Pagare dazioTrump si finge vittima per colpire l’Europa, come fa Putin con l’Ucraina

Il copione è già visto: un leader autocratico si dichiara martire, lancia un’offensiva e aspetta che gli altri si dividano. Come risponderà l’Europa stavolta?

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Quello che si sta presentando attorno ai dazi di Donald Trump è uno scenario ucraino. Un miscuglio di riflessi pavloviani, di déjà vu. Alla base dell’atto di guerra commerciale di Trump vi è anzitutto lo stesso vittimismo che ha contraddistinto l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Così come Vladimir Putin lamentava un improbabile accerchiamento (la famigerata espansione a Est della Nato, capolavoro della propaganda russa), mentre Trump lamenta che gli Stati Uniti vengano sistematicamente derubati dal resto del mondo. «L’America deve difendersi e lo sta facendo», dice Peter Navarro, il consigliere artefice della manovra, che si autocitava nei suoi saggi, usando un anagramma del suo nome.

Nella tesi dell’amministrazione americana, le imprese sparse per il globo esporterebbero, senza ritegno, beni sul mercato americano in misura enormemente maggiore di quanti ne importino dalle imprese statunitensi (il famoso sbilancio commerciale, che non tiene conto dei servizi di cui gli Stati Uniti inondano il resto del mondo).

Il vittimismo è un registro utile a chi commette delle ingiustizie, perché aiuta a creare un’aura di legittimità. Dichiarare di voler reagire a dei torti subiti getta il dubbio nell’opinione pubblica e solletica il senso di empatia e solidarietà innato nell’intima coscienza di ogni individuo. Allo stesso modo dell’invasione dell’Ucraina, i dazi hanno poi provocato reazioni ostili da parte degli avversari dell’Unione europea e di coloro che non nascondono comprensione per le ragioni di Putin.

Così, immancabili, in una nuova ondata di pacifintismo, puntuali sono arrivate le incitazioni a un nuovo appeasement. Giorgia Meloni e il ministro Giancarlo Giorgetti hanno invitato a non allarmarsi troppo (nonostante le centinaia di miliardi bruciati in pochi giorni sui mercati europei) e a evitare contromisure ritorsive. Dal canto suo, così come critica le sanzioni alla Russia, Matteo Salvini contesta aspramente la scelta dell’Unione europea di preparare misure di ritorsione: «Chi vuole i contro-dazi fa il male dell’Italia», è stata la sua prevedibile dichiarazione.

In questo scenario ucraino non possono poi mancare le critiche a Emmanuel Macron che, da buon patriota quale dovrebbe essere Salvini, ha invitato gli imprenditori francesi a sospendere gli investimenti negli Stati Uniti. E scontate sono pure le affermazioni che distolgono l’attenzione dalla questione di fondo e invitano a guardare il dito e non la luna: il nemico non sarebbero gli Stati Uniti di Trump, ma l’Unione europea, che avrebbe ancora troppe barriere nazionali nel mercato interno.

Ecco allora che si scoprono fantomatici «dazi interni», capolavoro della neolingua leghista. Il che, paradossalmente, porta a un cortocircuito eccezionale: sovranisti che si battono per un’Europa più integrata. Di stampo analogo, l’uscita di Francesco Giubilei, autore del libro “Giorgia Meloni. La rivoluzione dei conservatori”, che è riuscito a sostenere che sarebbe l’Unione europea a volere una guerra commerciale con gli Stati Uniti, come ci ha segnalato il buon Luciano Capone.

Anche in fatto di strategia le affinità con lo scenario ucraino sono parecchie. Per i nuovi pacificatori della guerra commerciale il dialogo è tutto. Meglio, però, se separato. Meglio che ogni Paese tratti per sé, rinunciando così, paradossalmente, a usare come leva negoziale la cosa più forte di cui l’Unione europea è dotata: il mercato unico.

Intanto Trump non può che sorridere compiaciuto, proprio come riesce a fare spesso Putin: mira infatti a frammentare il mercato unico europeo, che rimane il primo mercato del mondo. Ma proprio perché quello europeo è il primo mercato del mondo, l’introduzione di contro-dazi è la leva più forte che si possa portare al tavolo negoziale.

Senza misure ritorsive da ritirare, cosa si offre a Trump in cambio della revoca dei dazi da parte sua? Asservimento? Vassallaggio di stampo bielorusso? Senza contromisure da porre sul tavolo negoziale, l’unica cosa su cui si può trattare è la resa., come quella che molti pacifinti vorrebbero da parte di Volodymyr Zelensky. Insomma, anche nella guerra commerciale innescata dagli Stati Uniti ci vuole quella pace attraverso la forza che lo stesso Trump poco tempo fa aveva posto alla base della propria azione. Invece, continua a fare proseliti una nuova versione di appeasement. Scenario ucraino, appunto.

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