Roulette sui territoriLa destra rischia una brutta sconfitta alle regionali, e la sinistra si organizza

Il voto per eleggere i governatori sarà come un’elezione di midterm per Meloni e il governo, che potrebbero perdere ovunque tranne che in Veneto. Intanto l’opposizione sfoglia la rosa di nomi, ma Schlein non ha fedelissimi da candidare e deve affidarsi ai nomi che piacciono anche ai Cinquestelle

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Le regionali saranno un’elezione di midterm. Si voterà a novembre, salvo sorprese clamorose, in Veneto, Marche, Toscana, Puglia, Campania e nella piccola Valle d’Aosta. Avranno ripercussioni sul governo nazionale? È molto probabile. Perché il centrodestra parte sfavorito in quattro regioni su cinque (teniamo fuori, per la sua specificità, la Valle d’Aosta). Solo il Veneto andrà certamente alla maggioranza di governo. Le Marche sono l’altro territorio attualmente governato dalla destra, e proprio da un esponente del partito di Giorgia Meloni, Francesco Acquaroli: una regione molto in bilico. Lo sfidante Matteo Ricci, del Partito democratico, già sindaco di Pesaro e attualmente europarlamentare, è un nome molto forte. Acquaroli non sembra abbia brillato molto in questi anni. Partita apertissima in questo Ohio delle regionali di novembre.

Per il centrosinistra ci saranno vittorie sicure in Toscana e Puglia. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha sbarrato la strada al terzo mandato di Vincenzo De Luca in Campania la situazione è già in movimento. Dopo la scontata esternazione rabbiosa del governatore, ci sarebbero segnali di una sua disponibilità a una trattativa innanzitutto con il Partito democratico, che poi è il suo partito – ma sotto la leadership di Elly Schlein lo ha ostacolato in tutti i modi, all’insegna del rinnovamento.

Dal Nazareno arriva la certezza che De Luca sarà dentro la partita che il centrosinistra giocherà mettendo sul tavolo la candidatura a presidente di Roberto Fico, nome che piace, oltre che al suo capo partito Giuseppe Conte, anche a Elly Schlein. Sarà una sfida con Edmondo Cirielli, di Fratelli d’Italia. Don Vincenzo, come abbiamo già scritto due giorni fa, avrebbe da Schlein l’ok alla ricandidatura a Montecitorio del figlio Piero e una serie di assessorati di peso per i suoi, e dunque presenterebbe una sua lista a sostegno dell’ex presidente della Camera.

Se le cose dovessero filare lisce così come le va raccontando lo stato maggiore del Pd, anche in Campania il campo largo avrebbe fortissime possibilità di vincere portando per la seconda volta alla guida di una regione, dopo Alessandra Todde in Sardegna, un esponente del Movimento 5 stelle. La segretaria del Partito democratico dunque potrebbe portare a casa quattro regioni, ma senza nessun presidente nativo schleiniano (Ricci è con lei, ma non è proprio della squadra di Elly). E per questo ha posto l’esigenza di non candidare in Toscana l’attuale governatore Eugenio Giani, da sostituire con il deputato fiorentino Emiliano Fossi o meglio ancora con Marco Furfaro, membro della segreteria e lui sì vicinissimo alla leader: ma qui sono i riformisti a dire di no. In ogni caso, in Toscana non c’è partita. Alla destra resta il Veneto per evitare un clamoroso cappotto. Ma Meloni deve ringraziare la Lega: se perdesse Acquaroli nelle Marche, la presidente del Consiglio resterebbe a bocca asciutta. Non esattamente un buon viatico nella corsa alle elezioni politiche.

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