Fianco a fiancoL’accordo tra Stati Uniti e Ucraina sulle terre rare, e l’assenza di vere garanzie di sicurezza

Il nuovo documento istituisce un fondo di investimento per la ricostruzione dopo settimane di negoziati tesi, ma non menziona mai il punto più importante per Kyjiv: un modo per scoraggiare future aggressioni della Russia in caso di negoziati di pace

AP/Lapresse

Stati Uniti e Ucraina hanno finalmente firmato l’accordo sulle terre rare. Dopo mesi di negoziati tentati, falliti, ritentati e rifalliti, principalmente a causa di pretese e proposte irricevibili dell’amministrazione Trump, i due Paesi hanno trovato una quadra. Il cavillo decisivo che ha permesso di mettere tutto nero su bianco è un’importante concessione ottenuta da Kyjiv durante le ultime trattative: la vicepremier Yulia Svyrydenko, arrivata a Washington per chiudere l’accordo con il Segretario al Tesoro Scott Bessent, ha avuto garanzie sulla fornitura di aiuti militari da parte degli americani. In particolare, è venuta meno la richiesta americana di un risarcimento retroattivo per oltre cento miliardi di dollari di sostegno militare all’Ucraina. Quella era una delle linee rosse invalicabili per Kyjiv.

Con questo nuovo patto, il cui testo di nove pagine è stato pubblicato ieri dal governo ucraino, Stati Uniti e Ucraina creano un fondo di investimento che aiuterà a ricostruire l’Ucraina, in cambio di un accesso privilegiato per Washington ai nuovi progetti di sviluppo delle risorse naturali dell’Ucraina, come petrolio e gas, litio, grafite e diverse terre rare. I due Paesi, inoltre, si legge nel documento, «cercheranno di creare le condizioni necessarie per, tra gli altri obiettivi, aumentare gli investimenti nel settore minerario, energetico e nelle tecnologie correlate in Ucraina». Ma secondo alcuni osservatori si tratta solo di un primo passo. George Popov, analista di ricerca dell’Associazione Nazionale dell’Industria Estrattiva Ucraina ha detto al Kyiv Independent che «la firma è solo il primo passo di un lungo processo che porterà all’attuazione dell’accordo. Il successo del piano dipende da aspetti tecnici che devono ancora essere definiti». Uno su tutti: non è chiaro quanti investimenti saranno destinati al nuovo fondo.

Un’altra clausola importante che il team negoziale ucraino è riuscito a inserire è la possibilità di modificare alcuni punti del documento qualora questo interferisca con l’adesione all’Unione europea. Le formulazioni precedenti infatti avevano fatto storcere il naso ad alcuni osservatori europei, suggerendo che avrebbe potuto rappresentare un ostacolo in questo senso dal momento che avrebbe privilegiato gli Stati Uniti rispetto ad altri partner.

Il valore di questa firma però va oltre le sole condizioni previste dal documento: è soprattutto un passo avanti nelle relazioni tra i due Paesi, messe a repentaglio più volte da Donald Trump negli ultimi cento giorni. Una prima versione dell’accordo ad esempio era saltata a febbraio, in quell’agguato a Volodymyr Zelensky allo Studio Ovale.

È anche un discorso di metodi e toni della conversazione, un buon auspicio per il futuro e per la difesa dell’Ucraina. Almeno in teoria: c’è sempre la possibilità che Trump usi questa firma come una clava, per tornare a minacciare ancora Zelensky e proporgli negoziati irricevibili, ad esempio sul Donbas o sulla Crimea.

Da Washington hanno già fatto capire che il documento sarà una pietra angolare nel rapporto tra i due Paesi, soprattutto per un «eventuale sostegno continuativo da parte degli Stati Uniti, ma non include garanzie di sicurezza esplicite e l’Ucraina sarà tenuta a rispettarlo indipendentemente dal fatto che venga raggiunto o meno un accordo di pace con la Russia». Quella delle garanzie di sicurezza è l’assenza più significativa: era una delle disposizioni di cui Kyjiv aveva più bisogno per scoraggiare ulteriori aggressioni da parte della Russia in caso di cessate il fuoco.

Kyjiv e Washington hanno semplicemente trovato un punto d’incontro su «un’espressione di un più ampio allineamento strategico a lungo termine e una dimostrazione tangibile del sostegno [degli Stati Uniti] alla sicurezza, alla prosperità, alla ricostruzione e all’integrazione dell’Ucraina nei quadri economici globali», come scrive il Financial Times.

Quanto meno, come ha notato lo storico Timothy Garthon Ash, «gli ucraini sono riusciti a eliminare gli eccessi peggiori dell’accordo, che nella prima versione era in pratica un’estorsione». Ma, ha aggiunto, «è più un insieme di parole che un investimento reale. Non vedo investimenti significativi in ​​Ucraina finché non ci saranno garanzie di sicurezza. E questo accordo non aggiunge nulla in quel campo».

Il documento conferma comunque che così si «rafforza la partnership strategica tra le parti per la ricostruzione e la modernizzazione a lungo termine dell’Ucraina», facendo riferimento «alla distruzione su larga scala causata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia» e alla necessità di un’«Ucraina pacifica, sovrana e resiliente».

Anche la Commissione europea prende atto che l’accordo tra Stati Uniti e Ucraina «comprende disposizioni specifiche volte a salvaguardare la richiesta di adesione dell’Ucraina all’Unione europea e a evitare conflitti con gli attuali obblighi previsti dall’Accordo di associazione Ue-Ucraina», come ha detto un portavoce della Commissione. «Inoltre, questo accordo riconosce che il percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Unione europea costituisce un’ancora fondamentale per la sovranità, la sicurezza e la prosperità del Paese».

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