Confesso che da quando Donald Trump è entrato in carica questo lavoro si va facendo sempre più ingrato. Essere costretto a riepilogare ogni giorno l’incredibile quantità di atroci assurdità compiute, annunciate o pronunciate dalla nuova amministrazione americana è una specie di cura Ludovico, un trattamento capace di alterare la percezione della realtà, il senso dell’orientamento, l’equilibrio psichico ed emotivo di chiunque, rendendo davvero inane lo sforzo per trovare una logica e cercare di organizzare in un discorso che abbia un senso compiuto una tale massa di sconclusionate efferatezze. Esempio. La notizia principale di oggi è ovviamente la crisi politica ed economica innescata dai dazi di Trump, con l’escalation delle ritorsioni tra Stati Uniti e Cina, le discussioni all’interno dell’Unione europea su come rispondere e le tensioni sui mercati. Sarebbe dunque logico riassumere qui l’articolo apparso sul Financial Times a firma di Peter Navarro, principale consigliere di Trump sul commercio e accanito sostenitore della politica dei dazi. Ma è difficile concentrarsi sui suoi argomenti, già di per sé piuttosto grotteschi, senza pensare all’incredibile storia di cui lo stesso Navarro è protagonista.
E cioè al fatto, per dirla in breve, che il principale sostenitore della politica dei dazi, l’economista reclutato per la squadra di Trump dal genero Jared Kushner dopo una breve ricerca su Amazon, nei vari libri che gli sono valsi un posto d’onore alla Casa Bianca citava ripetutamente, per dare credito alle sue teorie contro i cinesi e il commercio mondiale, gli studi e le pungenti osservazioni di un certo Ron Vara, studioso inesistente, inventato da lui. Vi do questa notizia in conclusione: Navarro è l’anagramma del suo nome. Ora, con tutto il rispetto per il Financial Times, risulta obiettivamente difficile leggere e commentare le considerazioni di un tale soggetto sulle scelte politiche che stanno sconquassando l’economia e la politica mondiale, alla luce di un simile retroscena (per non parlare dell’effetto pernicioso che la storia ha avuto sull’equilibrio di Guia Soncini, ora indecisa «se pubblicare un saggio in cui citare l’autorevole opinione di Gancio Suini, quella di Caino Giunsi, o quella di Cosa Inguini, che potrebbe essere un rimprovero da fare a una cerettista incompetente»).
Dopo esserci sorbiti tante lezioni di realismo politico da chi ci ammoniva a prendere Trump sul serio, non alla lettera, viene da pensare che forse sarebbe stato meglio se tutti avessero fatto, per tempo, il contrario. Senza aspettare che le teorie di uno studioso immaginario facessero crollare le borse di tutto il mondo, o che in Texas si arrivasse già al secondo bambino morto per un’epidemia di morbillo, una situazione talmente grave da spingere lo stesso Robert Kennedy, uno dei maggiori diffusori di teorie no vax, non a caso messo da Trump a capo della sanità americana, a raccomandare le vaccinazioni. Sarebbe stato meglio non aspettare, insomma, questa Apocalisse dell’idiozia. Certo è che alleati politici, cinici minimizzatori e sofisticati esegeti del trumpismo dovranno dare molte spiegazioni, nei prossimi anni, prima di abbandonare per sempre la scena pubblica.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.