CapolineaGli scontri in Grecia tra ultras e governo stanno mettendo in difficoltà il premier Mitsotakis

Dal disastro ferroviario di Tempe di due anni fa, il Paese ellenico è stato teatro a periodi alterni di scontri anche violenti da tifoserie organizzate di calcio e il governo di centrodestra. Il conflitto però tra le due parti ha radici più profonde rispetto al momento dell’incidente

Più di un centinaio di persone sono state arrestate per gli scontri di venerdì 28 febbraio in varie città della Grecia, e altre si sono aggiunte alla conta il 7 marzo, mentre in parlamento si votava una mozione sfiducia contro il governo Mitsotakis. Al centro del dibattito c’è il disastro ferroviario di Tempe, in Tessaglia, avvenuto il 28 febbraio 2023, quando un treno merci e un treno passeggeri si scontrarono, causando la morte di cinquantasette persone e il ferimento di altre ottantacinque. Due anni dopo, ancora non sono state appurate le dinamiche dell’incidente né è iniziato il processo penale, con i famigliari delle vittime e i partiti di opposizione che incolpano il governo per i ritardi.

Il disastro di Tempe sta finendo per affossare l’esecutivo di centrodestra di Mitsotakis, al potere dal 2019 e ritenuto tendenzialmente molto popolare, anche per via dei miglioramenti recenti all’economia del paese. Ma nei giorni scorsi nelle strade delle principali città greche non sono scesi solo i parenti delle vittime di Tempe e i militanti politici, bensì anche i tifosi di calcio. Proprio alcuni di questi sono stati accusati dalla stampa di essere stati tra i principali responsabili delle violenze, in particolare per gli scontri davanti al parlamento del 28 febbraio, in cui secondo alcuni video circolati online sarebbero stati attivi anche gli ultras dell’Aek Atene.

Una notizia che non sorprende più di tanto, considerando che gli Original 21 – il principale gruppo ultras dell’Aek – hanno una nota inclinazione politica di estrema sinistra. Sebbene il club sia originario del quartiere settentrionale di Nea Filadelfia, molti dei suoi sostenitori gravitano attorno all’enclave anarchica di Exarchia, e hanno spesso rivendicato le proprie radici antifasciste. Negli scorsi anni, i tifosi dell’Aek si sono fatti segnalare spesso per gli scontri con i militanti neonazisti di Alba Dorata, come quello del gennaio 2016 a Trikala, in Tessaglia, quando in occasione di una trasferta della squadra di basket (come molte società greche, l’Aek è una polisportiva) gli Original 21 assaltarono l’ufficio locale del partito.

Ma i fan dell’Aek non sono gli unici ad aver preso parte alle proteste per il disastro di Tempe. Ad Atene la polizia ha arrestato due sostenitori gialloneri ma anche tre dell’Olympiakos, la cui tifoseria – il Gate 7 – ha tendenze molto più di destra. Ufficialmente il Gate 7 rivendica di essere apolitico, e più che di un gruppo unico si tratta di un ombrello sotto cui stanno diverse firme, non tutte politicamente omogenee, ma nonostante questo la squadra del Pireo è considerata quella con la tifoseria più conservatrice. Si mantengono apolitici i Gate 13 del Panathinaikos, sebbene pure nel loro caso la componente di estrema destra sia forte (un cambiamento avvenuto in particolare nell’ultimo anno, visto che in precedenza avevano una maggiore presenza antifascista), mentre sono più mescolati i tifosi a Salonicco: in maggioranza di destra nel Paok e di sinistra nell’Aris, anche se in entrambi i casi il panorama politico è piuttosto variegato.

Secondo il quotidiano greco Ekathimerini, per le proteste del 28 febbraio centocinquanta ultras dell’Aek si sono riuniti a Exarchia prima di muoversi verso il parlamento, mentre il Gate 13 del Panathinaikos avrebbe raggruppato addirittura 300 membri davanti allo stadio olimpico Spyros Louis, per poi spostarsi a piazza Syntagma. Agli scontri con la polizia ad Atene avrebbe partecipato anche qualche altra decina di tifosi di club minori della capitale, come l’Aigaleo e il Panionios, mentre a Salonicco c’è stata una folta presenza di sostenitori del PAOK e dell’Aris. D’altronde già nell’aprile 2024 i fan del Paok avevano inscenato una protesta – decisamente più pacifica – davanti al parlamento europeo di Bruxelles prima del quarto di finale di Conference League contro il Club Brugge, sempre in riferimento al disastro di Tempe. In quell’occasione, il Gate 4 aveva srotolato uno striscione per chiedere giustizia per le vittime ed erano stati intonati insulti contro Mitsotakis.

Il conflitto tra ultras greci e governo ha radici ben più profonde dell’incidente ferroviario di due anni fa. La Grecia ha uno storico problema di violenza nello sport, che per frequenza degli scontri e intensità non ha eguali in Europa: a fine 2023 un poliziotto è finito in coma dopo una battaglia tra forze dell’ordine e gli ultras di Panathinaikos e Olympiakos, prima di un match di pallavolo. Di conseguenza, il governo Mitsotakis aveva deciso di far disputare tutte le partite della massima serie di calcio a porte chiuse per due mesi, causando molte proteste da parte dei tifosi, che per contro hanno accusato l’esecutivo di non riuscire ad affrontare un problema che è innanzitutto sociale.

Mitsotakis ha annunciato da tempo una stretta sul tifo organizzato, minacciando di sciogliere i gruppi violenti. Ne ha parlato una prima volta nel 2022, ha ribadito il progetto nel 2023 (dopo l’assassinio di un tifoso dell’Aek da parte di ultras della Dinamo Zagabria, assistiti da altri del Panathinaikos), ma ad oggi ancora non è riuscito a passare dalle parole ai fatti. Gli ultimi incidenti davanti al parlamento potrebbero allora dargli una nuova occasione per tornare sull’argomento.

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