La transizione verso l’economia circolare, ormai indispensabile, implica un approccio rivoluzionario alla gestione dei prodotti a fine vita, per trasformarli da rifiuti a risorse strategiche per il recupero di materie prime e l’ottimizzazione energetica.
Stando al Rapporto rifiuti speciali 2024 di Ispra, nel settore automotive l’impatto dei veicoli a fine vita è importante, con un volume di oltre un milione di tonnellate gestiti nel 2022. Il dato, seppur in calo del 27,8 per cento rispetto al 2021 (oltre 390mila tonnellate in meno), richiede comunque attenzione.
Secondo il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal 2020 al 2022, in media ogni anno sono stati emessi circa un milione di certificati di rottamazione di veicoli fuori uso, la cui età media è di sedici anni. Il parco circolante è di oltre quaranta milioni nel 2023, con un’anzianità in crescita (da 7,9 anni nel 2009 a 12,5 nel 2023).
Inoltre, sul totale degli autoveicoli ben 9,3 milioni (il 23,2 per cento) sono ante Euro 4, con oltre diciotto anni di età, stando al Book 2023 del centro studi e statistiche dell’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri (Unrae). In questo scenario, l’Italia oggi raggiunge una percentuale di reimpiego e riciclo pari all’ottantasei per cento: una cifra superiore al target previsto dalla direttiva CE 2000/53 relativa ai Veicoli fuori uso (Elv – End of life vehicles), recepita in Italia con il decreto legge del 24 giugno 2003, n. 209.
La norma imponeva, entro il 2015, obiettivi minimi di reimpiego e riciclo dell’ottantacinque per cento. Tuttavia, il recupero complessivo, che include anche la valorizzazione energetica, si attesta allo stesso livello, rimanendo inferiore di nove punti percentuali rispetto al target europeo del novantacinque per cento, che doveva essere raggiunto oltre vent’anni fa.
Assume quindi particolare rilevanza il nuovo Regolamento, presentato nel 2023 dalla Commissione europea, che è in discussione con proposte di modifiche che accendono il dibattito nel settore.
La nuova direttiva introduce obiettivi di circolarità ancora più ambiziosi: ad esempio, vengono fissate percentuali per l’impiego di materiali riciclati nella produzione di nuovi veicoli, e viene stabilito il target del trenta per cento di riciclo della plastica presente nei veicoli a fine vita.
Si tratta di una novità rilevante, poiché il materiale plastico nei veicoli dismessi è contenuto soprattutto nel fluff, che oggi finisce quasi sempre in discarica. L’obiettivo proposto dalla Commissione vuole promuovere un’azione non solo di riciclo ma di recupero energetico, in pratica un “obbligo indiretto” a sviluppare processi e filiere in grado di riciclare le componenti plastiche (il fluff).
Fra le altre principali novità del Regolamento in discussione ci sono l’introduzione di uno specifico regime Epr (Responsabilità estesa del produttore) per i produttori di veicoli, di un passaporto di circolarità per ogni veicolo e di specifici requisiti di progettazione orientati alla durabilità, alla riutilizzabilità e alla riciclabilità dei veicoli, con l’uso di componenti più facilmente smontabili per favorire le operazioni di riparazione, reimpiego e recupero; a fronte del requisito di smontabilità per gli impianti di recupero, scatterebbe l’obbligo di smontaggio pre-frantumazione.
Con l’introduzione della necessità di migliorare la qualità dei risultati di recupero e riciclo, il nuovo Regolamento spingerà le case produttrici a riprogettare le vetture in funzione della circolarità.
Per raggiungere gli obiettivi fissati al novantacinque per cento bisognerà puntare molto al recupero non solo dei metalli, ma anche delle parti più difficili da riciclare, come le plastiche, i tessuti e le sellerie. Per raggiungere questi obiettivi di circolarità è necessario che i produttori di automobili si uniscano in sistemi collettivi che consentiranno agli stessi, in prospettiva del nuovo regime Epr, di avere un ruolo potenziato e protagonista anche delle filiere del recupero.
Quello dei sistemi collettivi, un modello di business già sperimentato positivamente in diverse filiere del rifiuto, consente non solo di ottimizzare risorse e investimenti per l’attività di ricerca e innovazione necessaria a raggiungere obiettivi di riciclo sempre più avanzati, ma anche di gestire la filiera in modo integrato, di garantire tracciabilità e monitoraggio dei processi da ottenere con l’uso di specifici disciplinari e protocolli di legalità. Infine, agevola e favorisce lo scambio di best practices tra i diversi attori di filiera.
*Giuliano Maddalena è Ceo del Gruppo Safe