«Ogni dittatore racconta la propria versione della verità, dove la guerra diventa pace e la schiavitù diventa libertà, come ci veniva spiegato da George Orwell. Non dimentichiamo che la libertà di parola non è solo un diritto, è anche una nostra responsabilità: serve per smascherare la propaganda e le notizie false dei dittatori». Le parole di Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell’opposizione della Belarus, sono un messaggio ai leader politici di tutto il mondo, agli attivisti, agli amministratori locali, al mondo della cultura, dell’economia e della finanza. Un segnale d’allarme che oggi più che mai deve ricordare a tutti l’importanza di difendere la libertà di pensiero, i diritti umani, la democrazia.
Sul Belvedere di Palazzo Lombardia di Milano, Tsikhanouskaya è intervenuta all’incontro dedicato all’edizione 2024 del Premio Sakharov assegnato all’opposizione venezuelana. L’evento, moderato da Maurizio Molinari, Capo dell’ufficio del Parlamento europeo a Milano, è stato organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, insieme all’Unità Azione Diritti Umani del Parlamento europeo, Regione Lombardia ed Europe Direct Lombardia.
In un momento come questo, sottolinea Tsikhanouskaya, le relazioni transatlantiche sono delicati ma indispensabili: «L’Europa e gli Stati Uniti devono agire come un fronte unito, perché divisi sono molto più deboli. Dobbiamo combattere Putin e Lukashenko e dobbiamo batterci per la libertà degli ucraini, perché la loro libertà è la nostra libertà».
Il Premio Sakharov per la libertà di pensiero, istituito nel 1988 in memoria dell’intellettuale e dissidente sovietico Andrei Sakharov e considerato tra i più prestigiosi riconoscimenti internazionali, viene assegnato ogni anno dal Parlamento europeo a chi si è distinto nella difesa dei diritti umani e nella lotta per la democrazia. Tsikhanouskaya lo ha vinto nel 2020 e nell’albo d’oro è al fianco di personaggi che hanno fatto la storia come Nelson Mandela, Malala Yousafzai, Denis Mukwege e Nadia Murad.
«Il Premio Sakharov ha un significato fondamentale per l’Europa, rappresenta l’impegno per la difesa dei diritti umani e la democrazia. È importante anche per tutte quelle nazioni che stanno lottano per la libertà. Ci sono stati momenti molto difficili, momenti di repressione nei confronti del nostro popolo. Questo premio continua a dare forza alla nostra lotta. Il Parlamento europeo si batte per la democrazia e la difesa dei diritti umani. Lukashenko grazie alla protezione della Russia ha trasformato il mio Paese in un Paese in cui avere paura, ma lì la popolazione conitnua a resistere nonostante questo terrore politico. Gli attivisti, i funzionari e gli ufficiali di Stato si sono organizzati, cercano nuovi modi per resistere e combattere», ha aggiunto ancora Tsikhanouskaya.
Nel 2024 il riconoscimento è stato assegnato a María Corina Machado, leader delle forze democratiche del Venezuela, e a Edmundo González Urrutia, presidente eletto, in rappresentanza di tutti i venezuelani che, all’interno e all’esterno del Paese, lottano per ripristinare la libertà e la democrazia. In chiusura c’è stata una performance artistica di Lorent Saleh, oppositore al regime venezuelano e Premio Sakharov 2017, introdotta da Alessandro Ienzi, avvocato per i diritti umani, regista e fondatore di Raizes Teatro Italia.
La mattina a Palazzo Lombardia si è aperta con l’intervento di Stefan Krauss, dell’Unità Azione Diritti Umani del Parlamento europeo: «Nel mondo ci si batte per i diritti umani ogni giorno e noi non li vediamo», ha detto. «A causa delle atrocità che vengono compiute ogni giorno non vediamo le cose più belle. Il Premio Sakharov è un premio alla libertà di pensiero e onora il diritto più intimo che abbiamo, la libertà che abbiamo. La nostra libertà inizia nella nostra mente ed è per questo che i regimi autoritari cercano di penetrare nella nostra mente per poter negare i nostri diritti».
