Connessioni commercialiLa pace, quella vera, passa per la crescita economica dell’Ucraina

Intervista a Henry Shterenberg, imprenditore ucraino naturalizzato americano, fondatore di Economy of Trust Inc., presidente onorario del World Trade Center Kyiv e chairman del comitato investimenti del Club dei Sindaci

Giulio Albano

Bukovel è una delle principali mete turistiche ucraine, nei Carpazi al confine con Romania e Ungheria, e qui il 4 e 5 maggio oltre trecento sindaci ucraini si sono dati appuntamento per immaginare il futuro del loro Paese. Il “Friends of Ukraine Forum” non è stato un semplice convegno diplomatico, è stata un’agorà operativa tra amministratori locali, investitori, rappresentanti internazionali e imprenditori. La cooperazione tra i diversi piani istituzionali non è solo funzionale per la ricostruzione, ma è ciò che rende questo Paese una vivace democrazia dove tutti sentono di voler partecipare e si sentono in diritto di farlo, dato il contributo che stanno portando.

Apre l’assemblea Henry Shterenberg, imprenditore ucraino naturalizzato americano, fondatore di Economy of Trust Inc., nonché presidente onorario del World Trade Center Kyiv. Dopo oltre venticinque anni di esperienza come banchiere d’investimento e imprenditore negli Stati Uniti, ha deciso di tornare in Ucraina per contribuire alla sua rinascita economica.

Shterenberg è anche Chairman of the Investment Committee del Club dei Sindaci dell’Ucraina che ha organizzato il Forum, non a caso sul sito dell’organizzazione si legge «Strong Municipalites – Strong Ukraine». Per Shterenberg la sicurezza ucraina passa dalle sue connessioni commerciali: più la sua economia crescerà e più sarà importante per i suoi partner proteggerla. L’importante sarà costruire rapporti paritari e non svendersi. Deve essere una rinascita «per tutti gli Ucraini».

Durante il Forum di Bukovel è stato presentato anche “Industrial manufactuing: A business guide to Ukraine”, il nuovo report di Kpmg che fotografa un dato sorprendente: nei primi mesi del 2024 sono già entrati quasi tre miliardi di dollari di investimenti diretti esteri. I principali partner economici? Paesi Bassi, Cipro, Svizzera, Francia, Germania, Inghilterra, ma anche Arabia Saudita. Dopo le presentazioni sul palco, Henry Shterenberg ha raccontato la sua visione a Linkiesta.

Perché investire in Ucraina ora?
Ci sono diversi motivi. Primo, storicamente i maggiori profitti si sono sempre fatti nel dopoguerra. Secondo, l’Ucraina è ricca di risorse naturali. Terzo, è uno dei Paesi più grandi d’Europa e diventerà un membro dell’Unione europea. Chi entra ora potrà beneficiare della crescita di valore futura proprio grazie a questa adesione. Aggiungo anche un altro punto: secondo me, l’Ucraina diventerà il Paese più avanzato al mondo in termini di smart manufacturing. Perché a differenza di altri Paesi dove è difficile riconvertire infrastrutture obsolete, il novantacinque per cento del nostro territorio è ancora greenfield, cioè vergine. Possiamo costruire tutto da zero, nel modo giusto: sostenibile, efficiente, digitale.

Giulio Albano

L’Ucraina ha già le competenze tecniche per fare questo salto?
No, non da sola. È fondamentale coinvolgere partner internazionali per ogni progetto significativo. Servono tre cose: know-how manageriale, una comprovata storia di successo operativo e finanziario, e canali di distribuzione globali. Senza queste componenti esterne, l’Ucraina, che non è finanziariamente solida e il novantanove per cento delle sue imprese non lo è – non può farcela da sola. Anche noi però portiamo un contributo. Oggi l’industria più avanzata in Ucraina è senza dubbio quella dei droni. Siamo leader mondiali e stiamo letteralmente cambiando il modo di fare guerra. È un settore che esploderà nei prossimi dieci anni. Ma anche agricoltura ed energia diventeranno pilastri, e supereranno in performance molti altri Paesi già sviluppati.

Quali sono i Paesi che stanno già investendo in Ucraina?
A livello di progetti concreti, è ancora tutto difficile finché la guerra è in corso. Ma a livello politico e militare, quasi cento paesi stanno contribuendo ogni giorno. Nel frattempo, noi stiamo già preparando oltre una dozzina di progetti pronti a partire appena finirà la fase “calda” del conflitto. Quando la guerra sarà finita, decine di migliaia di aziende vorranno entrare nel Paese. La vera sfida sarà essere pronti: per questo chiediamo ai sindaci — ne rappresentiamo oggi 654 — di strutturare i loro progetti in modo che siano finanziabili da partner europei, americani, canadesi, giapponesi. E li aiutiamo a farlo.

In un contesto politico instabile, con la vittoria di un partito filorusso proprio oggi in Romania, come possono sentirsi sicuri gli investitori? E che tipo di relazioni avete oggi con i vostri vicini europei?
La risposta è il brand dell’Ucraina. Oggi siamo il simbolo mondiale della difesa della libertà e della democrazia. Questo è il nostro asset più potente. Come Economy of Trust stiamo costruendo un ecosistema dove ogni infrastruttura fisica sarà connessa a un gemello digitale, il progetto si chiama Ukrainiverse. L’Ucraina sarà il primo Paese al mondo completamente interoperabile: trasparente, efficiente e digitale.
Per quanto riguarda i rapporti con gli altri Paesi dell’Est Europa, direi buoni con quasi tutti, tranne alcune tensioni con l’Ungheria e in parte con la Romania. Ma in generale, le relazioni sono stabili. Storicamente, i rapporti industriali non sono mai stati molto sviluppati, a parte il settore agroalimentare e alcune forniture energetiche, ma proprio questo rappresenta un’enorme opportunità: costruire ora nuove relazioni industriali, da zero, con ogni singolo Paese.

