Il patriarcato è morto, ne dà il triste annuncio Dario Franceschini. È gradita una donazione al circolo delle madri democratiche al posto dei fiori. Era una bella giornata, quella di ieri, stavo leggendo un articolo sull’Unione europea che è in procinto di pubblicare una lista di cose da tenere in casa, perché metti che scoppia una guerra termonucleare, metti che arriva un tornado di fuoco; bisogna farsi trovare preparati.
Era una bella giornata, quella di ieri, riflettevo sulla lungimiranza di aver scelto di abitare a due minuti dall’unico bunker antiatomico di Milano e che Elon Musk aveva proprio ragione quando scriveva only the paranoid survive. Riflettevo sul fatto che non è proprio un bel periodo, però che bella giornata, almeno c’è l’Esselunga che ti porta le pastiglie di iodio a casa. Poi è successo l’irreparabile. C’era questa notizia sull’Huffington Post: “Patriarcato al capolinea. La proposta di Dario Franceschini: “I figli prendano solo il cognome della madre”. Era proprio una bella giornata per andare a un funerale.
È andata così: durante una discussione tra i senatori del Partito democratico sul doppio cognome, Dario Franceschini ha proposto di mettere per legge che i figli prendano il cognome della madre e non quello del padre.
Ieri scriveva così su X, in un irricevibile esercizio di mansplaining: «Ai figli solo il cognome della madre. Anziché creare infiniti problemi con la gestione dei doppi cognomi, dopo secoli in cui i figli hanno preso il cognome del padre, stabiliamo che dalla nuova legge prenderanno il solo il cognome della madre. È una cosa semplice e anche un risarcimento per una ingiustizia secolare che ha avuto non solo un valore simbolico ma è stata una delle fonti culturali delle disuguaglianze di genere». Stasera, quando tornate a casa, date alle vostre figlie femmine quaranta acri e un mulo e dite loro che questi sono i quaranta acri e un mulo di Franceschini.
Deve essere l’essenza della teoria economica franceschiniana quella di rispondere a una domanda che nessuno ha fatto, in modo da generare un bisogno: era stato così per la biblioteca dell’inedito, era stato così la Netflix italiana. Probabilmente nella biblioteca dell’inedito era nascosto un volume che Franceschini ha ritrovato, un romanzo distopico dove in un posto chiamato Gillette, che prima si chiamava Gilead, c’era un nuovo comandante, un comandante femminista, dove tutto era uguale a prima, solo che i figli delle ancelle portavano il cognome della madre. Problema risolto.
O forse Franceschini ha avuto una visione, deve essere stato come quando a Isaac Newton è caduta la mela in testa. Lo immagino nel suo salotto femminista con affaccio sul Vaticano, con la donna che lo aiuta in casa che passa il Dyson, e lui la guarda e ha questa illuminazione sulla fine del patriarcato, perché quella donna ora starebbe all’Onu e non a fare i vetri se avesse preso il cognome di sua madre. Insomma, non ci è voluto molto per far sembrare Giuseppe Valditara che elimina la schwa immaginaria un illuminato.
Il Partito democratico è come le signore della borghesia milanese. Le riconosci perché vanno a farsi la piega per nove euro dal parrucchiere cinese, ma si portano lo shampoo da casa. Hanno questi shampoo da venti trenta euro, «mi raccomando ne basta poco», dicono allo shampista – da loro il patriarcato è già morto – perché le nostre Imelda Marcos del circolo Ventotene potranno anche risparmiare sulla manodopera, ma mai sulla materia prima.
Ci sono tante cose che si possono pensare e dire per fare bella figura, o per far finta di avere un’idea, tipo pagare le donne come gli uomini. Vanno bene anche gli asili nido, i congedi parentali, le accise, nessuno al mercato sa cosa siano le accise, ma l’importante è far credere che sai di cosa stai parlando.
A Franceschini, invece, la prima cosa che viene in mente parlando di diseguaglianza di genere è il cognome. Gli viene sempre in mente il simbolo, al Partito Democratico, che sia il manifesto di Ventotene o il cognome patriarcale, e gli viene in mente perché non è un’idea, ma perché assomiglia a un’idea.
Io all’anagrafe ho il cognome di mia madre. Ho passato la vita così: ah come l’attore? (Paul Newman). Ah, come i microfoni? (ho conosciuto molti fonici). Tuo padre ti abbandonato, e perché ti ha abbandonato? Dirò una cosa al Partito Democratico, visto che nessuno di loro esce di casa: questa roba nel 2025 non esiste, perché a nessuno interessa. Le famiglie sono variegate, genitori divorziati, genitori omosessuali, genitori stranieri, a nessuno interessa. Se il Pd vuole risarcire le donne, che mandi un assegno.
Quello di Franceschini è il salto dello squalo definitivo. Grazie al Partito democratico, insieme al patriarcato è morto anche il benaltrismo, perché onestamente bisogna dirlo che non puoi pensare al cognome della madre mentre stai andando a comprare le pastiglie di iodio. Vuol dire non essere mai usciti di casa, andati al bar o al mercato, vuol dire non aver mai parlato con le persone. Vuol dire che se questa è l’idea di giustizia riparativa della sinistra nei confronti delle donne, la sinistra è morta. Era proprio una bella giornata per un funerale.