Questione di generoLa mia amica con la candida ha fatto crollare le Borse di tutto il mondo

L’economista di Trump, scelto dal marito di Ivanka, per darsi un tono riempiva i suoi libri con i pareri del suo anagramma. Mi ricorda quando si chiedeva alla ginecologa come curare le malattie altrui. In ogni caso, siamo di fronte a un capolavoro della commedia dell’inadeguatezza della classe dirigente di questo secolo

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Questa è la storia della mia amica con la candida. Questa è la storia di cosa succede quando chiedi a tuo-genero-quello-intelligente di procurarti un economista. Questa è la storia del potere delle virgolette. Ma, soprattutto, questa è la storia di noialtri che ci raccontiamo d’esser gli ultimi a leggere i giornali, ed evidentemente mentiamo.

La storia comincia alla tv, ma non alla tv vista in tv e trasmessa dalla tv, giacché quella, si sa, non la guarda più nessuno (è un’iperbole: la guardano comunque milioni di persone, ma meno milioni di prima): guardiamo i pezzettini.

Ormai tutti i dati ufficiali dicono che le persone che s’informano su internet sono più di quelle che apprendono cos’è successo nel mondo dai tg, e questo è sconvolgente per chiunque sia abbastanza vecchio da aver cenato davanti al tg, da aver ignorato per tutto il giorno cosa fosse accaduto fino al tg della sera.

Il 2 agosto del 1980 le famiglie bolognesi al mare scoprirono la sera che dieci ore prima, la mattina, nella loro città c’era stato un attentato: sui telefoni non arrivavano le notizie ma neanche i messaggi frenetici di amici e parenti che commentavano minuto per minuto i rivolgimenti del mondo. A raccontarlo oggi, non sembra neanche vero. (Ci sarebbe da fare una riflessione sul fatto che eravamo meglio informati allora di ora, ma non oggi e non qui).

Se le persone scoprono cos’è successo dai meme e non dal Tg1, figuriamoci cosa può accadere quando non del principale notiziario nazionale parliamo, ma d’una rete della tv tematica negli analfabetissimi Stati Uniti. Rachel Maddow è una conduttrice molto di sinistra della Msnbc, ragione per cui quando mi è passato davanti il pezzettino del giorno io ho pensato contenesse esagerazioni propagandistiche.

Il pezzettino in questione, quello di pochi minuti sui social, viene da un macropezzettino di dodici minuti in cui, al “The Rachel Maddow Show”, si parla della politica economica dei dazi, e delle sue conseguenze e delle sue origini. Vi vedo che state pensando «ah, anche economista», ma vi giuro che questa è la storia di molte cose ma non della mia autorevolissima opinione sui dazi. Questa è la storia di Ron Vara, che non è uno scoop di Rachel Maddow: le cose che lei riferisce nel suo pezzettino di tre giorni fa stavano sul numero di Vanity Fair americano del maggio 2017, e sul New York Times a dicembre 2019. Eppure, non ce ne siamo accorti.

Sì, abbiamo la scusa che però i dazi finora Trump non li avesse messi, ma la storia fa talmente ridere ed è talmente una storia che parla di noi mitomani di questo secolo che è imperdonabile averla ignorata finora.

Dunque nel 2017, quando il primo mandato di Trump ha tre mesi, Vanity Fair pubblica un articolo in cui racconta le guerre interne alla Casa Bianca, Bannon (ve lo ricordate?) e dintorni. In quell’articolo a un certo punto ci sono le righe che vado a ricopiarvi.

«Durante la campagna elettorale, quando Trump voleva parlare più concretamente della Cina, ha dato a Jared Kushner una sintesi delle sue idee e l’ha incaricato di fare delle ricerche. Kushner si è limitato ad andare su Amazon, dove l’ha colpito il titolo di un libro, “Death by China”, di cui era coautore Peter Navarro. Ha senza preavviso chiamato Navarro, un noto falco delle politiche commerciali, che ha accettato di far parte della squadra di consiglieri economici (squadra di cui all’inizio era l’unico componente)».

L’articolo prosegue con altre meraviglie dalla commedia dell’inadeguatezza della classe dirigente di questo secolo, ma avanziamo velocemente di due anni e mezzo; nel dicembre 2019, dal genero di Donald Trump che sceglie i consiglieri perché gli piacciono le copertine dei libri discende il paragrafo del New York Times che vado a tradurvi.

