Roma-WashingtonMeloni spinge per i negoziati di pace sull’Ucraina in Vaticano

La premier ha partecipato alle ultime due videochiamate con i Volenterosi, che ora sperano di avviare le trattative entro dieci giorni al massimo. Resta però lo scoglio delle resistenze russe

(AP Photo/Gregorio Borgia)

Dopo essere stata esclusa dai contatti multilaterali tra le principali cancellerie occidentali, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni è ufficialmente tornata a sedere al tavolo delle consultazioni tra Stati Uniti ed Europa. La premier ha avuto due videochiamate in ventiquattro ore con i cosiddetti “Volenterosi”, racconta Repubblica. Nella serata di lunedì 19 maggio Donald Trump ha chiamato gli alleati dopo il colloquio con il presidente russo Vladimir Putin. E come la sera prima, anche questa volta Giorgia Meloni ha partecipato alla call internazionale.

Lo stesso cancelliere tedesco Friedrich Merz avrebbe cercato di mediare tra Roma e Parigi dopo le tensioni emerse in seguito alla mancata partecipazione di Giorgia Meloni alla conversazione telefonica fra un gruppo ristretto di leader europei e Donald Trump, avvenuta a margine del vertice di venerdì scorso. «Il format di ieri è stato auspicato dagli americani e rispecchia anche il fatto che Meloni ha un rapporto molto buono con il presidente Usa e può far valere la sua influenza», ha spiegato il portavoce del Cancelliere tedesco Stephan Kornelius.

Meloni era stata esclusa dal confronto che da Tirana hanno avuto con Trump gli altri principali leader europei. Tanto che, secondo il Corriere, potrebbe essere intervenuto lo stesso presidente americano per riammettere la premier italiana al tavolo. Meloni e Trump hanno parlato venerdì scorso, da soli, in una telefonata rivelata dall’Adnkronos. Telefonata nel corso della quale, secondo la nota di Palazzo Chigi, Trump ha accolto con favore l’offerta del Vaticano di essere sede di colloqui tra le due parti.

Ora Meloni è tornata a essere protagonista nei colloqui. «Si lavora per un immediato avvio dei negoziati tra le parti», si spiega in un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi dopo le videochiamate degli ultimi giorni con i Volenterosi, «che possano condurre il prima possibile a un cessate il fuoco e costruire le condizioni per una pace giusta e duratura in Ucraina». E poi si aggiunge: «È stata considerata positivamente la disponibilità del Santo Padre a ospitare i colloqui presso il Vaticano. L’Italia è pronta a fare la sua parte per facilitare i contatti e lavorare per la pace».

La premier si proporrebbe ora come regista dell’organizzazione del summit, al fianco del Vaticano, visto che la logistica coinvolgerebbe l’Italia. L’idea, concordata dagli alleati al telefono, sarebbe di avviare i negoziati entro dieci giorni al massimo. Resta però lo scoglio delle resistenze russe su cui lavoreranno Washington e la diplomazia vaticana. L’Italia, scrive Palazzo Chigi, «esprime apprezzamento per la disponibilità dimostrata ancora una volta dall’Ucraina e reitera l’auspicio che Mosca si impegni seriamente in un negoziato che conduca alla pace».

Lo scenario porta con sé anche un’altra possibile conseguenza: in nome di una possibile tregua, l’Italia non darebbe seguito al mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di Putin. Questo nel caso in cui, ipotesi ancora tutta da dimostrare, il presidente russo volesse prendere parte personalmente ai colloqui. Nei giorni scorsi, d’altra parte, era già emerso che il ministero della Giustizia non aveva trasmesso quell’atto della Corte penale internazionale alla Procura generale di Roma, rendendo, nei fatti, non eseguibile l’arresto.

Immaginare colloqui a Roma diventa per la premier un’opportunità da non trascurare. La Capitale diventerebbe crocevia della diplomazia internazionale. La palla, adesso, torna a Putin. E non è per nulla scontato che la Russia dia seguito alle richieste di Washington.

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