Quando il 21 aprile il mondo ha appreso della morte di Papa Francesco, è stato un cardinale americano di origini irlandesi, poco conosciuto nel resto del mondo, a darne la notizia. Dopo aver annunciato che il Papa era «tornato alla casa del Padre», il cardinale Kevin Joseph Farrell ha assunto uno dei ruoli più importanti: quello di «camerlengo», ovvero la persona che gestisce il Vaticano dopo la morte o le dimissioni di un Papa.
Papa Francesco ha nominato Farrell per questo ruolo nel 2019. Il cardinale rimarrà in carica durante l’Apostolica Sedes Vacans, il periodo tra la morte o le dimissioni di un Papa e l’elezione del prossimo Pontefice. E avrà anche un ruolo importante nelle cerimonie di lutto per Papa Francesco.
Insieme a lui, a tenere le fila della «barca di Pietro» sarà il decano del collegio cardinalizio, il bresciano Giovanni Battista Re, nominato da Papa Francesco nel 2020 e confermato lo scorso 7 gennaio. È stato Re ad avvertire ufficialmente il corpo diplomatico accreditato in Vaticano e i capi delle rispettive nazioni della morte del Papa. Il cardinale bresciano celebrerà il funerale del Papa. Il 5 gennaio del 2023, infatti, era stato Re a celebrare anche l’eucarestia nella messa per i funerali di Ratzinger, presieduta da Bergoglio. Infine sarà il cardinal Re a convocare il conclave, stabilendone la data e invitando a farne parte i 135 cardinali elettori, che non hanno cioè superato gli 80 anni d’età. Re, che ha 91 anni, non potrà farne parte, avendo superato la soglia anagrafica.
Quando a Roma si aprirà il Conclave, probabilmente dopo il 5 maggio, sarà poi il collegio elettorale a prendere eventuali decisioni cruciali in attesa che torni la normalità con l’elezione del nuovo vescovo di Roma.
Come spiega il vaticanista di Repubblica Iacopo Scaramuzzi, la geografia del potere in Vaticano, dopo la morte o la rinuncia del Pontefice, è il frutto di diverse norme: dal codice del diritto canonico alla costituzione apostolica “Praedicate Evangelium”, promulgata il 19 marzo 2022, con la quale Francesco ha ridisegnato l’organigramma vaticano, fino a “In Ecclesiarum Communione”, emanata il 6 gennaio 2023 sempre da Francesco, per riordinare il Vicariato di Roma.
Molto dipende però anche dalla politica dei singoli papi. In questi anni, Jorge Mario Bergoglio ha depotenziato la Curia, assumendo da solo molte decisioni e decentrando alle Chiese locali responsabilità che in passato erano concentrate a Roma. Sotto Giovanni Paolo II, ad esempio, furono invece il Segretario di Stato, Angelo Sodano, e il segretario particolare, Stanislaw Dziwisz, che a norma di legge non avrebbe alcun ruolo, a guidare la transizione, esautorando finanche il Vicario per la diocesi di Roma, il cardinale Camillo Ruini.
Ci sono comunque delle regole che non possono essere modificate. Il codice del diritto canonico stabilisce che «mentre la Sede romana è vacante o totalmente impedita, non si modifichi nulla nel governo della Chiesa universale». Il collegio dei cardinali non ha nessun potere o giurisdizione sulle questioni spettanti a un Papa, quali le nomine dei vescovi o la promulgazione di leggi.
Decadono dall’incarico, con l’inizio della sede vacante, tutti i capi delle istituzioni curiali e i membri. Compreso, quindi, il Segretario di Stato, il veneto Pietro Parolin. Tranne il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, il monsignore lombardo Diego Ravelli, che supervisionerà i riti durante questo periodo; oltre che il Penitenziere maggiore, il cardinale romano Angelo De Donatis, e l’Elemosiniere di Sua Santità, il cardinale polacco Konrad Krajewski. Rimangono poi in carica il Vicario per la diocesi di Roma, il cardinale Baldassarre Reina, e il vicegerente, il monsignore Renato Tarantelli.
Il Camerlengo Kevin Farrell, uomo di fiducia di Francesco, venne chiamato a Roma dal Papa da Dallas, dove era vescovo, per presiedere il dicastero per i Laici, la Vita, la Famiglia e presiedere la commissione vaticana per le materie finanziarie riservate. Il termine Camerlengo deriva dal latino «camerarius», il responsabile della camera apostolica. Nel caso di morte del Pontefice, è lui che deve accertare ufficialmente il decesso, apporre i sigilli allo studio e alla camera del medesimo Pontefice, prendere possesso del Palazzo Apostolico Vaticano e dei Palazzi del Laterano e di Castel Gandolfo, ed esercitarne la custodia e il governo. E poi stabilire tutto ciò che concerne la sepoltura del Pontefice, a meno che questi, da vivo, «non abbia manifestato la sua volontà a tale riguardo». È coadiuvato dal vice-camerlengo, l’arcivescovo brasiliano Ilson de Jesus Montanari, che è anche segretario del collegio cardinalizio e, in quanto tale, l’unico non cardinale a poter entrare in Conclave, e da tre Cardinali Assistenti.
Il Decano del Collegio dei Cardinali, Giovanni Battista Re, 91 anni, ha il compito di dare la notizia della fine del pontificato a tutti i Cardinali, oltre che al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, e convoca le Congregazioni generali dei cardinali, ossia il “congresso” che prepara il Conclave. A lui spetta il cruciale compito di stabilire l’agenda, con i temi all’ordine del giorno, e indicare i relatori che interverranno.
Poiché tanto il decano quanto il sotto-decano hanno più di 80 anni, a guidare il Conclave sarà il più anziano dei cardinali dell’ordine dei vescovi, ossia il cardinale Pietro Parolin. Spetterà al cardinale Parolin chiedere al nuovo futuro eletto se accetta l’esito del voto. Sempre che l’eletto non sia lui.