Il primo ministro canadese Mark Carney ha vinto le elezioni con il suo Partito Liberale. Un risultato sorprendente rispetto alle previsioni e i sondaggi di poche settimane fa. Devono essere ancora scrutinate diverse schede, ma tutte le proiezioni confermano la vittoria dei liberali, con un margine molto stretto: è ancora in dubbio se alla fine avranno la maggioranza dei seggi in Parlamento.
Ancora lo scorso febbraio il Partito Conservatore sembrava destinato a guidare il Paese, quindi a esprimere il premier con Pierre Poilievre, dopo le dimissioni di Justin Trudeau e le difficoltà dei liberali. A gennaio il vantaggio era stimato intorno ai ventiquattro punti percentuali. Negli ultimi tempi però la campagna elettorale è stata dominata dai messaggi aggressivi di Donald Trump nei confronti del Canada: le risposte a tono di Carney – primo ministro da marzo e sempre duro nelle risposte al presidente statunitense – devono aver fatto la differenza.
«Il dibattito politico è stato dominato da Trump e dalla sua incessante attenzione al Canada, il più stretto alleato e partner commerciale degli Stati Uniti», scrive il New York Times. «Trump ha imposto dazi sui prodotti canadesi, spingendolo verso la recessione, e ha ripetutamente minacciato di annetterlo come 51° Stato. Anche mentre i canadesi si recavano alle urne lunedì mattina, ha ribadito questo desiderio, sostenendo sui social media che ciò avrebbe portato benefici economici e militari».
Carney, economista sessantenne autoproclamatosi candidato anti-Trump, ha costruito la sua campagna proprio sui rapporti con gli Stati Uniti e su una reazione tono su tono alle dichiarazioni dell’americano.
Il voto è stato quindi una sorta di referendum contro Trump e il suo modo di trattare gli alleati e i partner commerciali degli Stati Uniti. Quella canadese è la seconda grande elezione internazionale da quando Trump è salito al potere, dopo quella in Germania, e la gestione da parte del Canada della rottura delle relazioni con gli Stati Uniti è oggetto di attenta osservazione in tutto il mondo.
«Le elezioni hanno anche evidenziato come la politica conservatrice di Trump possa rivelarsi tossica per i conservatori di altri Paesi, se questi ultimi vengono percepiti come troppo allineati al suo stile ideologico e retorico», scrive ancora il New York Times. «I sondaggi pre-elettorali suggerivano che Poilievre (il candidato dei conservatori, ndr), che si era scagliato contro “l’ideologia radicale e woke”, aveva promesso di tagliare i fondi all’emittente nazionale canadese e aveva detto che avrebbe tagliato gli aiuti esteri, sembrava aver perso elettori centristi».
Nel discorso che ha tenuto nella notte, dopo il voto, Mark Carney ha parlato molto di valori, che, tra l’altro, è anche il titolo del suo libro. Si è concentrato sui valori che rendono il Canada unico, tra cui umiltà e ambizione. «Chi è pronto a schierarsi con me per il Canada?», ha detto dal palco. «Come ho avvertito per mesi, l’America vuole la nostra terra, le nostre risorse, la nostra acqua. Il presidente Trump sta cercando di spezzarci per poterci possedere. Questo non accadrà mai. Quando mi siederò con il Presidente Trump, sarà per discutere delle future relazioni economiche e strategiche tra due nazioni sovrane, e lo farò con la piena consapevolezza che abbiamo molte altre opzioni per costruire la prosperità per tutti i canadesi».