Continente in tilt L’estremizzazione climatica è ormai la nuova normalità in Europa, Italia compresa

È stato un 2024 rovente, con temperature atmosferiche e marine da record, ma anche ricco di contrasti: umidità e tanta acqua nei Paesi occidentali, condizioni secche e soffocanti in quelli orientali. La fotografia del nuovo “European state of the climate”

AP Photo/LaPresse (ph. Emilio Morenatti)

Mentre dal convegno della Lega sul nucleare emerge la proposta «indecente» – per usare le parole del comunicato del Wwf e altre organizzazioni ambientaliste – sul rinvio della chiusura delle centrali a carbone, Copernicus (C3S) e l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) ci riportano bruscamente alla realtà. E non è una realtà invitante, quella tracciata dal nuovo rapporto sullo “Stato europeo del clima” (“European state of the climate 2024” – Esotc 2024), in grado di confermare un fatto incontrovertibile, che dovrebbe essere la bussola delle politiche ambientali dei nostri governi: viviamo nel continente che si sta riscaldando più rapidamente.

L’incremento repentino delle temperature dell’aria e della superficie marina sta rendendo l’Europa il paradiso – anzi, l’inferno – dell’estremizzazione climatica, senza più vie di mezzo. È stato un 2024 secco e rovente nei Paesi dell’Est, mentre a Ovest hanno prevalso condizioni calde ma molto umide e piovose. In generale, ci siamo lasciati alle spalle un anno da record sia per la temperatura atmosferica (+2,4°C rispetto al periodo pre-industriale, 1850-1900), sia per la temperatura della superficie marina, soprattutto nel Mediterraneo (+1,2°C sopra la media). 

Uno dei due poli dell’estremizzazione climatica è rappresentato dall’acqua. Il trenta per cento della rete fluviale europea, secondo il report, ha superato la soglia di piena «elevata» e il dodici per cento quella «grave». Le tempeste e le alluvioni hanno colpito circa 413mila persone in Europa, provocando almeno 335 vittime (più di 220 solo nel Sud-est della Spagna a ottobre). La zona occidentale del continente ha vissuto uno dei dieci anni più piovosi dal 1950, con precipitazioni sopra la media osservate in Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca e nel nord della regione della Fennoscandia.

Copernicus-WMO

L’altro polo è rappresentato dal fuoco, che si concretizza in ondate di calore sempre più violente, notti tropicali (quando la temperatura notturna non scende sotto i 20°C) e fenomeni siccitosi diffusi e strutturali. A luglio dello scorso anno, per esempio, l’Europa sudorientale ha attraversato l’ondata di calore più lunga mai registrata nella zona: tredici giorni consecutivi con un’anomalia termica di 9,2°C rispetto alla norma. Sempre nell’Europa sudorientale, secondo Copernicus, la temperatura massima ha superato la media storica in tutti i giorni – tranne due – dell’estate del 2024. 

Tolte la Groenlandia e le isole Svalbard, il sessanta per cento del nostro continente ha osservato nel 2024 un aumento – rispetto alla media – dei giorni di «forte stress da calore», ossia quando la temperatura percepita è pari o superiore ai 32°C. Si tratta di una condizione che ha anche accelerato il processo di fusione dei ghiacciai, soprattutto quelli della Scandinavia e delle Svalbard, che hanno fatto registrare il più alto tasso di perdita di massa da quando esistono le rilevazioni. 

Copernicus-WMO

Il report ha messo una lente d’ingrandimento anche sugli incendi, che hanno colpito quarantaduemila persone in tutto il continente; l’evento più grave si è verificato in Portogallo, dove a settembre le fiamme hanno inghiottito circa centodiecimila ettari di boschi in una settimana (un quarto dell’area bruciata ogni anno in Europa). 

Sono più di cento gli esperti che hanno unito le forze per realizzare il nuovo report di Copernicus e dell’Organizzazione meteorologica mondiale. Il documento, spiega la direttrice generale dell’Omm Celeste Saulo, dimostra che «ogni frazione di grado in più di aumento della temperatura è importante perché accentua i rischi per le nostre vite, per le economie e per il pianeta». 

L’adattamento climatico «è d’obbligo», aggiunge Saulo, secondo cui «l’Omm e i suoi partner stanno intensificando gli sforzi per rafforzare i sistemi di allerta precoce e i servizi climatici, per aiutare i decisori e la società in generale a essere più resilienti». Il report ha citato anche Milano tra le città più virtuose d’Europa sotto il profilo dell’adattamento, specialmente grazie ai progetti di riforestazione urbana e alle infrastrutture “verdi”. «Il cinquantuno delle città europee ha un piano di adattamento al clima – dice Florence Rabier, direttrice generale del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf) –, e questo sottolinea il valore delle nostre informazioni, che puntano a supportare in modo più efficiente i processi decisionali sull’adattamento». 

L’ambizione, però, deve crescere anche nelle politiche di mitigazione. A questo proposito, il report ha confermato il trend in crescita dal 2020 delle emissioni medie annue in Europa: colpa dell’anidride carbonica (+2,4 parti per milione di incremento annuo dal 2020) e del metano (+12 parti per miliardo). Da una parte, il documento ha confermato lo sviluppo incoraggiante delle fonti rinnovabili, che nel 2024 hanno raggiunto il massimo storico a livello di generazione elettrica (quarantacinque per cento); dall’altra, però, la domanda di energia è sempre più elevata, il che richiede un uso ancora massiccio dei combustibili fossili.

Copernicus-WMO

«In questa situazione, occorre sicuramente adattarsi agli eventi estremi che, data l’inerzia del clima, ci ritroveremo anche nei prossimi decenni, ma dobbiamo anche agire rapidamente per la mitigazione e la riduzione drastica delle emissioni, altrimenti potremmo giungere a scenari in cui sarebbe difficilissimo difendersi con l’adattamento», specifica Antonello Pasini, fisico del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in libreria dal 24 aprile con “La sfida climatica. Dalla scienza alla politica: ragioni per il cambiamento” (Codice Edizioni).

Sulla stessa linea di Pasini c’è Friederike Otto, co-direttrice del World weather attribution (Wwa), istituto che analizza i rapporti diretti tra un singolo evento meteorologico estremo e il cambiamento climatico di origine antropica: «In un’economia globale volatile, è francamente folle continuare a fare affidamento sui combustibili fossili importati, quando le energie rinnovabili offrono un’alternativa più economica e pulita. L’Unione europea non può permettersi di mettere in secondo piano i propri impegni in materia di clima. Deve guidare la carica e accelerare il passaggio a una politica basata su dati concreti, che aiuti effettivamente le persone a basso reddito e non gli oligarchi». 

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