Propaganda a orologeriaLa solidarietà russoverde a Le Pen, e la sagra del vittimismo sovranista

Il caso della leader francese riaccende il riflesso condizionato della destra internazionale: dal Cremlino a Salvini, ogni inchiesta è vista come un attacco politico, ogni sentenza una cospirazione

LaPresse

Le coincidenze: Russia e Lega all’unisono corrono in soccorso di Marine Le Pen. La leader del Rassemblement National è stata condannata a quattro anni di reclusione, due con braccialetto elettronico, e a cinque anni di ineleggibilità con esecuzione immediata per gli impieghi fittizi al Parlamento europeo. Le Pen, in prima serata sul canale francese TF1, ha definito la sua condanna una «sentenza da regime autoritario» che, a suo dire, ha violato lo Stato di diritto.

Le Pen era accusata di appropriazione indebita di fondi pubblici: gli assistenti parlamentari europei, tra il 2004 e il 2016, in realtà lavoravano per il partito in Francia e non per gli eurodeputati a Strasburgo o a Bruxelles. Evidentemente, i soldi europei piacciono ai sovranisti quando servono per utilizzarli a casa propria. Adesso però si grida allo scandalo e si scomoda, come al solito, la democrazia, anche da parte di chi la democrazia l’ha abolita. Le Pen farà ricorso al tribunale di Parigi; ma il suo percorso per l’Eliseo si fa accidentato.

Matteo Salvini è il primo a strapparsi le vesti contro il complotto giudiziario che colpirebbe la principale concorrente di Emmanuel Macron. Lancia l’hashtag #JeSoutiensMarine. «Chi ha paura del giudizio degli elettori, spesso si fa rassicurare dal giudizio dei tribunali», sostiene il vicepresidente del Consiglio, che poi mette in mezzo cose che non c’entrano nulla.

È preoccupato per la democrazia in Romania (dove è stato escluso dalla competizione elettorale un candidato pieno di soldi russi; e la Lega, di soldi russi, qualcosa ne dovrebbe sapere). Poi se la prende con la dichiarazione di guerra lanciata da Bruxelles a madame Le Pen, addirittura «in un momento in cui le pulsioni belliche di von der Leyen e Macron sono spaventose!».

Ora, finché Salvini difende la sua principale alleata in Europa, diciamo che siamo nell’ordine del cameratismo. I Patrioti vedono nell’Unione europea una deriva autoritaria, sentono tirare aria di persecuzione. Come se a emettere la sentenza fosse stato un tribunale di Bruxelles, o meglio Ursula von der Leyen in persona. Senza chiedersi se magari ci sia qualcosa di vero. Senza limitarsi a prendere per buona la versione della difesa secondo cui, in fondo, quei soldi non finivano nelle tasche di Le Pen, ma venivano utilizzati per il funzionamento di un partito. Le regole se le fanno a casa e decidono come destinare quei finanziamenti.

Il legame tra Matteo e Marine è antico, non è mai stato scalfito dalle alterne fortune elettorali della Lega. Le Pen è sempre rimasta accanto a Salvini sia quando lui era al massimo dei consensi e aveva la maggioranza nel gruppo parlamentare di Strasburgo, sia adesso che i leghisti nell’Europarlamento si sono ridotti al lumicino.

Ecco, finché parla Salvini in difesa di Le Pen è nell’ordine delle cose. La novità è invece l’intervento del Cremlino, per la precisione della loquace Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo che ha attaccato di recente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Anche lei, come tutti i sovranisti intervenuti in difesa di Le Pen, ha definito la sentenza «agonia della democrazia liberale».

Il Cremlino è notoriamente interessato alla democrazia e soprattutto a quella liberale. Una lezione di democrazia da parte di un sistema di potere che arresta e uccide gli oppositori. Oltre che a invadere un Paese democratico come l’Ucraina, che vuole essere libero. Ma anche la difesa del Cremlino ha un senso politico, visto che il partito di Le Pen ha ricevuto soldi da Mosca attraverso il prestito concesso da una banca russa.

Giorgia Meloni non si è esposta in prima persona a favore di Le Pen, ma ha fatto dire al ministro per i Rapporti con l’Europa, Tommaso Foti, che la sentenza del tribunale di Parigi è un modo per far fuori gli avversari politici. È lo stesso concetto espresso da Salvini, dall’amico Viktor Orbán e, in sostanza, da Maria Zakharova.

Ma poteva mancare il fan di tutte le destre del mondo, Elon Musk? Un altro campione della democrazia che odia le regole, soprattutto se limitano i suoi affari come accade in Europa con il Digital Markets Act. Musk ha lanciato una invettiva contro la sinistra che «quando non può vincere al voto democratico abusa sul sistema legale per incarcerare i loro rivali. Questa è la sua strategia standard in tutto il mondo». Ci mancava solo che accusasse Emmanuel Macron di avere eterodiretto i giudici francesi. Ci aspettiamo che lo faccia in una prossima puntata. E se non lo farà lui, ci penserà Salvini, che ha sempre una parola buona per il presidente francese.

L’abbraccio della destra mondiale è completo, ma probabilmente Marine sarà fuori dalla corsa all’Eliseo. In pista il giovane delfino Jordan Bardella, che però non ha lo stesso carisma.

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