Porcospino d’acciaioInvestire nell’industria difensiva ucraina è il modo migliore per fermare la Russia

Trasformare Kyjiv in una potenza militare è una garanzia per il suo futuro e per quello dell’Europa. Perché Mosca non rispetta gli accordi di pace, né i cessate il fuoco

AP/Lapresse

«Possiamo essere uno dei maggiori produttori di armi sofisticate, le tecnologie ucraine saranno richieste dal mondo intero». Oleksandr Merezhko è presidente della Commissione Affari Esteri della Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, e membro del partito di Volodymyr Zelensky. Quando la settimana scorsa è stato intervistato da Newsweek ha parlato di un tema cruciale per la difesa europea, cioè il ruolo che può avere l’industria bellica ucraina come garanzia di sicurezza, per Kyjiv, ma anche per l’Europa e l’Occidente.

L’argomento è tornato in cima al dibattito pubblico nelle ultime settimane grazie alla coalizione dei volenterosi guidata da Francia e Regno Unito, che ha immaginato per l’Ucraina la “Strategia del porcospino d’acciaio”. Si tratta di un modello di difesa ispirato a Israele o Taiwan, basato su una forza armata tecnologicamente molto avanzata, addestrata dall’Europa per un conflitto moderno e pronta a scoraggiare qualsiasi nuova aggressione da parte della Russia.

Diversi centri studi, come l’Atlantic Council e il Bruegel sostengono che i margini di crescita per l’industria militare in Europa siano proprio in Ucraina. C’è un dato che inquadra la questione meglio di tutto il resto: quando è iniziata l’invasione su vasta scala a febbraio 2022 quasi tutte le armi dell’esercito ucraino erano state costruite all’estero o provenivano dai vecchi depositi ucraini risalenti all’epoca sovietica; oggi poco meno della metà del fabbisogno militare Kyjiv lo produce in casa. In più, l’anno scorso le aziende di armi ucraine hanno sfornato equipaggiamenti militari per un valore di dieci miliardi di dollari, secondo un report di marzo dell’Istituto ucraino per il futuro (Uif), cioè circa tre volte di più rispetto al 2023 e di dieci volte rispetto al 2022. Con un grande vantaggio anche in termini logistici: l’approvvigionamento di armi in Occidente è un processo lunghissimo, che in genere richiede anni, con una produzione nazionale l’Ucraina può far arrivare i rifornimenti dalle fabbriche al fronte in tempi molto ridotti.

L’evoluzione dell’industria ucraina è stata dettata da fattori esterni. Il cessate il fuoco con la Russia sembra impossibile, almeno a sentire le dichiarazioni dei russi, da Vladimir Putin a Sergey Lavrov, fino a Maria Zakharova – il problema semmai è che qualcuno in Europa non li ascolta, o fa finta di non capire. Contemporaneamente gli aiuti militari americani stanno diminuendo e presto potrebbero avvicinarsi allo zero per scelta di Donald Trump. Mentre l’Europa fa fatica a prendere il posto degli Stati Uniti sul piano militare. Per cui l’Ucraina ha dovuto imparare a fare di necessità virtù.

L’Economist ricorda che in epoca sovietica l’Ucraina era un grande produttore di armi, ma quell’industria è scomparsa quasi del tutto con il crollo dell’Unione Sovietica. In compenso, quando è iniziata l’invasione su vasta scala, l’Ucraina aveva a disposizione un ottimo settore ingegneristico e un fiorente nuovo settore tecnologico da cui attingere. «Il Paese aveva le fondamenta: un solido settore manifatturiero e un sacco di scuole e università di ingegneria da cui le persone con conoscenze altamente specializzate sono passate alla difesa», ha detto all’Economist Andriy Zagorodnyuk, un ex ministro della Difesa, presidente del Centre for Defence Strategies, un think-tank di Kyjiv. «Dal 2022 lo sviluppo è stato estremamente attivo, c’è un processo di innovazione costante», aggiunge.

