Marine Le Pen è stata condannata per appropriazione indebita di fondi pubblici del Parlamento europeo. Il tribunale di Parigi l’ha giudicata colpevole con altri otto eurodeputati del suo partito, il Rassemblement National. Anche dodici assistenti processati insieme a Le Pen e gli altri otto eurodeputati sono stati giudicati colpevoli di ricettazione.
Lo scorso novembre la procura aveva chiesto per Le Pen una condanna a cinque anni di carcere, di cui tre con pena sospesa, il pagamento di una multa di trecentomila euro e l’ineleggibilità per cinque anni. Quest’ultimo punto, in particolare, le impedisce di candidarsi alle elezioni presidenziali francesi previste per il 2027, e fino a oggi Le Pen sembrava la favorita alla vittoria delle prossime elezioni.
Il caso su cui si è pronunciato il tribunale riguarda il periodo in cui Le Pen è stata europarlamentare, cioè tra il 2004 e il 2017. La procura la accusa di avere speso i fondi del Parlamento europeo per assumere e pagare quattro assistenti parlamentari che però finirono per lavorare per il Front National (come da denominazione precedente del partito), quidni in Francia. Ma lo statuto del Parlamento vieta che i fondi versati ai deputati per assumere assistenti siano usati per finanziare la politica nazionale. Il tribunale ha stimato che il danno complessivo sia stato di 2,9 milioni di euro, in quanto il Parlamento europeo «si è fatto carico di persone che in realtà lavoravano per il partito di estrema destra».
I nove deputati europei (compresa Le Pen) e i dodici assistenti giudicati colpevoli hanno firmato «contratti fittizi», secondo il tribunale, ed è evidente che all’interno del partito esisteva un «sistema», ha dichiarato la presidente della corte, Bénédicte de Perthuis. «È stato accertato che tutte queste persone in realtà lavoravano per il partito, che il loro parlamentare non aveva assegnato loro alcun incarico e che si spostavano da un parlamentare all’altro. Non si trattava di mettere in comune il lavoro degli assistenti, ma piuttosto di mettere in comune i bilanci dei deputati».