimi storici di dicembre, mentre il Dow Jones ha perso oltre milletrecento punti in due giorni. 

Trump ha dedicato una parte significativa del suo intervento all’immigrazione, definendo la sua amministrazione come responsabile della «più grande operazione di espulsione della storia», facendo un chiaro riferimento alle politiche dell’era Eisenhower. «Non serviva nuova legislazione per fermare l’immigrazione clandestina, serviva solo un nuovo presidente. L’America non può più permettersi di essere il rifugio di criminali e trafficanti. Proteggeremo i nostri cittadini e difenderemo i nostri confini con ogni mezzo necessario». Il presidente degli Stati Uniti ha inoltre onorato Laken Riley, studentessa uccisa da un immigrato irregolare, e ha rivendicato l’approvazione del “Laken Riley Act”, che impone la detenzione per gli immigrati accusati di determinati crimini. Durante il discorso, ha mostrato l’ordine esecutivo firmato per rinominare un’area protetta in Texas in memoria di un’altra vittima di crimini legati all’immigrazione irregolare.

Uno dei momenti più controversi del discorso è stato l’annuncio della sospensione degli aiuti militari all’Ucraina. «L’America non può continuare a finanziare guerre senza fine», ha dichiarato Trump, confermando di aver ricevuto una lettera dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky in cui si dichiarava pronto a negoziare la pace. «Abbiamo ricevuto forti segnali dalla Russia che anche loro vogliono la pace».

Trump ha elogiato il proprietario di X Elon Musk e il Dipartimento per l’Efficienza Governativa (Doge), incaricato di ridurre la spesa pubblica e riorganizzare la macchina burocratica federale. «Abbiamo trovato centinaia di miliardi di dollari di sprechi», ha affermato, senza però fornire prove concrete, come sempre. Musk, presente in aula, ha ricevuto una standing ovation dai repubblicani.

Il presidente americano ha parlato anche del suo annuncio di voler annettere la Groenlandia agli Stati Uniti: «Sosteniamo con forza il vostro diritto di determinare il vostro futuro. E se lo sceglierete, vi daremo il benvenuto negli Stati Uniti d’America. Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale e anche internazionale. E stiamo lavorando con tutte le parti coinvolte per cercare di ottenerla. Ma ne abbiamo bisogno per la sicurezza internazionale. E credo che la otterremo – in un modo o nell’altro, la otterremo. Vi terremo al sicuro. Vi faremo diventare ricchi. E insieme, porteremo la Groenlandia ad altezze che non avete mai pensato possibili prima. È una popolazione molto piccola, ma un pezzo di terra molto, molto grande e molto, molto importante per la sicurezza militare».

Trump ha spiegato che durante la sua amministrazione, gli Stati Uniti riprenderanno il controllo del Canale di Panama, spiegando che è stato costruito «dagli americani per gli americani, non per gli altri. Ma altri potrebbero usarlo. È il progetto più costoso che sia mai stato costruito nella storia del nostro Paese, se lo si rapporta ai costi moderni. È stato regalato dall’amministrazione Carter per un dollaro, ma quell’accordo è stato violato in modo molto grave. Non l’abbiamo regalato alla Cina, ma a Panama, e ce lo stiamo riprendendo».

Uno dei passaggi meno scontati è stata la richiesta di introdurre la pena di morte obbligatoria per chiunque uccida un agente di polizia « Ho già firmato un ordine esecutivo, e stasera chiederò al Congresso di far passare questa politica come legge permanente», ha detto Trump rivolgendosi a Stephanie e Ryan, rispettivamente moglie e figlio del trentunenne agente di polizia newyorkese Jonathan Diller, ucciso con un colpo di pistola durante un blocco del traffico a Long Island.  «Sono andato al suo funerale. L’efferato criminale accusato del suo omicidio aveva ventuno arresti precedenti, e anche questi erano arresti violenti Stephanie, faremo in modo che Ryan sappia che suo padre era un vero eroe, il migliore di New York, e toglieremo questi assassini a sangue freddo e i criminali recidivi dalle nostre strade e lo faremo in fretta. Dobbiamo fermarli. Escono con ventotto arresti, spingono le persone nei treni della metropolitana. Colpiscono le persone alla testa e alla nuca con mazze da baseball. Dobbiamo portarli via da qui».

Trump ha anche ribadito il suo disprezzo per le organizzazioni internazionali, celebrando il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della Sanità e dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.«L’America non deve più rispondere a burocrati stranieri. Siamo una nazione sovrana e agiremo nel nostro esclusivo interesse». Il presidente degli Stati Uniti ha promesso nuove agevolazioni fiscali per i produttori americani e una massiccia espansione delle trivellazioni petrolifere. «Abbiamo più oro nero sotto i nostri piedi di qualsiasi altro paese. E da oggi, perforiamo, perforiamo, perforiamo».

Il presidente degli Stati Uniti ha chiuso il suo discorso enfatizzando il concetto dell’american dream e promettendo di colonizzare Marte, anche se non ha chiarito se come obiettivo di lungo periodo o durante i quattro anni del suo mandato: «Conquisteremo le vaste frontiere della scienza, condurremo l’umanità nello spazio e pianteremo la bandiera americana sul pianeta Marte e anche molto oltre. E attraverso tutto questo, riscopriremo la forza inarrestabile dello spirito americano e rinnoveremo la promessa illimitata del sogno americano».

Come sempre, dopo il discorso del presidente, il Partito democratico ha avuto la possibilità di rispondere con una replica ufficiale. Quest’anno è toccato alla senatrice del Michigan Elissa Slotkin che ha criticato le politiche economiche e sociali del presidente, sottolineando i rischi legati ai nuovi dazi e al taglio indiscriminato dei programmi sociali. «L’America vuole cambiamento, ma c’è un modo responsabile di farlo e un modo distruttivo». 

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