Martiri di MinskLa libertà dei prigionieri politici della Belarus, oltre le sbarre

Gli oppositori al regime di Lukashenko finiscono in galera, vengono uccisi e fatti sparire. Dopo l’omicidio di Roman Bandarenka l’artista Ksisha Angelova (ora residente a Varsavia) ha iniziato a dipingere i volti delle persone incarcerate. I suoi ritratti sono stati esposti in Piazza Regione Lombardia a Milano, la mostra è stata inaugurata in occasione di un evento organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia

Ufficio del Parlamento europeo in Italia

I volti dei prigionieri politici si colorano di tutte le tinte, alcuni sembra che sorridano, altri hanno lo sguardo perso nel vuoto. Chi lotta contro un regime autoritario e repressivo porta in alto i valori della libertà e della democrazia. È quello che fa Ksisha Angelova con i suoi ritratti. L’artista nata a Minsk e ora residente a Varsavia dipinge i prigionieri politici della sua Belarus riprendendone i tratti del viso, le espressioni, li raffigura in tutte le emozioni e le sfumature possibili. «Mi sembra che incontrare “faccia a faccia” i nostri prigionieri politici possa lasciare un’impressione profonda nella mente dello spettatore. Spero che osservando questi ritratti si percepiscano le persone raffigurate in modo diverso, come se il loro destino e la loro persona fossero stati “portati vicino al cuore” durante l’atto di dipingere», dice Angelova.

Le sue opere sono esposte in Piazza Regione Lombardia a Milano, in una mostra inaugurata al termine dell’incontro sul Premio Sakharov 2024 organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia insieme all’Unità Azione Diritti Umani del Parlamento europeo, Regione Lombardia ed Europe Direct Lombardia. La mostra “I prigionieri politici bielorussi parlano” vuole sensibilizzare l’Europa sulla tragedia della Belarus e sulla sua dittatura opprimente. I ritratti sono una testimonianza potente della repressione politica ma allo stesso tempo anche un augurio per il cambiamento e la rinascita della libertà in Belarus.

Ufficio del Parlamento europeo in Italia

Al momento, secondo gli attivisti, ci sono circa milletrecento prigionieri nelle carceri del Paese governato con pugno di ferro dall’autocrate Aleksandar Lukashenko, ma stime non ufficiali parlano anche di cinquemila persone. Angelova ha iniziato a dipingere ritratti dopo l’omicidio di Roman Bandarenka da parte del regime di Lukashenko a Minsk, il 13 novembre 2020. All’epoca i prigionieri politici erano meno di cento.

«Dipingo questi ritratti», dice l’artista, «perché ho fatto una promessa, un giuramento a Dio, e questo è il secondo giuramento della mia vita. Ho prestato giuramento per la prima volta dopo le proteste del 1996, quando artisti di talento, tra cui il mio migliore amico Yan Tsikhanovich, sono stati cacciati dall’Accademia belarussiana delle arti per motivi politici. Queste proteste segnarono l’inizio della resistenza contro il colpo di stato di Lukashenko che ha smantellato la repubblica parlamentare in Belarus. Il secondo giuramento è arrivato dopo l’omicidio di Raman Bandarenka nel novembre 2020. È stato come se avessi iniziato a sentirmi responsabile di tutto ciò che stava accadendo per garantire che le nostre esperienze e sforzi non fossero vani».

Ksisha Angelova è nata il 12 settembre 1975 a Minsk. Nel 1996 si è laureata presso il Dipartimento di teatro dell’Accademia belarussiana delle arti. Disegna dal 2011. Ha due figli. Dopo le proteste del 2020 in Belarus e le relative repressioni, si è trasferita a Varsavia. È la nipote del primo rettore dell’Istituto Politecnico belarussiano (dal 1920 al 1922) Nikanor Kazimirovich Yarashevich, che fu ucciso dalle autorità sovietiche durante il Grande Terrore degli anni Trenta e i diritti della cui famiglia vennero fortemente limitati.

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All’inaugurazione della mostra era presente anche Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell’opposizione in Belarus. I ritratti di Angelova sono stati affiancati, in Piazza Regione Lombardia, anche da un sezione dedicata alla storia del Premio Sakharov e ai suoi vincitori.

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