Terra terraÈ tutta una questione Agrikola

Un nuovo spazio, dentro Gastronomika, dedicato al racconto del cibo sin dalle sue radici. Una finestra aperta sui campi, sugli allevamenti e nell’ambiente marino per mostrare chi produce, e come, il cibo che mangiamo e quali effetti ha sul mondo

©Unsplash

Sono passati vent’anni da quando il cibo è entrato a ritmo sostenuto nel racconto digitale, prima attraverso i blog, poi i giornali, fino a deflagrare nei social generando una mole di informazioni che raccontano cosa e dove ci piace mangiare, riuscendo a modificare molto le nostre scelte di consumo e aprendoci a una cultura del cibo che, diversamente, non avremmo probabilmente incontrato.

In tutti questi anni abbiamo visto migliaia di piatti e ricette, scoperto indirizzi, molti ingredienti sono diventati cool e poi di nuovo dimenticati. È soprattutto grazie alla comunicazione online, e al talento di alcuni visionari, che abbiamo deciso che non avremmo più mangiato una pasta qualsiasi, ma solo trafilata al bronzo, che abbiamo scoperto la colatura di alici e fatto entrare l’avocado nel paniere alimentare degli italiani.

Il digitale ci ha avvicinato ai cibi artigianali, ci ha mostrato, ogni tanto, il giovane agricoltore e più spesso le vigne e l’industria del vino. Gli chef sono diventati influencer e gli influencer sono diventati chef.

Un racconto bellissimo e patinato del cibo di superficie, di quel cibo che percepiamo familiare perché poggiato su un piatto o in un cesto di vimini dell’agriturismo luxury che seguiamo sui social.

In tutto questo pubblicare digitale siamo riusciti anche ad avvicinare la campagna a casa nostra, ma l’abbiamo resa emozionale ed esperienziale, l’abbiamo semplificata nel suo racconto e, in molte occasioni, non l’abbiamo spiegata abbastanza.

Se il risultato di un piatto parla da solo o attraverso il suo chef in un fantastico video sui social, il prodotto agricolo è un racconto difficile da fare entrare dentro uno smartphone, perché rimanda a questioni complesse fatte di ambiente, economia, etnoantropologia, politica. Ma iniziamo tutti ad accorgerci che fare questo sforzo diventa sempre più importante per conoscere il cibo che mangiamo e spiegarne i cambiamenti.

Se nella comunicazione il cibo è diventato semplice, nei campi e nei mercati degli ultimi anni le cose si sono assai complicate. Secondo un report Greenpeace del 2024 sulla crisi degli agricoltori europei «negli ultimi anni, il numero di aziende agricole nell’Unione europea è crollato a un ritmo allarmante. Secondo Eurostat, nel 2020 si registrano 9,1 milioni di aziende agricole in Europa, circa 5,3 milioni in meno rispetto al 2005, con un calo del trentasette per cento in quindici anni». A scomparire sono principalmente le aziende agricole di piccole dimensioni, mentre aumentano le grandi imprese, capaci di produrre grosse quantità di cibo, sottraendo la maggior parte dei finanziamenti europei destinati all’agricoltura.

Potrebbe non sembrare una cattiva notizia, ma questo modello sta impoverendo ulteriormente buona parte degli agricoltori, sfavorendo l’occupazione in agricoltura e favorendo il divario tra aree urbane e rurali. Per non parlare dell’impatto che tutto questo ha sulla tipologia di cibo che mangiamo, sempre più massificato a partire dal singolo ingrediente, portando alla riduzione della biodiversità, oltre che a una limitata possibilità di scelta da parte del consumatore. Ci illudiamo di poter scegliere cosa mangiare nelle grandi corsie del supermercato, ma cosa mangeremo davvero lo decide qualcun altro per noi, regalandoci l’illusione di una scelta le cui variabili sono solo alternative dello stesso ingrediente.

Gli affari agricoli si complicano in tutto il mondo e hanno un impatto sulla nostra spesa. I motivi sono tanti e molto complessi e un esempio molto attuale riguarda un bene molto caro a noi italiani, il caffè. Il 2025 è iniziato con un sensibile aumento dei prezzi del caffè a livello globale. A innescarlo è la crescente richiesta di mercato che si scontra con i raccolti scarsi nelle piantagioni dovuti principalmente ai cambiamenti climatici, mettendo in difficoltà i coltivatori di caffè dei principali Paesi (Brasile, Vietnam, Colombia, Indonesia). Il risultato è un aumento del prezzo dei chicchi di caffè che in un anno è raddoppiato, toccando dei massimi che rischiano di far diventare il caffè un prodotto di lusso. Il risultato lo vediamo al supermercato, nei prezzi rincarati del nostro pacchetto di macinato preferito.

La situazione è simile per il cacao che, come il caffè, subisce le medesime dinamiche agricole e, trattandosi entrambi di prodotti che interessano il mercato mondiale, sono anche suscettibili dell’incertezza politica che stiamo affrontando (vedi alla voce dazi del governo americano Trump). Si prospetta un’altra Pasqua piuttosto salata per chi vorrà acquistare le uova di cioccolato.

I frutti del caffè sulla pianta. ©Unsplash

Qualcosa di simile accade anche con il burro, il cui prezzo in Italia è aumentato in media del quarantaquattro per cento in un anno. I motivi sono dovuti a un insieme di fattori come la riduzione della produzione di latte (anche questo riconducibile in parte al cambiamento climatico), il costo a rialzo dei mangimi e dell’energia, oltre allo spettro di epidemie come la lingua blu, che mettono in crisi gli allevamenti.

Si potrebbe procedere così per tantissimi altri prodotti alimentari, anche i più semplici come la frutta e la verdura, che, per quanto di prossimità, sono al centro di cambiamenti che mettono in difficoltà produzione e produttori, portando a prezzi più alti sul mercato o, nei casi peggiori, alla scomparsa dei prodotti stessi.

Da queste osservazioni nasce Agrikola, il verticale di Gastronomika che proverà a cercare le informazioni sul cibo a partire dalle sue radici e dai luoghi in cui cresce. Ci allontaneremo dal piatto condito, confezionato, abbellito, per ritrovarlo nella sua veste di ingrediente vivo.

Ci alleneremo insieme per imparare nuovamente l’abc della terra, delle piante e degli animali, conosceremo il nome di chi coltiva i frutti che mangiamo e scopriremo cosa succede nelle varie forme di allevamento e agricoltura. Sarà un modo per provare a tenerci informati su temi sempre più importanti per noi oggi: il costo del cibo, la crisi climatica e l’etica della nostra alimentazione.

La cultura gastronomica è molto aumentata, grazie anche alla comunicazione superficiale a cui tutti abbiamo un po’ contribuito. Ci sono le basi per iniziare ad avvicinare lo sguardo su concetti più raw, più crudi, cioè su cibi ancora non processati e su temi non tanto romantici quanto essenziali per una nuova consapevolezza sulle scelte alimentari che ci attendono.

 

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