Viva BarneyLa versione di Gary Shteyngart e mia del romanzo di Mordecai Richler che ci ha fatto ridere e commuovere

Nel 2002 un giornalista italiano di Alcamo (Tp) e uno scrittore americano di Leningrado (Urss) sono andati, separatamente, in Canada sulle tracce di un libro che gli era piaciuto molto. Oggi un saggio, appena pubblicato da Linkiesta Books, raccoglie quei due reportage letterari. In libreria da fine maggio, ma già disponibile su Linkiesta store

Mordecai Richler, courtesy of Richler family

Viva Barney è un libro di Christian Rocca e Gary Shteyngart appena pubblicato da Linkiesta Books. Sarà in libreria da fine maggio, ma è già disponibile qui.

Nel 2002 sono andato in Canada sulle strade di un romanzo che mi era piaciuto molto, La Versione di Barney di Mordecai Richler. Ci scrissi un lungo reportage in cinque puntate sul «Foglio» che poi nel 2010 è diventato un libro pubblicato da Bompiani. Qualche tempo dopo il mio viaggio, lo scrittore americano Gary Shteyngart, allora trentenne ma già autore di un formidabile romanzo di formazione, Il manuale del debuttante russo, ebbe la mia stessa idea (o, meglio, ebbe la stessa idea di Giuliano Ferrara che mi aveva spedito in Canada) e andò a sua volta alla scoperta dei luoghi di Barney tra Montreal e Toronto.

Ne scrisse anche lui cinque puntate per «Slate». La coincidenza mi colpì: due coetanei molto diversi, uno di Alcamo (Trapani) pronto a trasferirsi a New York, l’altro di Leningrado, Urss, emigrato a sette anni in America, entrambi innamorati dello stesso romanzo canadese e interessati ad approfondire le opere del suo autore e a respirare la sua stessa aria.

Ci scambiammo un messaggio via email, successivamente gli mandai il libro e infine ci siamo incontrati più volte a Capri e a New York, una volta per caso su Park Avenue, davanti all’e-sclusivo Racquet Club, quasi fossimo due personaggi del suo romanzo Destinazione America che racconta la storia di un multimilionario gestore di fondi miliardari.

Ho sempre trovato la voce letteraria di Shteyngart affine a quella di Mordecai Richler, ironica e romantica, divertente e triste, privata e politica. Entrambi si sentono esiliati, felicemente esiliati nel loro Paese: l’ebreo russo in America e l’ebreo anglofono nel Quebec francofono. Come Richler, Shteyngart è spassoso, molto spassoso.

Insomma, tempo fa gli ho chiesto se avesse voglia di mettere insieme il suo e il mio reportage dal Canada in un unico volume di omaggio a Mordecai Richler.

Viva Barney raccoglie i due testi, proponendo ai lettori una versione riveduta del mio e, per la prima volta, la traduzione italiana (di Guido De Franceschi) del racconto di Shteyngart.

Gary e io abbiamo visitato gli stessi luoghi che frequentavano Richler e il suo personaggio Barney, abbiamo incontrato le stesse persone che Richler ha trasfigurato nel romanzo, e abbiamo mangiato negli stessi ristoranti dove Richler, a volte cambiandogli nome e a volte no, ha ambientato La Versione di Barney. Non sempre abbiamo decrittato le pagine di Richler allo stesso modo: per esempio, Gary ha scritto che il leggendario bar, Dink’s, dove Barney passava intere mattinate era Winnies, su Crescent Street, mentre secondo me il Dink’s di Barney era il bar di fronte che si chiama Ziggy’s, mentre da Winnie’s Richler si rifugiava quanto Ziggy’s era chiuso. Chissà chi ha ragione.

Certamente avevano ragione i canadesi, e torto io, quando, leggendo le notizie sulle prime pagine dei giornali locali di ventidue anni fa, mi stupivo (vedi pagine 83-84) che si preoccupassero del pericolo per la loro sovranità territoriale, e quel pericolo era la minaccia militare degli Stati Uniti, che avrebbero potuto prendere in considerazione l’idea di varcare il confine settentrionale per preservare il territorio americano da eventuali attacchi terroristici. Non lo sapevo, ma le strade di Barney avevano prefigurato Donald Trump.

Viva Barney è un libro di Christian Rocca e Gary Shteyngart appena pubblicato da Linkiesta Books. Sarà in libreria da fine maggio, ma è già disponibile qui.

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