Opportunità tecnologicaL’IA è destinata a trasformare l’economia globale

Quattro esperti spiegano come l’Intelligenza artificiale potrebbe migliorare rapidamente, e in modo concreto, la vita di miliardi di persone

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Questo è un articolo del nuovo numero di Linkiesta Magazine, con gli articoli di World Review del New York Times. Si può comprare, qui sullo store, con spese di spedizione incluse. O in edicola a Milano e Roma e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia dal 28 dicembre.

Nel 2024, la paura dell’Intelligenza Artificiale si è trasformata nella paura di perdersi qualche aspetto dell’Intelligenza Artificiale. Piaccia o meno, la tecnologia è ormai ovunque. Forse non avrete bisogno di uno spazzolino da denti dotato di IA, ma un trattore guidato dall’IA potrebbe aiutare gli agricoltori a sfruttare al meglio le condizioni meteo o quelle del terreno per ottenere la massima produttività che un campo può offrire. E i rivenditori di tutto il mondo stanno adottando opzioni digitali per aiutare i consumatori negli acquisti. L’Intelligenza Artificiale sconvolgerà ogni settore dell’economia globale – l’investment banking come la produzione di beni di consumo, l’industria pesante come l’attività dei liberi professionisti. Ma i suoi effetti si faranno sentire in modi diversi. Guardando al 2025, quali saranno i settori in cui l’IA farà sentire la sua presenza in modo davvero vantaggioso e dove farà invece capolino solo a causa della cosiddetta FOMO (Fear of missing out), ovvero della paura di rimanere tagliati fuori da qualcosa? E quale sarà il suo impatto sui risultati economici globali? Abbiamo chiesto a un gruppo di esperti di considerare come l’IA potrebbe influenzare il settore delle imprese e il mercato del lavoro nel 2025 e negli anni successivi.

Le loro risposte sono state editate e sintetizzate da Lara McCoy.

Reid Hoffman: «Abbiamo il dovere morale di sviluppare l’IA»
Da quando l’Intelligenza Artificiale ha “annunciato” il suo arrivo tramite ChatGPT, stiamo vivendo l’alba della rivoluzione industriale cognitiva. L’IA promette un cambio di passo digitale con una portata analoga a quella dei progressi fisici del passato nei settori dei trasporti, della logistica e della produzione. Nel 2025 e poi negli anni successivi, inizieremo a sentire l’impatto sulla vita quotidiana dell’IA, che amplificherà le capacità cognitive umane.

Se teniamo conto di quali sono le esigenze globali e le capacità attuali dell’IA, è facile prevedere alcuni dei settori in cui essa verrà applicata, come ad esempio la creazione di servizi medici personalizzati gestiti dall’IA con accesso 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 tramite smartphone. Ma questa nuova tecnologia ha una tale portata che produrrà anche altre innovazioni straordinarie e sorprendenti che ci sembreranno ovvie solo con il senno di poi.

Io confido nello spirito imprenditoriale e nelle forze del mercato che sono capaci di spingere l’innovazione grazie alle scelte dei consumatori, ma credo che far progredire l’IA sia anche un imperativo morale derivante dalla miriade di sfide a livello planetario che gli esseri umani non sono finora riusciti ad affrontare in modo efficace. Pertanto, ritengo che sia nostro dovere utilizzare l’IA per espandere le capacità umane e provare a risolvere i problemi più urgenti, dal cambiamento climatico all’eradicazione delle malattie, e per poter garantire a sempre più persone l’accesso a pari opportunità. Per questo motivo, ritengo che sostenere il continuo sviluppo dell’IA e un suo utilizzo sempre maggiore debba essere un obiettivo in sé e per sé. Questo imperativo morale si applica a cascata. L’IA è un bene morale per il mondo, in quanto è essenziale per risolvere i nostri problemi principali. L’IA è un bene morale per la società, in quanto ci permette di costruire un’impalcatura più solida per le nostre vite, che incarni meglio i nostri valori umanistici. E, cosa forse ancora più importante, l’IA è un bene morale per l’individuo, in quanto amplifica le nostre capacità umane e la nostra capacità di agire per realizzare le nostre speranze e i nostri sogni.