In Europa, però, si discute molto sull’impatto politico dell’ingresso di nuovi Paesi. L’Ucraina rischia di fare la fine dell’Ungheria o della Slovacchia?
No, il nostro ruolo e approccio sarà diverso. L’Ucraina ha già l’esercito più grande d’Europa. La Russia resterà sempre una minaccia. Noi saremo il vero scudo militare dell’Unione e stiamo combattendo per essere europei. Il merito è anche della diaspora. Siamo trenta milioni di ucraini sparsi nel mondo. Senza il supporto dei nostri connazionali all’estero, il Paese sarebbe in condizioni molto peggiori. Hanno aiutato milioni di persone, soprattutto sul fronte umanitario.

Anche durante la guerra l’Ucraina ha continuato a esportare, specialmente in agricoltura. Ma cosa succederà quando la guerra finirà? Come reintegrerete i soldati?
Sarà una delle sfide più grandi. I veterani avranno bisogno di supporto specifico per reintegrarsi: formazione, transizione psicologica, accesso al lavoro. Oggi i militari guadagnano molto di più della media degli ucraini in tempo di pace. Come si torna a stipendi più bassi? Il governo dovrà garantire un purpose, un senso, un ruolo. Noi come Economy of Trust stiamo già sviluppando programmi abitativi e di riqualificazione per loro.

Giulio Albano

Il vice speaker del Parlamento ucraino, Oleksandr Korniyenko, ha parlato del futuro del futuro ucraino come un mercato per l’auto elettrica. Come immaginate la transizione energetica? Avete abbastanza materie prime e siete in grado di sfruttarle?
Il futuro dell’energia in Ucraina sarà decentralizzato. Le grandi centrali in stile sovietico non sono più sostenibili: troppo rischiose. Oggi il cinquanta per cento dell’energia viene ancora dal nucleare, ma la crescita maggiore sarà da fonti rinnovabili, soprattutto solare e biomassa. Stiamo già lavorando a due progetti: uno per generatori mobili che sostituiranno il diesel, e uno per smart poles — pali intelligenti che generano energia, forniscono ricarica elettrica, internet e molto altro. Ha ragione a dire che servono le materie prime, ma le abbiamo e sappiamo sfruttarle. A esempio, abbiamo il terzo giacimento di litio più grande d’Europa, essenziale per le batterie elettriche. Ma non solo: gas, petrolio, oro — praticamente ogni elemento della tavola di Mendeleev si trova in Ucraina. – Ride-. Abbiamo tutte le risorse per costruire un’economia verde e digitale.

Lei ha vissuto negli Stati Uniti per ventotto anni. Come vede oggi i rapporti tra Stati Uniti e Ucraina, dopo questi mesi difficili?
Le tensioni ci sono state, soprattutto sul fronte Repubblicano. Donald Trump ha cercato di “comprare” Vladimir Putin, ma ha capito che Putin vuole solo la guerra. Ora c’è un’inversione di rotta. L’accordo che abbiamo firmato con gli Stati Uniti è forse il più grande successo diplomatico dell’Ucraina dalla sua indipendenza. È il segnale che il conflitto sta arrivando a una svolta, ma è anche l’inizio di una nuova competizione: chi conquisterà la quota maggiore della futura economia ucraina, Stati Uniti, Unione europea o Cina?

A proposito di Cina, che tipo di rapporti avete oggi con Pechino?
La Cina è ancora il nostro principale partner commerciale. Compra molte materie prime dall’Ucraina. Ora che Belarus e Russia sono fuori dai giochi, la Cina userà l’Ucraina come ponte per entrare nel mercato europeo. Se un’azienda cinese apre uno stabilimento qui ora, tra cinque anni potrà esportare nell’Unione europea senza dazi. È un’enorme opportunità.

Io sono un piccolo investitore e sto pensando di togliere i miei soldi dallo S&P500. Dove li metto se voglio scommettere sull’Ucraina?
Io guarderei ai settori fondamentali per la ricostruzione e lo sviluppo a lungo termine. Ci sono grandi opportunità nell’industria, nelle infrastrutture, nelle energie rinnovabili e nella logistica. Alcuni comparti stanno nascendo ora, altri stanno ripartendo con basi più solide e moderne. Inoltre, gli investitori esteri godranno di enormi vantaggi fiscali: zero iva, zero dazi doganali, zero tasse sulle imprese per dieci anni. Su dieci milioni di investimento in struttura e 5 milioni in macchinari, ne risparmi uno subito. Poi ci sono le rinnovabili, specialmente la biomassa industriale come il miscanthus. Ma ovviamente dipende dal tuo orizzonte temporale e dalla tua tolleranza al rischio. Non posso dirti troppo, ne parliamo in privato se vuoi.

A luglio ci sarà a Roma la conferenza per la ricostruzione Ucraina. Che ne pensa di questi eventi?
Sono utili, ma non bastano. Spesso ci sono aziende straniere che vogliono vendere, e ucraini che chiedono “aiuto”. E così non succede niente. Noi facciamo un’altra cosa: missioni commerciali, dove mettiamo due aziende insieme per costruire qualcosa. I governi (Italia, Germania, Olanda) non daranno i soldi a noi, ma alle loro aziende per investire da noi. È così che si farà: con finanziamenti e assicurazioni pubbliche, ma rapporti privati. E serve gente pronta.

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