«Il presidente Trump deve decidere a giorni se procedere con i dazi, centosessanta miliardi sui beni cinesi, che dovrebbero divenire effettivi domenica. Peter Navarro, un consigliere per il commercio di Trump e uno scettico rispetto alla Cina, ha espresso dubbi sulla volontà di Pechino di rivedere le proprie pratiche commerciali, e ha invocato i dazi come mezzo per costringere la Cina a comportarsi diversamente. Non è il solo ad avere questa linea. Per dare maggior risalto alle sue preoccupazioni, Navarro ha incarnato la sua musa letteraria, Ron Vara, in un appunto che sta girando a Washington. Inviato da un indirizzo email che dovrebbe appartenere a Ron Vara, l’appunto sottolinea dichiarazioni pubbliche in favore di una pressione sulla Cina esercitata a mezzo dazi. “Se ne dibatte molto”, scrive Vara, riferendosi alla scelta se ridurre i dazi o aumentarli. Ron Vara è un personaggio di fantasia che Navarro ha creato e cita come esperto più di una dozzina di volte in cinque dei suoi tredici saggi, in cui ha criticato duramente la Cina. L’uso di Navarro della fonte inventata è emerso in ottobre, dopo che un accademico australiano ha studiato tutti i suoi scritti».

“Ron Vara” è, ve ne sarete accorti da soli, l’anagramma di “Navarro”, e io quindi ieri ho passato il pomeriggio ad anagrammare “Guia Soncini”, indecisa se pubblicare un saggio in cui citare l’autorevole opinione di Gancio Suini, quella di Caino Giunsi, o quella di Cosa Inguini, che potrebbe essere un rimprovero da fare a una cerettista incompetente.

Una decina d’anni fa, quando collaboravo al quotidiano italiano più negato a scrivere di costume, il dorso culturale della domenica mi chiese di scrivere un lungo articolo sugli anni Novanta per una serie sui decenni che stavano facendo. Mi chiamò un caporedattore che credo d’aver sentito solo quella volta e che, tapino, ignorerà che da dieci anni, ogni volta che gli fischiano le orecchie, sono io che racconto una telefonata che andò così: «Magari senti un sociologo» «Un sociologo te lo senti te».

Ora, capite bene che se Bourdieu l’hanno letto senza capirlo i giornalisti culturali e i docenti di materie umanistiche, che ancora vogliono i virgolettati degli esperti e la bibliografia, e non hanno capito che funzionano solo l’aneddotica e le impressioni, di certo non ci si può aspettare che la rivoluzione la faccia il povero Navarro, che – consapevole della forza suggestiva del virgolettato – ha deciso di fare quel che facevamo noialtre da piccole quando qualcuno ci attaccava una malattia venerea.

Adesso non si può più dire, perché nel frasifattismo dell’internet è entrato «chiedo per un amico», e quando qualcosa diventa frase fatta le persone perbene se ne tengono lontane, ma io – e come me molti dei miei conoscenti – per decenni ho usato, per irridere chi fingeva di parlare d’altri ma stava in realtà parlando di sé, la locuzione «la mia amica con la candida».

Il riferimento era a quando sei troppo giovane e timida per ammettere orrendità – quando pensi le orrendità siano una debolezza da occultare e non ciò che ti accomuna alla razza umana – e quindi non osi dire al medico che hai malattie schifose. Quindi fai ipotesi che fingi siano astratte o riguardino altre: altre assenti, altre diverse da te. Ma, se la mia amica avesse la candida, che ovuli dovrebbe usare? In genere le ginecologhe erano abbastanza di mondo da fingere di crederti e dirti cosa dovevi chiedere in farmacia per non morire di prurito alle innominabilità conservando apparentemente intatta la tua reputazione di ragazza perbene.

Certo, la Borsa che crolla è un problema, le Nike che costano di più per i dazi sul Vietnam sono un problema, gli americani che con la disoccupazione praticamente inesistente dovrebbero mettersi a fare lavori da terzo mondo per far contento Trump con le produzioni interne sono un problema, e in generale l’inadeguatezza della classe dirigente mondiale è un bel problema. Però, ammettiamolo, l’economista che per darsi autorevolezza riempie cinque libri dei pareri della sua amica con la candida – con la candida anagrammata – è una roba che la commedia all’italiana ora risorge solo per morire immediatamente d’invidia.

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