Per far progredire l’IA, dobbiamo concentrare la nostra attenzione sul controllo e sull’uso dei dati. Attualmente possiamo valutare quali siano i progressi necessari nell’hardware e nella progettazione per aumentare le capacità dell’IA, ma c’è il timore che possiamo “esaurire i dati” per raggiungere il prossimo step. Mi piacerebbe vedere uno sforzo comune, derivante da un accordo tra tutti gli stakeholder, per quanto riguarda i sistemi di rilascio delle licenze e le soluzioni creative. È essenziale che si diffonda questa convinzione condivisa: usare i dati non è rubare, ma è creare un bene pubblico. La disponibilità di un maggior numero di dati per migliorare l’IA produrrà strumenti migliori per la società nel suo insieme, per l’economia e per gli individui. Una maggiore comprensione di questo importante meccanismo da parte della società ci aiuterà a superare gli attuali conflitti sulla proprietà dei dati, riguardo alla quale bisogna applicare un metodo controintuitivo per capire che in questo caso il possesso non determina una maggiore scarsità di una utility, come avviene nel caso dei miei vestiti o della mia auto. La proprietà dei dati dovrebbe invece riflettere una realtà di abbondanza. Così come è avvenuto per il diritto d’autore rispetto al quale sono state stabilite delle regole che ne garantiscono un uso corretto, dobbiamo collaborare per creare una nuova versione del copyright relativa ai dati, che protegga i diritti delle persone e consenta, nel contempo, la crescita economica.

L’Intelligenza Artificiale sarà essenziale per la crescita e il miglioramento di tutte le società del mondo. Questa tecnologia potrebbe aiutarci a rendere migliori, in modo tangibile, miliardi di vite, se comprenderemo sempre di più, in modo condiviso, quanto l’IA possa accrescere il potenziale umano.

Marc Benioff: «L’enorme potere trasformativo dell’IA può essere un beneficio per tutti»
Nel corso della mia carriera nella Silicon Valley, ho assistito a numerose ondate di innovazione, ma nessuna di esse è paragonabile, quanto a portata, all’Intelligenza Artificiale. L’IA è la tecnologia che definirà la nostra vita. In pochi anni, abbiamo già assistito a tre generazioni di IA. Prima sono arrivati i modelli predittivi che analizzavano i dati. Poi è arrivata l’IA generativa, guidata da modelli di deep-learning come ChatGPT. E ora stiamo vivendo una terza ondata, caratterizzata da agenti intelligenti in grado di gestire autonomamente compiti complessi. Questi agenti IA hanno il potenziale per aumentare le capacità umane in modi finora inimmaginabili. Agentforce, la suite di agenti IA di Salesforce, sta guidando questa terza ondata. Agentforce è stata progettata per consentire alle aziende di ridimensionare in modo drastico la propria forza lavoro, utilizzando gli agenti IA per affrontare compiti di routine e persino per prendere decisioni. Immaginate un mondo in cui le aziende possano impiegare una forza lavoro di agenti IA per gestire le interazioni con i clienti, analizzare i dati, ottimizzare le strategie di vendita ed eseguire attività operative in tempo reale e con poca supervisione umana.

