Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’amministrazione Trump vuole usare i negoziati sui dazi imposti finora a oltre settanta Paesi per spingere gli alleati ad allontanarsi sempre di più dalla Cina. L’obiettivo è impedire a Pechino di aggirare le tariffe americane sfruttando Stati terzi come vie di transito o basi produttive. Washington chiederà formalmente ai partner di bloccare il passaggio delle merci cinesi, vietare l’insediamento di aziende cinesi nei loro territori e ridurre l’import di prodotti industriali a basso costo. In cambio, la promessa è una riduzione dei dazi da parte americana.
Se questa indiscrezione sarà confermata dai fatti, segnerà una svolta profonda nel modo in cui gli Stati Uniti intendono giocare la partita commerciale globale. «Stiamo lavorando per ristabilire condizioni eque per i lavoratori e le imprese del nostro Paese», ha detto il Segretario al Tesoro Scott Bessent.
Per Unione Europea, Giappone, Corea del Sud, Australia e Messico schierarsi non sarà semplice. Gli Stati Uniti sono un mercato cruciale, certo. Ma anche la Cina lo è, come cliente, come fornitore, come investitore. In mezzo a questa doppia dipendenza, la richiesta americana suona per alcuni come una forzatura inaccettabile.
La Cina sta preparando contromisure: restrizioni su materiali critici, dazi su beni strategici, blocchi all’export. Il caso di Hong Kong racconta bene la tensione che attraversa oggi l’economia globale. In risposta alle nuove misure americane, la città ha annunciato la sospensione delle spedizioni postali verso gli Stati Uniti. Una decisione concreta, che tocca imprese e cittadini, e che nasce dopo l’abolizione da parte americana della regola che permetteva di spedire pacchi sotto gli ottocento dollari senza dazi. Tradotto per le nostre tasche: a partire dal 2 maggio i costi saliranno e la logistica si complicherà.
Secondo Oxford Economics, l’attuale impianto tariffario americano — che include un dazio universale del dieci per cento e tarife fino al centoquarantacinque per cento per le merci cinesi — potrebbe far crollare del cinque per cento il commercio mondiale entro fine anno. Un impatto paragonabile a quello della pandemia. E con effetti concreti anche per le famiglie americane, che si troverebbero a spendere in media tra i 1.700 e i 2.350 dollari in più all’anno, soprattutto a causa dei rincari su beni quotidiani.