Sono iniziati ieri, domenica 23 marzo, i colloqui preliminari di Riad tra Stati Uniti e Ucraina sulla guerra e un possibile cessate il fuoco. Le due delegazioni si sono incontrate a poche ore dal terribile attacco di droni russi (di fabbricazione iraniana) contro Kyjiv, dove sono morte cinque persone, tra cui una bambina di cinque anni. Oggi, sempre in Arabia Saudita, sarà invece il turno del bilaterale tra Stati Uniti e Russia.
L’incontro di ieri, scrive su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è avvenuto a «un livello più tecnico con i nostri militari, i diplomatici e i rappresentanti del ministero dell’Energia». Secondo Zelensky, i colloqui sono stati «piuttosto utili» e il lavoro delle due delegazioni continuerà «in modo pienamente costruttivo», ma «Putin deve essere spinto a impartire un vero ordine che possa fermare gli attacchi».
Il leader del Cremlino, anche guardando gli avvenimenti degli ultimi giorni, non sembra essere disposto a rispettare il cessate il fuoco di trenta giorni limitato alle infrastrutture energetiche ucraine, il cui via libera politico era arrivato dopo i colloqui di Gedda e la telefonata tra Putin e Trump. È stata proprio l’energia, stando alle dichiarazioni del ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov, al centro delle discussioni di domenica tra Stati Uniti e Ucraina. Secondo il Corriere della Sera, uno dei nodi ancora da sciogliere riguarda il monitoraggio internazionale dopo il raggiungimento di una eventuale tregua: non si sa a chi sarà affidato e con quali mezzi verrà gestito.
«Abbiamo concluso il nostro incontro con la delegazione americana. La discussione è stata produttiva e mirata: abbiamo affrontato punti chiave, tra cui l’energia. L’obiettivo del presidente Zelensky è garantire una pace giusta e duratura per il nostro Paese e il nostro popolo, e, per estensione, per tutta l’Europa. Stiamo lavorando per rendere questo obiettivo una realtà», ha scritto su X il ministro della Difesa dell’Ucraina.
La Casa Bianca sembra invece ottimista sul colloquio di oggi con i rappresentanti del Cremlino. Secondo Bloomberg, Donald Trump conta di raggiungere un accordo con i russi entro il 20 aprile. L’entusiasmo, però, è stato subito smorzato da Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin, che alla televisione russa ha detto che i negoziati di lunedì saranno «difficili», e che «siamo solo all’inizio del viaggio, c’è molto lavoro da fare».
Sempre secondo Peskov, il tema cardine del bilaterale odierno sarà «la ripresa» dell’accordo sui cereali del Mar Nero, che dal 2022 al 2023 ha consentito all’Ucraina di esportare la materia prima nonostante la presenza dei russi nella zona. Il portavoce del Cremlino ha quindi evitato di accennare il tema del cessate il fuoco.
Il negoziatore americano Steve Witkoff, che ha recentemente definito Putin «un leader super intelligente» e l’Ucraina «un falso Paese», ha detto di aspettarsi dei passi avanti durante il vertice di oggi, soprattutto per quanto riguarda la libertà di navigazione nel Mar Nero. Sabato sera, durante un’intervista con l’agenzia di stampa Outkick a bordo dell’Air Force One, Trump ha detto che «non c’è nessuno al mondo che fermerà (Putin, ndr) tranne me. E penso che sarò in grado di fermarlo».