Questa capacità potrebbe aumentare la produttività di un’azienda e permettere ai dipendenti di concentrarsi sui lavori di maggior valore, favorendo l’innovazione, la creatività e le relazioni con i clienti. L’obiettivo di Agentforce è quello di potenziare ogni dipendente, approfondire le relazioni con i clienti e aumentare la crescita e i margini di profitto. Questa collaborazione tra esseri umani e agenti IA, che combina la creatività e il pensiero critico degli esseri umani con la precisione e l’adattabilità dell’IA, costituirà la pietra angolare dei luoghi di lavoro del futuro. In Salesforce, prevediamo di distribuire più di un miliardo di agenti IA tra i nostri clienti entro la fine del 2025. L’arrivo degli agenti IA è un momento straordinario per l’economia globale, par accompagnare il quale è essenziale che i dirigenti aziendali e i leader governativi chiariscano i loro valori fondamentali, mettendo la fiducia in cima alla lista. Le aziende come la mia hanno la responsabilità di garantire che l’IA sia affidabile e sicura e che i suoi benefici siano ampiamente condivisi.

Le aziende hanno anche l’obbligo di dare la priorità alla sicurezza e alla privacy dei dati che alimentano questi agenti. Deve essere chiaro che i vostri dati non diventino un prodotto che è qualcun altro a vendere. E dovremmo disporre di quadri normativi che proteggano i diritti umani e la sicurezza, incoraggiando al contempo l’innovazione. Dobbiamo anche investire di più nella formazione delle giovani generazioni per i lavori di domani, in cui la creatività e il pensiero critico – caratteristiche esclusivamente umane – saranno più importanti che mai. Il potenziale di trasformazione degli agenti IA è immenso, ma da questo potenziale deriva la responsabilità di garantire che questa tecnologia vada a beneficio di tutti. Il modo in cui quest’ultima generazione di IA prenderà vita e il tipo di impatto che essa avrà su ogni aspetto della nostra civiltà dipendono da noi.

Richard Baldwin: «L’IA può portare a un maggiore livellamento delle opportunità di lavoro»
Recentemente ho capito che l’IA scatenerà un’ondata di talenti a livello globale grazie alla sua capacità di colmare le differenze linguistiche, culturali e di competenza. Questa convinzione inaspettata si è consolidata in diverse fasi ed è scaturita dalla mia attività di docente presso la IMD Business School. Un giorno, davanti a un gruppo di dirigenti aziendali provenienti da una decina di Paesi diversi, ho chiesto a ChatGPT di scrivere un discorso di benvenuto di due minuti per i nuovi dipendenti. Il risultato è stato un discorso che “suonava” decisamente americano, tanto che un partecipante mi ha chiesto se ChatGPT avesse rilevato il mio accento. Non avendo mai considerato questo aspetto, ho chiesto all’applicazione di adattare il discorso ai nuovi assunti britannici, irlandesi, kenioti, indiani e sudafricani. Ne sono usciti cinque discorsi che riecheggiavano le rispettive culture: ed è quindi saltato fuori che ChatGPT è capace di poliglottismo culturale. Questo è stato il momento in cui mi si è accesa per la prima volta la lampadina e ho capito che l’IA può aiutare a colmare le differenze tra le varie culture.

L’illuminazione successiva mi è arrivata durante la presentazione di una ricerca sull’uso generativo dell’IA da parte dei consulenti del Boston Consulting Group. Quella ricerca aveva avuto un risultato sorprendente: la qualità e la tempestività del lavoro di tutti i consulenti erano migliorate con l’uso dell’IA generativa, ma i miglioramenti maggiori erano stati ottenuti dai consulenti con meno esperienza. Questo effetto di “livellamento” ha poi trovato ampia conferma. Con il senno di poi, tale livellamento appare ovvio. L’IA generativa si forma sui Big Data, ma utilizza dei meccanismi che danno priorità al lavoro di alta qualità, in modo da incamerare le competenze dei migliori professionisti. L’utilizzo di strumenti di IA può quindi contribuire a rendere il lavoro dei consulenti junior più simile a quello dei consulenti più esperti. I consulenti di alto livello offrono comunque un servizio migliore ai clienti rispetto ai loro colleghi meno esperti, ma l’IA aiuta a rendere accessibile anche a quei clienti che hanno meno da spendere dei servizi di qualità più alta. E questo è stato il mio secondo momento di illuminazione. Il terzo è arrivato sottoforma di gioco di ruolo globale.

