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Nei primi tre anni di guerra della Russia all’Ucraina, quaranta milioni di ucraini hanno combattuto contro una potenza nucleare che da secoli vuole cancellare la loro indipendenza, la loro identità e la loro libertà. Gli ucraini hanno resistito, e per la prima volta nella loro storia sono riusciti a farsi sentire dal resto del mondo (anche se non dai talk show italiani, ma pazienza).
Nel quarto anno di invasione russa su larga scala – anche se va sempre ricordato che la guerra all’Ucraina è cominciata nel 2014, undici anni fa, con l’occupazione illegale della Crimea e di alcune zone del Donbas da parte della Russia – la resistenza di Kyjiv si ritrova a combattere contro due potenze nucleari, non più soltanto contro una: Mosca e Washington, infatti, sono entrambe determinate a defenestrare Volodymyr Zelensky, a sottomettere gli ucraini considerati al massimo come pedine e a depredare le risorse minerarie dell’Ucraina.
La conseguenza è che anche l’Europa adesso deve difendersi non solo da un nemico storico, ma anche da un amico traditore; non solo dall’imperialismo del Cremlino, ma anche dal camorrista della Casa Bianca che si prostra davanti alla Russia, dichiara guerra commerciale all’Unione europea, farnetica di volersi annettere territori, infrastrutture e interi Stati alleati, e depotenzia l’Alleanza atlantica che per quasi ottant’anni in Europa ha garantito pace e progresso e ha ampliato la sfera dei diritti e della ricchezza.
Donald Trump considera l’Europa un nemico, la Nato un peso di cui liberarsi, gli alleati storici vassalli, e Vladimir Putin un compagno di merende.
Le élite europee stanno timidamente cominciando a reagire, alcune con maggiore decisione e con la giusta cautela diplomatica, perché più ci si rende conto che gli Stati Uniti di Trump sono diventati predatori più si diventa consapevoli che la protezione americana non può essere sostituita in poco tempo e con un tratto di penna.
Keir Starmer e Emmanuel Macron stanno facendo esattamente questo, stanno organizzando una difesa comune europea, a partire da Kyjiv, ma senza rompere del tutto con Trump e i suoi sgherri, anzi fingendo comprensione per le mattane del gangster, e accarezzando il suo surreale ego adolescenziale.
Non sarà facile né indolore per Starmer e Macron perché, al di là della miseria intellettuale dei nuovi e improvvisati padroni di Washington, l’idea del mondo e di futuro di Trump, di Elon Musk e di J. D. Vance è reazionaria, ottusa e totalmente offuscata dalla chiusura della mente americana.
L’Italia rientra tra i Paesi che fanno finta di non capire che l’ordine mondiale è andato a carte quarantotto, che è saltata la protezione americana e che i barbari sono alle porte. La maggioranza politica e culturale del Paese è divisa tra propagandisti di Putin e di Trump, politicanti ignavi, e meloniani illusi di poter fare da ponte tra Trump e Bruxelles e quindi, per questo, di poter essere risparmiati dalla furia di Washington e di Mosca perché in fondo noi del Paese-più-bello-del-mondo siamo speciali e ce lo meritiamo. Un atteggiamento che prepara piuttosto una deriva Vichy, la capitale del regime collaborazionista francese guidato dal 1940 al 1944 dal maresciallo Philippe Pétain.
L’opposizione italiana è la fotocopia della maggioranza, con qualche singola eccezione sensata che va da Pina Picierno e una ridotta di parlamentari Pd fino a Carlo Calenda. Uno scenario da tregenda del quale sembra impossibile liberarsi per mancanza di leadership adeguate, di coraggio politico e anche di una legge proporzionale che superi il bipopulismo perfetto italiano, un’altra delle grandi innovazioni politiche regalate dall’Italia al mondo.
In Germania si sono risollevati con Friedrich Merz, capace proprio grazie al sistema proporzionale di neutralizzare i rossi e i bruni, entrambi putiniani, e di unirsi laicamente con gli avversari socialdemocratici, e anche con i Verdi sul budget della Difesa, per essere all’altezza della sfida posta da Putin e da Trump al mondo libero.
Noi, anziché tenere fuori dalle leve del potere gli antieuropei e i trumputinisti con una grande “alleanza contro gli stronzi”, inseguiamo pastrocchi politici insensati sia a destra sia a sinistra, e facciamo polemica perfino sul Manifesto di Ventotene, scritto da prigionieri del fascismo mandati in esilio in un’isoletta del Tirreno, il cui spirito antifascista e federalista ha ispirato la costruzione della casa europea e il superamento del totalitarismo nazifascista e della sua alternativa comunista. Così facendo, invece di difendere Kyjiv abbracciando lo spirito di Ventotene che porta a Bruxelles, l’Italia bipopulista rischia di fermarsi a Vichy.
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