Presente a Milano anche Yuliya Yukhno, rappresentante dell’Ambasciata popolare della Belarus in Italia, fondatrice dell’Associazione Talaka ed ex detenuta politica nella Belarus: «Da rifugiata politica dico che dobbiamo parlare dei prigionieri politici che sono ora in carcere, abbiamo il dovere nei loro confronti di aiutarli, di ricordare che il regime uccide ma il popolo della Belarus continua a stare dalla parte dei diritti, della libertà. E siamo noi dissidenti che dobbiamo diventare la voce per queste persone che non ne hanno».
Dopo un workshop dedicato a democrazia e tirannia a cura dell’autore e podcaster Antonio Losito – si è parlato di come sono fatti i tiranni, come ci diventano, tiranni, e cosa li caratterizza –, c’è stato un panel istituzionale a cui hanno partecipato le vicepresidenti del Parlamento europeo Pina Picierno e Antonella Sberna, e i rappresentanti di vincitori e finalisti dell’edizione 2024 del premio Sakharov.
«Questo appuntamento mette insieme persone di tanti posti del mondo per un impegno comune, la lotta per la libertà», ha detto la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno. «La forza e il rigore dell’Unione europea per difendere la libertà sono la miglior forma di assicurazione sul futuro dei nostri Paesi. Senza libertà di stampa e di pensiero e di lotta non potremmo avere spazi di libertà e di democrazia nel mondo».

In uno scenario globale caratterizzato da attriti e frizioni sul piano politico, economico, culturale c’è bisogno di una capacità di lettura e interpretazione del presente più reattiva e consapevole. «Il suono delle sirene antiaeree, gli anfibi sul terreno, il rumore del piombo – ha detto ancora Picierno – sono diventati elementi centrali della nostra quotidianità, ma pensavamo di averli lasciati nel passato, e con loro sono tornate anche parole come nazione, lingua, sangue». Poi però c’è anche un’altra corrente che caratterizza la nostra quotidianità, una corrente di speranza che si affianca a questi elementi: «C’è una speranza che parla con le parole delle donne iraniane, con quelle di un soldato ucraino, con le parole di una piazza che non si lascia intimidire, come quelle della Georgia, con la forza di una bandiera, quella dell’Europa, che continua a sventolare nonostante tutto. Nella storia dell’umanità non c’è stata catena, fucile, idrante che non sia stato sconfitto, spezzato, umiliato da quell’aspirazione fortissima che è la libertà dei popoli. La fine del secolo scorso ci ha dato uno strumento per puntare a quest’aspirazione, che è l’Europa. Che non è una pratica burocratica, non è un contratto tra nazioni. Ma un’ambizione molto più alta che ha bisogno di una difesa efficace del nostro sistema democratico, di un’autonomia strategica del nostro settore industriale, dell’impegno di una classe politica che sia all’altezza di quelle persone e di quella società civile che nonostante tutto continua a lottare per la libertà, per la democrazia, per il futuro».
Queste parole, pronunciate in un giorno in cui si celebra il Premio Sakharov per la libertà di pensiero, creano un filo rosso che collega il rinnovato impegno delle istituzioni europee per il riarmo (proprio ieri la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un piano da centocinquanta miliardi con un fondo comune di difesa) con la difesa della democrazia e l’impegno di chi ogni giorno lotta per i diritti umani e la libertà. «Il premio di quest’anno rappresenta più di un semplice riconoscimento», ha detto la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna. «L’opposizione venezuelana a cui va il premio 2024 rappresenta tutti coloro che non solo si oppongono a un regime ma riaffermano la lotta per i diritti, fanno resistenza coraggiosa, e la loro battaglia è anche la nostra».
A conclusione dell’evento è stata inaugurata, alla presenza di Sviatlana Tsikhanouskaya, una doppia mostra con una sezione dedicata alla storia del Premio Sakharov e ai suoi vincitori e un’altra ai prigionieri politici in Belarus.