Provate a immaginare dei lavoratori che abitano in un Paese a basso salario e metteteli al posto dei consulenti meno qualificati del Boston Consulting Group. Oggi, con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale, il livellamento delle competenze rende più intercambiabili fra loro i lavoratori americani e i telelavoratori stranieri. Il risultato è chiaro: le aziende statunitensi possono sostituire più facilmente i lavoratori americani con dei talenti potenziati dall’IA che vivono in luoghi in cui 10 dollari l’ora consentono loro di mantenere uno stile di vita da classe media. L’illuminazione finale l’ho poi avuta discutendo della traduzione simultanea del parlato e di come essa potrebbe eliminare le barriere linguistiche. Immaginate una riunione su Zoom tra Ricardo, che parla spagnolo, ed Emily, che parla inglese. Con la traduzione vocale simultanea guidata dall’Intelligenza Artificiale, Emily sente in inglese mentre Ricardo parla in spagnolo – senza leggere sottotitoli, senza ritardi – e, viceversa, Ricardo parla in spagnolo ma Emily sente in inglese. Questa serie di esperienze mi ha portato a un’epifania inaspettata. L’Intelligenza Artificiale migliorerà le competenze, abbatterà le barriere linguistiche e appianerà le differenze culturali, liberando così il pieno potenziale degli impiegati e dei professionisti di tutto il mondo.

A prima vista, sembra che l’IA possa portare a una delocalizzazione del lavoro a discapito degli impiegati americani simile a quella causata dalla globalizzazione, che è andata a discapito degli operai americani. Ma io non credo che le cose andranno così. Il settore dei servizi è molto diverso da quello manifatturiero. Ad esempio, gli Stati Uniti vendono molti più servizi ai Paesi che hanno un basto costo della manodopera di quanti non ne acquistino da quegli stessi Paesi, perché nel settore dei servizi la soluzione più economica non è sempre anche la più conveniente. Inoltre, i nuovi “corridoi” per la compravendita di servizi si svilupperanno in entrambe le direzioni: vedremo più telelavoratori stranieri negli uffici statunitensi e più telelavoratori statunitensi negli uffici stranieri.

Sono ottimista sul fatto che i redditi aumenteranno invece di diminuire, dato che l’IA aumenta le competenze in tutto il mondo. Tuttavia, questo risultato dipende dal fatto che gli americani abbraccino l’IA. Infatti, anche se forse l’IA non vi ruberà il lavoro, potrebbe invece farlo qualcuno che usa l’IA, soprattutto se non la usate anche voi.

Xiaolan Fu: «L’integrazione fra IA e conoscenze umane potrà fornire combustibile all’economia»
L’Intelligenza Artificiale sta innescando una nuova Rivoluzione industriale. E, nei prossimi anni, il suo profondo impatto è destinato a permeare ogni aspetto della società, inaugurando una serie di cambiamenti trasformativi e rimodellando in modo notevole l’economia globale.

In primo luogo, l’Intelligenza Artificiale sta determinando la ristrutturazione delle catene globali del valore, portando alla delocalizzazione delle risorse in vista di una maggiore efficienza. Questa ristrutturazione comprende la rinascita dell’industria manifatturiera in Nord America e in Europa e l’automazione di alcuni servizi ad alta intensità di lavoro come la contabilità, l’assistenza legale e il costumer care. L’IA ottimizza la trasparenza della supply chain, prevede le fluttuazioni della domanda e razionalizza la logistica, promuovendo servizi su misura e marketing di precisione per soddisfare in modo efficiente le esigenze individuali dei consumatori.

