Indossiamo la kippahLa campagna di Europa Radicale contro l’antisemitismo

Essere riconosciuti come ebrei, in molte circostanze, è un fattore di pericolo. La forma più concreta di solidarietà con gli ebrei, da parte dei non ebrei, è sembrare come loro

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Dopo il 7 ottobre 2023, il più grande pogrom dopo la fine della Shoah, gli episodi di antisemitismo sono aumentati in tutto il mondo. Anche nelle democrazie europee, essere riconosciuti come ebrei è un fattore di pericolo: le accuse, le minacce, le offese e le violenze contro gli ebrei sono ormai stabilmente parte della vita collettiva e del discorso pubblico.

«Un ebreo non è mai mai “io”, ma è sempre “voi”». Così David Blei, il delegato alla comunicazione della Comunità ebraica milanese, ha introdotto la conferenza stampa con cui mercoledì pomeriggio, nella sala Segre di via Sally Mayer, è stata presentata l’iniziativa “Indossiamo la kippah”, promossa dall’Associazione Europa Radicale.

Sulla stessa linea, il vicepresidente della Comunità di Milano, Ilan Boni, ha ricordato come, agli ebrei, è chiesto quasi quotidianamente di discolparsi per qualcosa o di dissociarsi da qualcuno, sempre con una imputazione di colpa o di responsabilità collettiva. 

«Visto che in fondo la colpa che si contesta agli ebrei è quella di essere ebrei – cioè quella della loro inconciliabile diversità religiosa, culturale e, dopo la fondazione dello Stato di Israele, anche politica – ha detto il presidente di Europa Radicale Igor Boni – abbiamo pensato che il modo migliore per dimostrare loro una solidarietà concreta e personale fosse di diventare come loro, di andare incontro agli stessi problemi, di condividere le stesse difficoltà quotidiane. Per questo, abbiamo deciso di lanciare la campagna “Indossiamo la kippah”, come faremo noi nelle prossime settimane».

Gli altri rappresentanti di Europa Radicale presenti alla conferenza stampa, Lorenzo Strik Lievers e Carmelo Palma, hanno insistito anch’essi sulla macabra normalità di un antisemitismo che non ha neppure bisogno di essere dissimulato per non essere riconosciuto. 

Strik Lievers, che appartiene a una famiglia ebraica, successivamente convertitasi al cristianesimo – «sono un ebreo cristiano non credente e per me è un’emozione indossare la kippah» – ha ricordato che «la presenza ebraica ha sempre rappresentato una sfida di tolleranza e un focolaio di intolleranza anche nel mondo cristiano» e che l’antisemitismo contemporaneo continua a costituire lo stesso scandalo che portò alla cancellazione degli ebrei come soluzione della questione ebraica. 

Palma ha ricordato che «ormai l’antisemitismo è così naturale e inavvertito, che, come è successo a Roma, quelli che abitano nei pressi del memoriale della Shoah, infastiditi dai problemi di sicurezza legati alle provocazioni e violenze antisemite, trovano assolutamente normale chiedere al Prefetto che ad andarsene siano gli ebrei e che il Memoriale sia spostato dove non possa dare fastidio a nessuno». Un circolo vizioso perfetto: gli ebrei sono perseguitati perché danno fastidio e poi danno fastidio perché sono perseguitati.

A proposito di antisemitismo inconsapevole, Palma ha ricordato anche il caso dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che «ha chiesto agli ebrei italiani di dissociarsi dal governo di Israele, come se fosse normale muovere accuse collettive a tutti quelli che condividono una fede religiosa. Cosa che nessuno mai si sognerebbe di fare per nessuna religione, tranne che per quella ebraica».

Nel corso della conferenza stampa, è stato reso noto l’appello con cui Europa Radicale ha motivato la propria iniziativa e in cui, tra le altre cose, si legge: «le reazioni che il 7 ottobre ha suscitato in tutto il mondo obbligano a prendere atto di due evidenze, che continuano a essere negate o rimosse nel dibattito pubblico, in Italia e non solo in Italia. La prima è che fino a che la causa palestinese sarà rappresentata e utilizzata da gruppi politici e terroristici che hanno come fondamentale obiettivo la distruzione di Israele, non solo sarà perennemente in pericolo la sicurezza dello Stato ebraico e l’incolumità degli israeliani, ma non sarà neppure possibile concepire una pace fondata sul principio dei “due popoli, due stati”, che implica un riconoscimento reciproco tra lo Stato di Israele e quello palestinese. La seconda evidenza è che l’antisemitismo… è tornato a essere un pregiudizio di massa, culturalmente e politicamente legittimato da istanze cosiddette antisioniste, cioè di contestazione non delle scelte, ma della legittimità di Israele».

Al termine della conferenza stampa, il presidente di Europa Radicale, Igor Boni, ha infine annunciato l’intenzione di scrivere a tutti i sindaci delle principali città italiane, partendo da Milano, per invitarli a indossare per un giorno la kippah come gesto simbolico di solidarietà e di impegno nella lotta contro l’antisemitismo.

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