Il nome della rosaLa solida eredità ambientale di Papa Francesco

Jorge Mario Bergoglio ha costantemente pungolato la politica per la sua inazione climatica, portando avanti il concetto di «ecologia integrale». Nell’enciclica Laudato Si’, ha saputo unire con rara lungimiranza le tematiche “verdi” a quelle sociali

AP Photo/LaPresse, ph. Domenico Stinellis

Se Jorge Mario Bergoglio avesse scelto un altro nome da pontefice, probabilmente avrebbe comunque seguito lo stesso cammino. Ma è con il nome di Francesco – in onore del santo di Assisi, patrono dell’ecologia e dei poveri – che ha voluto imprimere una direzione chiara al suo pontificato: lasciare in eredità alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli l’impegno per contrastare la crisi climatica e le disuguaglianze. Così che chiunque lo ricordi, possa associare il suo nome alla cura della Terra e di chi la abita. 

Argentino di Buenos Aires, origini italiane, classe 1936, cresciuto in un quartiere popolare della capitale sudamericana, è morto lunedì 21 aprile 2025 all’età di 88 anni, dopo dodici anni a capo della Curia romana. «Con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre», ha annunciato il cardinale Kevin Joseph Farrell. 

«Sedotto dalla chimica» – come lui stesso ha dichiarato in un’intervista – voleva diventare medico, ma poi ha scelto la formazione ecclesiastica: gestita, ordine noto per il suo impegno nell’istruzione e nella giustizia sociale. Così, già prima di portare il nome di quel Francesco vicino agli ultimi, da arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio ha dato attenzione ai poveri e scelto uno stile di vita semplice.

Nel 2013, dopo il rifiuto di Benedetto XVI e la fumata bianca in piazza San Pietro, è diventato il primo Papa sudamericano e gesuita e ha deciso di abitare nella residenza Casa Santa Marta, invece che negli appartamenti papali. Ha eliminato molte formalità della Santa Sede, ha riformato le finanze vaticane, promosso la trasparenza e cercato di rendere la Chiesa un’istituzione più vicina ai poveri, ai migranti, all’ambiente.

La scelta ecologica è stata annunciata formalmente nel 2015. L’accordo di Parigi sul clima non esisteva ancora (sarebbe arrivato qualche mese dopo), Papa Francesco a maggio di quell’anno pubblica un’enciclica, una lettera dal titolo Laudato Si’, come le prime parole dell’incipit (come è tipico nei testi pontifici): parole tratte dal Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi. L’argomento principale dell’enciclica è l’interconnessione tra la questione ambientale e la crisi sociale. «Non si tratta di un’enciclica verde ma di un’enciclica sociale», ha precisato Francesco. 

È una svolta nella dottrina della Chiesa: almeno per i cattolici, il cambiamento climatico diventa anche una crisi morale, oltre che scientifica e politica. A Francesco la scienza del clima è chiara: «Esiste un forte consenso scientifico che indica un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. Negli ultimi decenni, questo riscaldamento è stato accompagnato da un costante innalzamento del livello del mare e da un aumento degli eventi meteorologici estremi», si legge nel testo Laudato Si’, elaborato dopo diversi mesi di consultazioni con accademici del settore. 

È la politica che, secondo Francesco, è in ritardo. Per questo la lettera è rivolta anche ai governi: contiene un appello alla conversione ecologica che – per il Papa – significa soprattutto trasformazione economica perché «esiste un’economia che uccide» ecosistemi e persone.

Per cercare di risolvere disuguaglianze e crisi climatica, Francesco mette al centro il concetto di «ecologia integrale». Un’idea che riconosce che tutto è intimamente connesso e che, per questo, per risolvere i problemi attuali, bisogna considerare ogni aspetto della vita umana sulla Terra: biodiversità, atmosfera, società, sistemi alimentari, distribuzione e redistribuzione della ricchezza. La parola di sintesi adottata da diversi movimenti per la giustizia sociale e climatica è “intersezionalità”. Molti attivisti e attiviste sono stati, più o meno consapevolmente, ispirati dall’idea francescana di ecologia integrale.

Diverse associazioni ambientaliste, negli anni successivi all’enciclica, hanno preteso di più dai governi e anche dallo Stato del Vaticano per la lotta al cambiamento climatico. Nel 2019, Greta Thunberg ha chiesto di incontrare Papa Francesco. In piazza San Pietro, l’attivista svedese di Fridays for future ha consegnato una lettera al Pontefice: un appello per l’azione climatica. Quattro anni dopo, ad agosto 2022, hanno chiesto lo stesso due attivisti di Ultima generazione. Lo hanno fatto in maniera performativa, incollando le loro mani alla statua di Laocoonte ai Musei Vaticani.

A ottobre 2022, lo Stato del Vaticano ha aderito all’Accordo di Parigi sul clima e alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). Papa Francesco è intervenuto alla Cop28 di Dubai (la ventottesima Conferenza Onu sul clima) e ha inviato una delegazione pontificia al successivo negoziato in Azerbaijan. Subito dopo, a dicembre 2024, la Santa Sede ha presentato alle Nazioni Unite il primo rapporto sugli impegni climatici del Paese. Gli obiettivi da rispettare: emissioni nette zero entro il 2050 e riduzione del venti per cento delle emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 2011. 

Pochi mesi fa, un primo passo: Francesco ha inaugurato il nuovo tetto di pannelli solari sui Musei Vaticani. Quegli stessi musei “sporcati” dagli attivisti di Ultima generazione, ora a processo per l’azione sulla statua di marmo. Francesco, però, ha cercato di allontanarsi dal clima di repressione che c’è intorno ai movimenti ambientalisti. Lo ha fatto anche questa volta con un documento formale: l’enciclica Laudate Deum, pubblicata otto anni dopo Laudato Si’

Nel testo del 2023, Bergoglio sottolinea l’urgenza di agire per il clima e sembra comprendere le azioni di Ultima generazione. I gruppi «detti radicalizzati» – si legge – «occupano un vuoto della società nel suo complesso». Qualcuno potrebbe dire amen, ma in questo caso non lo pronuncerebbe neanche il Papa.

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