L’IA sta inoltre provocando una profonda trasformazione del mercato globale del lavoro. Se da un lato l’automazione può sostituire alcuni lavoratori che svolgono attività ripetitive, dall’altro crea una maggiore domanda di formatori di IA, di data scientist e di ingegneri esperti di apprendimento automatico. E crea anche nuove professioni che prevedono l’uso dell’IA per svolgere lavori tradizionali, come nel caso degli artisti che lavorano con l’Intelligenza Artificiale. Questo cambiamento richiede la riqualificazione dei lavoratori in modo che possano occuparsi di mansioni più complesse e non automatizzabili che prevedono una risoluzione creativa dei problemi e di mansioni che si basano sull’intelligenza emotiva.

I progressi dell’IA stanno alimentando la crescita delle startup e stanno promuovendo l’innovazione “IA+” in diversi settori e su grandi piattaforme di modelli linguistici come GPT. Sfruttando le tecnologie IA, le aziende possono valutare e migliorare il valore delle startup technology-driven, facilitando l’innovazione nelle piccole e medie imprese e sostenendo il trasferimento di tecnologia ai Paesi in via di sviluppo.

Il rapido sviluppo dell’IA in Cina ha posizionato quel Paese nel ruolo di attore-chiave nel panorama globale dell’Intelligenza Artificiale. Grazie al determinante sostegno del governo, alle abbondanti risorse di dati e alla vivacità di chi si dedica all’innovazione, la Cina è sulla strada per diventare una potenza mondiale dell’IA e vanta un fiorente ecosistema di startup che vi si dedicano e sono sostenute da significative iniezioni di venture capital.

Ma l’impatto dell’IA sulla disuguaglianza globale è un’arma a doppio taglio. Se da un lato alimenta la crescita economica, espande le possibilità di accedere ai servizi e crea nuove opportunità, dall’altro una sua diffusione incontrollata potrebbe invece esacerbare le disparità economiche, regionali e sociali già esistenti. Per garantire che l’Intelligenza Artificiale generi dei benefici per tutti, gli stakeholder devono affrontare varie questioni che hanno a che fare con i pregiudizi legati all’IA, con le disuguaglianze per quanto concerne l’accesso alla tecnologia e con la carenza di competenze. E devono utilizzare e sviluppare in modo inclusivo l’IA. Infine, il coinvolgimento umano rimane fondamentale per guidare e gestire le tecnologie dell’IA. Dal momento che essa progredisce a un ritmo sostenuto, è essenziale costruire dei solidi quadri di governance per garantire una distribuzione equa e ragionevole nell’ambito dell’economia globale dei benefici determinati dall’IA. Per un progresso tecnologico sostenibile è necessario che l’innovazione fonda armoniosamente l’IA con l’intuizione umana e con i bisogni e i valori più alti dell’umanità.

L’IA cambierà la struttura del settore industriale e la geografia economica. Assisteremo a dei cambiamenti rispetto all’attuale panorama della competitività dei vari Paesi e a una nuova spartizione delle specializzazioni a livello globale. L’IA innescherà delle trasformazioni nel mercato del lavoro e porterà a un aumento delle innovazioni nel settore digitale. La capacità tecnologica sarà sempre più concentrata in pochi luoghi e aumenterà ulteriormente il divario tra i Paesi leader e quelli in via di sviluppo: esiste un rischio reale di disaccoppiamento tecnologico a causa della competizione tra i principali Paesi per quanto riguarda l’IA e le altre tecnologie-chiave.

La traiettoria futura dell’economia globale dipende dalla perfetta integrazione dell’IA con la saggezza umana. Quei progressi tecnologici che danno priorità a un’innovazione incentrata sull’uomo e che sostengono i valori umani dovranno guidare una crescita inclusiva e favorire uno sviluppo sostenibile dell’economia globale.

© 2024 THE NEW YORK TIMES COMPANY AND MARC BENIOFF, REID HOFFMAN, RICHARD BALDWIN, XIAOLAN FU

Questo è un articolo del nuovo numero di Linkiesta Magazine, con gli articoli di World Review del New York Times. Si può comprare, qui sullo store, con spese di spedizione incluse. O in edicola a Milano e Roma e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia dal 28 dicembre.

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