Entro il 2025 Kyjiv prevede di produrre cinque milioni di droni con visuale in prima persona, sempre più importanti in questo conflitto, oltre il doppio rispetto ai due milioni prodotto l’anno scorso. Poi ci sarebbero altri trentamila droni in grado di coprire distanze lunghe, quelli che possono colpire in profondità in territorio russo. E Zelensky ha fissato un obiettivo di tremila sofisticati missili cruise, come il nuovo Long Neptune, con una gittata di mille chilometri (uno ha recentemente colpito una raffineria di petrolio in Crimea), e sistemi ibridi droni-missile, come il Palianytsia, che possono essere usati per compiere attacchi rapidi e precisi mantenendo i costi di produzione relativamente contenuti.

Ci sono poi gli investimenti nella guerra elettronica di ultima generazione – come i jammer Night Watch Lima – che disturbano i segnali satellitari che creano interferenze – e nella produzione di materiale bellico tradizionale. L’anno scorso l’Ucraina è riuscita a inviare oltre 2,5 milioni di proiettili di artiglieria e di mortaio in prima linea grazie soprattutto alla partnership con la norvegese Nammo e la franco-tedesca Knds. E questi numeri dovrebbero aumentare ancora per quest’anno.

A ogni modo, ci sono più di ottocento imprese private e statali attive nel settore della difesa, in Ucraina, con circa trecentomila lavoratori qualificati attivi. Oleksandr Kamyshin è il consigliere di Zelensky per le questioni strategiche e ha detto che quest’anno il settore della difesa avrà una produzione di circa quindici miliardi di dollari, ma il settore avrebbe la capacità di produrre circa trentacinque miliardi di dollari. Semplicemente, mancano soldi per gli investimenti: la speranza è che gli alleati europei possano aiutare ad alzare il livello.

Anche perché molte cose ancora non fanno parte della filiera di produzione interna. L’Economist fa l’esempio dei telai per i veicoli blindati necessari per portare le truppe in prima linea, ancora tutti importati. Ed è il motivo per cui Rheinmetall, gigante tedesco della difesa, ha appena aperto la prima di due fabbriche in Ucraina per produrre il suo veicolo da combattimento per la fanteria Lynx.

A gennaio il comandante in capo delle Forze Armate, Oleksandr Syrskyi, aveva detto che l’Ucraina sta sviluppando un sistema in grado di abbattere missili balistici. Anche questo frutto di una joint venture con la francese Thales che produce il sistema di difesa aerea Samp-T: viene da lì l’accesso a radar e sistemi elettronici avanzati. E i sistemi di difesa aerea sono un altro capitolo fondamentale: l’obiettivo è ridurre la dipendenza dell’Ucraina dai sistemi d’arma occidentali, perché gli attacchi russi sono tanti e tali che il fabbisogno è enorme, insostenibile sul lungo periodo con le importazioni.

Ma la prospettiva di una guerra ancora lunga rischia di limitare la produzione a causa della distruzione di alcuni impianti. E ovviamente avere la guerra in casa è un fattore di incertezza, il principale antagonista di qualsiasi investitore. Reuters lo ha raccontato, in un articolo a doppia firma di Olena Harmash e Marc Jones, prendendo ad esempio il colosso siderurgico ucraino Metinvest. L’azienda prevede di mantenere la produzione vicina ai livelli del 2024, ma tutti i suoi progetti più ambiziosi, tra cui la riparazione di alcuni degli enormi altoforni essenziali per il settore siderurgico ucraino, sono in pausa. «Dobbiamo vedere che tipo di condizioni saranno concordate per un cessate il fuoco o un accordo di pace, e che tipo di garanzie saranno fornite affinché le aziende possano ricominciare a investire», ha detto Yuriy Ryzhenkov, amministratore delegato di Metinvest. «Nessuno sa cosa ci sarà sul tavolo alla fine. E, cosa ancora più importante, non abbiamo ancora capito quali saranno le garanzie che la guerra non ricomincerà dopo la tregua».

Ci sono ancora troppe incognite su come sarà l’Ucraina in futuro, dopo un accordo di pace che al momento ancora non si vede all’orizzonte. L’unica certezza è che la Russia farà di tutto per tornare ad attaccare in futuro e non vuole che il suo vicino – che considera il suo giardino di casa – sia armato fino ai denti. È per questo che l’Ucraina ha bisogno di un’industria della difesa forte e di armi avanzate per assicurarsi che non possa essere nuovamente invasa.

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