Fratelli di PutinLa dottrina Trump è il regalo migliore per gli autocrati del XXI secolo

Se il presidente degli Stati Uniti fosse stato alla Casa Bianca durante la Guerra fredda avrebbe riconosciuto la Ddr, lasciato la Corea al comunismo e lodato il Muro di Berlino

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Assistendo alla condotta diplomatica dell’Amministrazione Americana nei negoziati per l’Ucraina – Donald Trump continua a vantarsi di essere il solo in grado di portare la pace senza chiarire che cosa significhi per lui questa parola – mi è venuta la tentazione di avventurarmi in una ricostruzione fantapolitica della Guerra fredda secondo la dottrina Trump. È un po’ come scrivere la storia al contrario di un film di Frank Capra che amo molto: La vita è meravigliosa (1946) dove al protagonista (interpretato da James Stewart) è consentito di osservare le condizioni della sua comunità se lui non fosse mai esistito e quindi di rendersi conto del contributo fornito ai propri concittadini. 

Cosa sarebbe successo se Trump fosse stato alla Casa Bianca in alcuni dei momenti cruciali della Guerra rfedda? Quando l’Urss bloccò nel 1948 tutte le vie di accesso a Berlino (che si trovava nel territorio tedesco occupato dai sovietici), anziché promuovere, come Harry Truman, il ponte aereo che per molti mesi fornì assistenza ai quartieri occupati dagli alleati, il trumpiano di turno alla Casa Bianca avrebbe riconosciuto le buone ragioni di Stalin nel costituire la Repubblica democratica tedesca (Ddr) con capitale a Berlino. La Corea sarebbe un paese unificato dal regime comunista, perché gli americani non si sarebbero mai assunti l’onere di difendere la parte sotto il 38° parallelo. 

Davanti al Muro di Berlino sarebbero state pronunciate parole di apprezzamento perché il manufatto serviva a impedire la pacchia dell’immigrazione clandestina che alla fine dei conti si faceva mantenere dai contribuenti americani. E a Cuba sarebbero installati dei missili sovietici purché non fossero puntati in Florida su Mar-a-Lago, perché Nikita Krusciov non aveva cattive intenzioni ed era un leader intelligente, che era andato a pregare quando a Dallas era stato assassinato John F. Kennedy (anche per lui bastavano a indicarlo le sole iniziali, come per Cyrus Vance). Per non parlare dell’abbandono dell’Europa nei confronti delle mire sovietiche con l’apertura della Nato all’Armata rossa con il compito di garantire gli equilibri della nuova Santa Alleanza definita a Yalta.

Il gioco di fantapolitica finisce qui. Ma davvero abbiamo scherzato oppure abbiamo reinterpretato, riportando indietro la moviola della storia, quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi sullo scenario internazionale in Ucraina, in Europa e nel mondo dopo la vittoria di Donald Trump, senza che siano ancora trascorsi neppure i classici cento giorni? 

Quando il presidente americano si era impegnato a occuparsi della guerra in Ucraina era ragionevole pensare a un ruolo di mediatore. Invece no. L’Amministrazione statunitense si è schierata a fianco della Russia, attribuendo alla Nato e all’Occidente la creazione di un clima d’assedio che avrebbe infastidito la Russia e imputando all’Ucraina l’avventurismo di una resistenza senza speranze. Come se l’insistenza di Volodymyr Zelensky e la reazione del popolo ucraino fossero un eccesso di legittima difesa sfociato in un atto di lesa maestà e di mancato rispetto del rango di una potenza nucleare.

Sono patetiche le dichiarazioni rilasciate in vista del round di negoziati dall’inviato di Trump Steve Witkoff, in un’intervista con l’ex anchorman di Fox News Tucker Carlson. Secondo Witkoff, lo zar del Cremlino «è molto intelligente» e «non è cattivo». Anzi, quando Trump è stato ferito, Putin ha pregato per la salute del suo orecchio. Anzi, il boss del Cremlino ha persino commissionato un ritratto di Trump per regalarglielo; e il presidente americano «è rimasto chiaramente toccato» da quel gesto. Ma anche Adolf Hitler non beveva alcolici, non fumava, era vegetariano e non fornicava. Inoltre, era un uomo di pace che pretendeva solo ciò che, a suo avviso, apparteneva alla Germania. Come la Russia con l’Ucraina. 

Infatti, come ha aggiunto l’inviato speciale: «In Russia c’è la convinzione che l’Ucraina sia un falso Paese, che queste regioni siano state messe insieme come una specie di mosaico, e a mio parere questa è la radice della guerra, la Russia le ritiene proprie dalla Seconda guerra mondiale in poi ma nessuno ne vuole parlare». Si vede che nel dossier dell’inviato personale di belli capelli non hanno inserito una copia del memorandum di Budapest del 1994 in cui le grandi potenze, Russia inclusa, riconoscevano la sovranità ucraina sui territori inclusi nei confini di allora, Crimea compresa. L’unico documento che ha potuto consultare Witkoff è stata la copia del discorso che Putin svolse pochi giorni prima (il 22 febbraio 2022), dell’avvio dell’operazione militare speciale in Ucraina.

Secondo la dottrina Putin, l’Ucraina non è una nazionalità autonoma ma è parte della Russia ed è giusto che la Grande Madre torni a riprendersela. Alcuni passaggi del discorso erano fortemente critici nei confronti del Partito comunista dell’Unione sovietica e dell’Urss. Secondo Putin: «Nel corso della lotta per il potere all’interno dello stesso Partito Comunista (un secolo prima, ndr), ciascuno degli opposti schieramenti, nel tentativo di espandere la propria base di sostegno, ha iniziato a incitare e incoraggiare sconsideratamente i sentimenti nazionalisti, manipolandoli e promettendo ai loro potenziali sostenitori qualsiasi cosa desiderassero». E quindi: «l’Ucraina sovietica è il risultato della politica dei bolscevichi e può essere giustamente chiamata “l’Ucraina di Vladimir Lenin”. Egli ne fu il creatore e l’architetto».

E qui si aggiungeva un altro atto d’accusa contro Lenin e compagni: «Dopo la rivoluzione, l’obiettivo principale dei bolscevichi era quello di rimanere al potere a ogni costo».

Ecco, dunque: oltre che intelligente, buono, misericordioso, amico, Putin è pure un anticomunista. Che cosa si può volere di più? Witkoff ha anche garantito che la Russia «non attaccherà l’Europa» e che sono infondate le preoccupazioni (dei leader europei che si credono Winston Churchill) circa una possibile avanzata russa nel continente. Si vede che dai satelliti di Elon Musk si osserva in anticipo ciò che avverrà nel futuro prossimo.

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