In Ucraina prosegue l’escalation di violenze da parte dell’esercito del Cremlino. Dopo i bombardamenti su Kyjiv della scorsa settimana (dodici decessi e più di novanta feriti), il Guardian parla di almeno tre morti e quattro feriti in un attacco aereo sulla città di Kostiantynivka, nella regione di Donetsk. L’evento si è verificato domenica 27 aprile, lo stesso giorno di un altro attacco di droni a Pavlohrad, nella regione di Dnipro, dove una persona è rimasta uccisa.
Nel frattempo, si moltiplicano gli scenari possibili nelle trattative di pace dopo il breve incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky ai funerali di Papa Francesco. Intervistato da Gabriella Colarusso di Repubblica, Yehor Cherniev (capo della delegazione ucraina alla Nato) ha detto che «entrambe le parti si sono dichiarate estremamente soddisfatte (dell’incontro di sabato scorso, ndr), il che ci dà motivo per un cauto ottimismo».
Dagli Stati Uniti arrivano però segnali contrastanti e poco confortanti per l’Ucraina. Trump, senza basi concrete, dice che Zelensky sarebbe pronto a cedere la Crimea, mentre il segretario di Stato americano, Marco Rubio, punta a stringere i tempi in vista di un accordo per la fine della guerra: «L’unica possibilità è un accordo in cui entrambe le parti rinuncino ad alcune delle loro richieste e concedano qualcosa su cui non vorrebbero cedere», ha dichiarato alla Nbc.
Questa settimana, minaccia Rubio, sarà «davvero decisiva» per i negoziati, dopodiché «decideremo se questa sia un’impresa da portare avanti o se sia arrivato il momento di concentrarci su altre questioni che, in alcuni casi, sono altrettanto, se non più importanti».
Secondo Yehor Cherniev, Kyjiv e Washington sono comunque «destinati a essere partner perché l’Ucraina, in quanto parte dell’Europa e Paese con uno degli eserciti più forti al mondo, è un attore importante nella regione. E gli Stati Uniti sono l’alleato che ci fornisce supporto in aree critiche. Il formato dell’incontro in Vaticano e i commenti delle parti dopo la conversazione dimostrano che le nostre relazioni rimangono solide».
La posizione dell’Ucraina sulla Crimea e gli altri territori occupati (e reclamati) dai russi, però, rimane chiara: «Ci rendiamo conto che al momento non siamo fisicamente in grado di liberare i territori occupati, ma non intendiamo cederli legalmente né riconoscerli come russi. Questo contraddice sia la nostra Costituzione che i documenti internazionali, come la Carta delle Nazioni unite, le Dichiarazioni Onu del 1970 e del 1981, l’Atto finale di Helsinki del 1975, nonché altre norme di diritto internazionale». Lo stesso vale per le cessioni in via temporanea: «Non stiamo prendendo in considerazione opzioni per il riconoscimento de jure dei territori occupati come russi».
Le condizioni ucraine «non sono soggette a modifiche» e consistono nella «piena preservazione della sovranità in politica interna ed estera e nella difesa», nonché nella «salvaguardia dell’integrità territoriale sul piano giuridico. Per quanto attiene alla nostra aspirazione di entrare nella Nato, si tratta di una questione che riguarda esclusivamente la nostra sovranità e nessuno può limitare il nostro desiderio di aderire a determinate alleanze. L’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza dipenderà esclusivamente dalla posizione degli altri stati membri», prosegue Cherniev prima di lanciare un appello ai Paesi europei.
«Vorremmo che mostrassero maggiore determinazione in questa direzione perché si tratta innanzitutto di una questione di sicurezza europea. Tuttavia i nostri partner europei sono riluttanti a intraprendere una simile missione senza le garanzie degli Stati Uniti. Il lavoro è in corso e tutto può ancora cambiare», conclude.