Dalla newsletter settimanale di Greenkiesta (ci si iscrive qui) – Negazionisti climatici, fan sfegatati della neutralità tecnologica e scettici della transizione energetica non aspettavano altro. L’epocale blackout in Spagna e Portogallo, che ha causato problemi persino in alcune zone del Sud della Francia, è stato l’assist perfetto per attaccare la soluzione migliore, e scientificamente condivisa, per decarbonizzare il nostro sistema energetico a costi (umani, economici e climatici) ragionevoli: le rinnovabili.
Le critiche piovute in questi giorni ignorano la complessità dei sistemi elettrici e sono – oltre che pretestuose – distaccate dalla realtà, perché eventi di tale portata non hanno mai una singola causa ed esistono reazioni a catena impossibili da ignorare. Stando alla ricostruzione preliminare dell’operatore della rete elettrica spagnola, il blackout sarebbe stato innescato da due disconnessioni consecutive nel giro di cinque secondi, presumibilmente connesse agli impianti fotovoltaici dell’Estremadura, nel sud-ovest della Spagna.
Non esistono ancora spiegazioni definitive e ci vorranno settimane, se non mesi, per avere un quadro completo, che avrà inevitabili impatti politici. Abbiamo assistito a un incidente eccezionale che, secondo Tim Buckle (fondatore e direttore del think tank Climate energy finance), «è stato causato da guasti alle apparecchiature, non da problemi di integrazione delle rinnovabili». È sulla stessa linea Michael Hogan, senior advisor del Regulatory assistance program, secondo cui «blackout diffusi come questo sono stati praticamente sempre innescati da guasti alla rete di trasmissione, non dalla generazione, rinnovabile o meno».
Come spiega l’associazione Gis-Gruppo impianti solari, è tecnicamente impossibile mandare in default il sistema elettrico di una Nazione spegnendo due impianti. In più, tutte le reti sono dotate di sistemi “difensivi” che intervengono in seguito a casi simili a quello spagnolo per limitare i disagi alla rete locale, evitando conseguenze più ampie e durature.
Dice bene Chiara Di Mambro, direttrice Strategia Italia e Europa del think tank Ecco: «Con un importante afflusso di energia intermittente la resilienza delle reti è fondamentale. Probabilmente, questi livelli di resilienza sono in divenire e non coprono il sistema in modo uniforme. Spagna e Portogallo da tempo producono energia da rinnovabili in percentuali molto rilevanti. Nel 2024 il Portogallo oltre il settanta per cento, riducendo drasticamente le emissioni; mentre in Spagna le rinnovabili hanno coperto oltre il cinquanta per cento della domanda. In questi anni di alti costi del gas, l’energia da fonti rinnovabili ha contribuito a mantenere più bassi i prezzi dell’elettricità. In controtendenza, famiglie e imprese italiane hanno pagato fino al trenta per cento in più rispetto a quelle spagnole».
Ora più che mai è cruciale aumentare gli investimenti nelle reti elettriche, che significa incrementare le capacità di trasporto, realizzare infrastrutture resistenti e all’avanguardia, e pianificare interventi che possano risolvere le congestioni locali. Troppo facile dare la colpa alle energie pulite che, stando a uno studio del Dartmouth College, hanno il potenziale per migliorare la resilienza della rete, anche dinanzi alle interruzioni di servizio.
«Non ci sono compromessi strutturali tra la sostenibilità della rete e il miglioramento della sua resilienza: questi due obiettivi strategici possono essere perseguiti simultaneamente», ha detto il professor Amro Farid, autore principale dello studio. Restate connessi su Greenkiesta perché nei prossimi giorni approfondiremo ulteriormente l’argomento.