La domenica delle salmeDue missili tra i salici hanno ferito la giornata più sacra dell’Ucraina

L’attacco a Sumy non è solo l’ennesimo massacro gratuito dei russi, ma la fotografia di una guerra che disprezza la tregua, i riti, la vita civile

LaPresse

La Domenica delle Palme in Ucraina viene chiamata Domenica del Salice. L’albero delle palme non cresce nei territori dell’Europa orientale, per questo è stato sostituito dal salice, che in primavera si risveglia proprio nel periodo della Pasqua. I suoi rami si coprono di gattici, fiori grigi e vellutati che ricordano la pelle di un gatto, i rami benedetti durante la messa della Domenica del Salice venivano riportati a casa e sistemati accanto alle icone per proteggere l’abitazione dal male.

Sono dieci anni che le case ucraine non sono più protette dal male. Nessun salice benedetto, nessuna candela né l’acqua santa può salvare gli ucraini dalle bombe russe che piovono dal cielo ogni giorno da ormai tre anni. Con i rami di salice in mano, gli abitanti della città ucraina di Sumy si stavano recando in chiesa il 13 aprile 2025, Domenica del Salice. Alcuni a piedi, altri in autobus, attraversavano il centro cittadino che, in pochi secondi, si è trasformato in una piazza dell’apocalisse.

I russi hanno usato la loro classica tattica del double tap: un primo missile, poi l’attesa che arrivassero i soccorsi e infine un secondo missile, che ha provocato il maggior numero di vittime. Serhiy Kryvosheyenko, capo dell’amministrazione militare di Sumy, ha dichiarato che il secondo missile balistico, carico di schegge, è esploso in volo proprio per causare il massimo danno possibile. Il bilancio è tragico: trentaquattro civili uccisi, tra cui due bambini, e centodiciassette feriti, compresi quindici bambini.

Tra le storie di dolore, c’è anche quella di eroismo del tredicenne Kyrylo Illyashenko, che è riuscito a liberarsi da un autobus in fiamme, aiutando altre persone a mettersi in salvo, tra cui sua madre. Il ragazzo ha riportato tre ferite da schegge alla testa ed è ora sotto stretta osservazione medica.

La città di Sumy, capoluogo dell’omonima regione con duecentocinquantamila abitanti prima dell’invasione russa su larga scala, da settimane è sotto costante attacco. Uno degli episodi più gravi, riportato anche dai media italiani, risale al 24 marzo, quando i missili russi hanno colpito strutture ospedaliere. Nonostante frequenti interruzioni di acqua ed elettricità dovute ai bombardamenti, i cittadini cercano di ritagliarsi spazi di normalità, dimostrando così la loro resilienza.

Nelle ore successive all’attacco del 13 aprile, i social si sono riempiti di messaggi di solidarietà da parte di artisti ucraini che ricordavano Sumy come una delle città dove avevano tenuto i concerti più belli. Altri hanno invitato a sostenere il giornale online Tsukr, attivo a Sumy nonostante l’emergenza umanitaria, e rimasto senza fondi dopo la chiusura del programma di aiuti Usaid.

I giornalisti di Tsukr si sono precipitati sul posto per documentare la tragedia che ha colpito la loro città, la loro casa, i loro cuori: sono stati danneggiati edifici universitari, il centro congressi, strutture sanitarie, appartamenti, negozi, un autobus di linea, auto parcheggiate. Una donna è rimasta intrappolata in casa sotto i mobili caduti per l’onda d’urto: è stata salvata dai soccorritori. I volontari hanno iniziato subito a rimuovere i vetri infranti che rendevano l’asfalto morbido quasi liquefatto. Alcuni indossavano giubbotti con la scritta «psicologo» sulla schiena per dare aiuto a chi è sopravvissuto e a chi stava piangendo i corpi dei loro cari, coperti dai teli.

Pochi giorni fa, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva avvertito dei piani russi per attaccare due regioni: Kharkiv e Sumy. Prima dell’esercito russo via terra, arrivano le bombe russe sui civili: una tattica già adottata all’inizio dell’invasione nel 2022. Le bombe devono fare il maggior numero di morti possibile, spopolare i centri abitati, spaventare la popolazione per costringerla alla fuga. Così le città diventano più facili da conquistare, senza resistenza.

L’incursione dell’esercito nella russa Kursk ad agosto 2024 si era concentrata non solo per guadagnare territori da usare in eventuali negoziati, ma anche per disperdere le forze russe e impedire l’accerchiamento della regione di Sumy.

A metà marzo, per via della mediazione americana, Ucraina e Russia avevano concordato una tregua di un mese, mai rispettata da Mosca nemmeno per un giorno. Da allora, gli attacchi notturni a Kharkiv, Odesa, Kryvyi Rih, Sumy, Kyiv con missili balistici e droni iraniani dimostrano che la Russia non si è mai allontanata dal suo obiettivo iniziale: prendersi tutta l’Ucraina. Con l’America assente e Trump convinto che l’attacco a Sumy sia stato un semplice errore, l’impresa russa non sembra più così impossibile.

Domenica prossima, il giorno di Pasqua ortodossa che quest’anno coincide con quella cattolica, gli ucraini in tutte le città si recheranno in chiesa per benedire le uova e il pan santo. Da anni gli ucraini accendono la candela il giorno di Pasqua con un solo desiderio, che i russi se ne vadano dalle nostre terre e ci lascino a vivere in pace. Quale negoziato, quale acqua santa potrebbe esaudire questo sogno degli ucraini?

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