
Dalla newsletter settimanale di Greenkiesta (ci si iscrive qui) – Marta Frigerio e Gianluca Liva sono due giornalisti che, combinando analisi quantitative e qualitative, hanno realizzato uno dei report più completi di sempre sulle minacce online subite dai giornalisti italiani che si occupano di ambiente e cambiamento climatico.
Il documento – versione italiana dell’Osservatorio sulle campagne di disinformazione dell’International press institute (Ipi) – è importante perché dà concretezza a un fenomeno purtroppo normalizzato dai meccanismi social, ma che è figlio di un clima spesso ostile per chi fa informazione in questo Paese (siamo 49esimi nella classifica globale della libertà di stampa).
Tra il 2011 e il febbraio 2025, il report ha evidenziato centoquattordici attacchi contro giornalisti ambientali italiani: minacce online (spesso da profili falsi) e nella vita reale, lettere anonime, commenti d’odio, insulti razzisti e sessisti, minacce di morte e intimidazioni rivolte ai familiari. Il numero reale degli episodi è sicuramente molto più alto, perché spesso i giornalisti decidono di non denunciare per timore di ritorsioni.
I più esposti a questo genere di attacchi, stando all’indagine di Frigerio e Liva, sono i giornalisti d’inchiesta e i freelance: senza il supporto di una redazione, questi professionisti si ritrovano con meno tutele contro le Strategic lawsuits against public participation (Slapp), ossia le “cause bavaglio” che, citando Transparency International Italia, «mirano a intimidire, screditare professionalmente e molestare i destinatari, con l’obiettivo di ricattarli e metterli a tacere».
L’autocensura è uno dei tristi risultati di una campagna d’odio alimentata da un contesto politico che svilisce le tematiche ambientali e climatiche. Il report di Frigerio e Liva ha infatti sottolineato un tratto comune dei profili che minacciano i giornalisti italiani che si occupano di ecologia: la venerazione nei confronti di Donald Trump, Elon Musk e Giorgia Meloni. L’odio social non si limita però ai soli professionisti o pubblicisti iscritti all’Ordine dei Giornalisti, ma anche agli accademici o esperti del settore che portano avanti attività divulgative.
Il report cita ad esempio la climatologa e meteorologa Serena Giacomin (oggi è direttrice scientifica di Italian climate network), diventata bersaglio di insulti e minacce di morte dopo aver smontato in televisione alcune teorie del complotto sulle scie chimiche: «La situazione era fuori controllo. I commenti erano violenti, anche dal punto di vista sessuale. Per diverse settimane sono rimasta profondamente scossa», racconta. Il caso studio principale è stato quello sulle vicende che hanno coinvolto Francesca Santolini, giornalista ambientale della Stampa e di Repubblica, nonché autrice del libro “Ecofascisti” (Einaudi).
«Sono stata bersaglio privilegiato (per così dire) di una sequenza di aggressioni online piuttosto impressionante. “Ti stupro e ti spedisco a casa tua”, è soltanto uno delle migliaia di insulti e minacce che ricevo ormai dalla scorsa estate. Tutto nasce dall’uscita di un mio libro dedicato al fenomeno dell’ecofascismo e da mie dichiarazioni televisive, basate su importanti studi sociologici internazionali, riguardo al nesso fra cultura patriarcale, abuso dei combustibili fossili, ingiustizia climatica. Dalle tre shitstorm che mi hanno investito nell’arco di questi mesi e che sono oggetto dello studio – e, bene precisarlo, di due mie denunce alla Polizia Postale – è emersa l’esistenza di una formidabile rete di relazioni che avvia e fomenta attacchi mirati contro individui portatori di opinioni in contrasto con il violento negazionismo climatico di tali ambienti», scrive Santolini sulla Stampa.