
Questo è un articolo del nuovo numero di Linkiesta Etc dedicato al tema della Fede. Disponibile nelle edicole di Milano e Roma, negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia, e ordinabile qui (senza spese di spedizione)
«Una cultura del design che abdichi alla progettazione di talismani sacri perde occasioni cruciali di entrare nella vita degli umani». Così lo scrittore Gianluigi Ricuperati spiegava l’origine di un progetto che qualche tempo fa ha visto un gruppo di designer reinterpretare l’oggettistica religiosa. In tempi di incertezza – politica, economica, climatica – si trova conforto nella fede, ma si cercano anche nuovi guru, rivolgendosi a religioni alternative (in rapida crescita) e se è il caso anche agli dèi dell’intelligenza artificiale e ai culti di TikTok. Le nuove generazioni sono più credenti di quanto si pensi.

Il design spirituale è in ascesa: funziona come richiamo tattile e antidoto all’ansia. Per la curatrice fiorentina Valentina Guidi Ottobri e il suo studio VGO Associates può aiutarci per esempio a capire chi siamo e qual è il nostro legame con l’universo. Gli spazi da lei creati, a partire dalla sua galleria a cielo aperto a Grasse, nel sud della Francia, propongono una diversa interazione con gli oggetti, non più semplici “cose”, ma «sculture funzionali» capaci di riconnetterci con la nostra vera natura, le nostre visioni e sensazioni. Se la casa è il guscio in cui ci rifugiamo, la domanda per Guidi Ottobri allora è: come vivere al meglio questo luogo? «In un mondo che ha tutto, dove cose e parole si accumulano, l’associazione propone una nuova forma di Animismo per dare vita a oggetti spirituali e sviluppare nuovi spazi per l’anima». In questo processo, ad assumere rilevanza sarebbe la «rielaborazione di scoperte e credenze», rese «globali e condivisibili».
Accade qualcosa di simile nella casa milanese di Barnaba Fornasetti, insieme abitazione, archivio e ufficio dove la “follia pratica” prende forma. Non limitandosi a riportare in vita i pezzi più popolari della produzione del padre Piero, l’eccentrico designer, amante della musica e del rock, crea nuovi oggetti, rinnovando la tradizione con il suo apporto e la sua sensibilità. Tra questi, la collezione dedicata al Capodanno lunare – un piatto e una scatola in porcellana decorata a mano – evoca il potere dell’astrologia, celebrando l’ingresso nell’anno del Serpente, segno zodiacale dell’oroscopo cinese che meglio di tutti rappresenta il rinnovamento e la trasformazione.

Alchemist è invece il nome della collezione di lampade con cui il designer inglese Lee Broom esplora le possibilità della materia in relazione al desiderio, analogamente a come gli alchimisti praticavano la trasmutazione dei metalli in oro o cercavano di ottenere la pietra filosofale e l’elisir di lunga vita. L’idea è venuta dopo la lettura de L’Alchimista dello scrittore brasiliano Paulo Coelho: «Il libro parla del viaggio di un pastore alla ricerca di un tesoro, ma è pieno di significati spirituali e di metafore a cui molti dei pezzi si riferiscono, attingendo anche alla mitologia e ad altre favole», ha raccontato Broom. Per lui l’illuminazione ha molte connotazioni mistiche: «Quando si parla di energia o di spiritualità, spesso si fa riferimento alla luce. E nell’antichità l’illuminazione era uno degli aspetti fondamentali su cui si concentravano i progettisti di chiese o altri luoghi di culto, perché volevano portare lo sguardo al soffitto per avvicinarci al cielo».
Analogo atteggiamento di fascinazione per la luce è quello dello studio Formafantasma, con sedi a Milano e Rotterdam. Il duo, composto dagli italiani Simone Farresin e Andrea Trimarchi, ha infatti esplorato il tema luminoso con alcuni oggetti creati per Flos: prima Wirering e Wireline – dove la luce oltrepassa la dimensione funzionale per abbracciarne una emozionale – e più recentemente SuperWire, linea di lampade modulari il cui design richiama il lavoro dei grandi maestri vetrai del secolo scorso. «Ci piace che [la luce, ndr] sia intangibile, ma anche tecnica ed emozionale», dicono.

«È anche uno dei pochi campi del design dove si è verificata un’importante innovazione tecnologica: il LED ha rivoluzionato tutto. L’illuminazione è il settore più emozionante del design». Oltre a queste creazioni, a rappresentare “lo spirituale nel design” dei Formafantasma è anche la mostra The Shakers: A World in the Making, che li vede in veste curatoriale. Ospitata dal 7 giugno al 28 settembre al Vitra Design Museum di Weil am Rhein, in Germania, l’esposizione presenta infatti il lavoro degli Shaker, comunità religiosa attiva fino agli anni ’50 in America a cui si deve la creazione di mobili dall’aspetto sobrio, le proporzioni equilibrate e l’elevata qualità di costruzione.
Se il design tende alla spiritualità, le chiese (sconsacrate) diventano i luoghi in cui celebrarne la potenza. Succede a Piacenza con Le forme del tempo, progetto site-specific del designer David Dolcini posizionato sul sagrato della ex chiesa di Sant’Agostino, oggi sede della galleria Volumnia guidata da Enrica De Micheli. Ma Le forme del tempo è anche il titolo della mostra curata da Marco Sammicheli (direttore del Museo del Design Italiano della Triennale di Milano e autore del libro Disegnare il sacro di Rubbettino Editore) che fino al 24 maggio vedrà la chiesa-galleria ospitare una serie di creazioni di designer, oggetti scultorei, poetici, la cui presenza intende suscitare un sentimento nell’osservatore.

Come Dolcini, un’altra artista-designer si lascia sedurre dalla primitività delle forme, individuando in essa una via privilegiata per riconnettersi alla natura e alla propria essenza più autentica: è l’americana Lauren S. Thompson, la cui collezione di arredi Tetrastella – forme totemiche scolpite nel granito – nasce dalle sue pratiche di respirazione e meditazione. «È lì che trovo la mia arte», spiega infatti. Ma “sacre” – perché capaci di ispirare un sentimento di riverenza quasi religiosa – sono pure le icone del design rieditate oggi da Cassina e presentate alla settimana milanese del design.
La collezione comprende dei modelli firmati da Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand, che vengono proposti in nuove varianti colorate per celebrarne i 60 anni di produzione. Finora in pochissimi hanno assunto un atteggiamento dissacrante verso i “mostri sacri” del design. Tra questi spicca il designer Martino Gamper, il quale ha rotto, tagliato e modificato alcuni mobili creati da Gio Ponti in un gesto performativo che si riappropria dell’oggetto per dargli un nuovo destino. Prima di lui era stato Alessandro Mendini con il suo “redesign” a prendere progetti esistenti e a reinterpretarli con colori e materiali nuovi: la sedia Superleggera di Gio Ponti, prodotta da Cassina dal 1957, è tra questi.

Con rinnovata fiducia nelle capacità trasformative dell’immaginazione, designer e artisti sembrano quindi trovare nella spiritualità uno strumento attraverso cui riaffermare la propria presenza nel mondo. Il loro è un linguaggio fantastico, onirico, reale e irrazionale al tempo stesso, in cui antiche tradizioni coesistono con linguaggi nuovi e dove realtà e fantasia si fondono per creare un universo creativo suggestivo.