Oasi di intimità e lusso, immersa nella natura e direttamente affacciata sulla sponda più soleggiata del lago di Como, in quel “ramo” reso celebre dal riferimento manzoniano, Villa Lario Resort sorge all’interno di un’elegante dimora di inizio Novecento riconvertita in boutique hotel a cinque stelle per iniziativa delle imprenditrici e amiche Esa Secca e Raffaella Di Gennaro, accomunate dall’amore per questo territorio abbracciato tra il verde dei monti e le acque cristalline del lago e dal desiderio di circondarsi ogni giorno di una bellezza raffinata, fatta di accoglienza, cura per i dettagli, creazione di atmosfere da sogno e relax da condividere.
Così nel 2015 è iniziata la nuova vita di Villa Lario, con nove luxury suite dotate ciascuna di una propria personalità (cinque ospitate direttamente in Villa, con ampi terrazzi affacciati sul Lario e sui diecimila metri quadrati di parco circostante, due realizzate all’interno della storica Darsena, con grandi vetrate e un giardino privato con accesso diretto alla spiaggia attrezzata, e due ospitate all’interno delle suggestive grotte naturali sulle sponde del lago), spazi comuni che permettono di rilassarsi coccolati da un lusso d’altri tempi e aree all’aperto che consentono di vivere un’esperienza di soggiorno unica.
Amandus, un fine dining in cui il gusto diventa esperienza
La proposta di una ristorazione di alto livello è stata da subito un aspetto importante per Villa Lario, che può contare su un servizio all day long riservato esclusivamente agli ospiti e garantito dal Ristorante Open Air & Bar, dove in ogni momento della giornata (dalla colazione al light lunch, fino agli aperitivi) vengono proposte pietanze gustose e raffinate da consumare nei diversi spazi disponibili per gli ospiti (dal bordo piscina, al gazebo panoramico, fino alla terrazza a lago), e dal Ristorante Grill & Lounge, dall’atmosfera rilassata dove intrattenersi per una cena informale o per un after dinner con proposte culinarie sfiziose e cocktail ricercati.
A questi si aggiunge l’offerta gourmet di Amandus Ristorante , il fine dining ospitato nel cuore della proprietà e da tre anni aperto su prenotazione anche a chi non soggiorna a Villa Lario, ma vuole vivere un’esperienza culinaria esclusiva grazie ai “racconti di gusto” proposti dall’executive chef Luca Mozzanica.
Lecchese doc, cresciuto nel rione di Maggianico, Luca Mozzanica si è diplomato alla Scuola Alberghiera di Casargo e ha iniziato la sua esperienza sul campo nel 1994, nella cucina del ristorante Griso di Malgrate, accanto allo chef pluristellato Claudio Prandi. Oggi ha 46 anni ed è il testimone di un nuovo modo di interpretare l’alta cucina contemporanea: tra competenza tecnica e creatività, ogni suo piatto è frutto di una ricerca dove nulla è lasciato al caso ma tutto è studiato con rigore e sapienza per raccontare una storia, esaltare una tradizione e creare emozioni memorabili.
Dal 2016 è alla guida di Amandus, dove propone una cucina onnivora e innovativa, che parte da una base mediterranea per aprirsi a suggestioni internazionali, e al tempo stesso utilizza tecniche e abbinamenti provenienti da tutto il mondo per esaltare il legame con il territorio e i prodotti provenienti dal lago e dalle zone circostanti (dalla Valtellina all’Oltrepò), dove negli ultimi anni sono nate realtà che stanno investendo nella produzione di materie prime interessanti, che lo chef si impegna a lavorare il meno possibile per esaltarne le caratteristiche pure, senza stravolgerle.

Partendo da questi presupposti negli anni trascorsi alla guida di Amandus chef Mozzanica ha dato vita a diversi piatti signature (alcuni dei quali inclusi nel menu della cena di gala per il decimo anniversario), rappresentativi della sua ricerca culinaria e dell’impegno a raccontare ai suoi ospiti una storia fatta di attenzione al territorio e rispetto degli ingredienti, ma anche di apertura agli stimoli esterni e al desiderio di sperimentare, innovare e stupire.
«Così è nata per esempio la ricetta Tiramisù di lago, che mescola in maniera intrigante il riferimento a un dessert iconico della tradizione italiana e l’utilizzo di ingredienti salati autoctoni, utilizzati in diverse consistenze per restituire al palato la sensazione del corrispondente dolce: l’anguilla, il cui filetto viene laccato con salsa teriyaki e grigliato per fargli acquisire un sentore affumicato che ben si sposa con il gusto del caffè, il paté ottenuto con pesce misto di lago mantecato con patate e servito caldo, il biscotto al crescione, il grano saraceno e la verza croccante».
Equilibrio di sapori e consistenze anche nell’agnello cotto sul fuoco con ricotta di capra, sottobosco, ciliegie e frutta secca, un’invenzione del 2025, in cui «il profumo di affumicato della carne incontra la croccantezza del grasso sciolto sulla cotenna e viene smorzato dal sentore speziato delle ciliegie fermentate, dall’agrodolce della frutta secca caramellata e sfumata con l’aceto e dalla freschezza della polvere di limone bruciato. Il tutto unito dall’avvolgenza della ricotta di capra mantecata, fornita da un piccolo produttore locale che mi procura anche gli yogurt per le colazioni dell’hotel».

Per concludere, una scenografica rivisitazione del Tiramisù ideata nel 2018, in cui il classico dolce viene destrutturato e trasformato in una sfera di cioccolato ripiena di spuma montata al mascarpone, accompagnata da biscotto al cacao, crumble e due tipologie di caramello (uno al cacao e uno alla mandorla) e servita con una salsa calda di cioccolato.
Il piatto che dal 2017 non manca mai in carta è il risotto mantecato al basilico con crudo di gamberi rossi e tartare di datterini, in cui il riso viene tostato a secco, cotto senza brodo ma solo con acqua salata e mantecato con crema fredda di basilico, per creare lo shock termico, e condito con gambero rosso di Sicilia, scorza di limone, pomodoro crudo e scaglie di nero di seppia per ottenere un perfetto bilanciamento tra dolcezza, acidità e sapidità. «È il piatto più storico del ristorante, che prescinde dalla stagionalità ed è molto diverso rispetto ai risotti tipicamente lombardi, più corposi e pesanti. I clienti lo chiedono e se lo aspettano sempre, e questo è un disincentivo a ometterlo dal menu» spiega lo chef. «Pertanto anziché modificarlo ho puntato a perfezionarlo a partire dalla qualità della materia prima di base: il riso. Utilizzo il Carnaroli Selezione Isos Campo dell’Oste, prodotto da un fornitore di Pavia che si serve di un sofisticato sistema di selezionatori ottici per scartare i chicchi imperfetti e ottenere un prodotto perfettamente omogeneo, che cuoce in maniera uniforme e assicura la perfezione estetica del piatto finito».

«Di per sé il territorio del lago non offre una gran varietà di ingredienti, ma dipende molto dalle zone limitrofe, dalla Valtellina al capoluogo lombardo, fino all’area a sud del Po, e attinge anche a tutte le altre regioni d’Italia» spiega chef Mozzanica. «Inoltre il core business di Amandus è rappresentato da una clientela straniera, che arrivando sul Lario si aspetta di trovare in carta un certo tipo di ingredienti di pregio, in tutti i periodi dell’anno. E questo diventa un ostacolo rispetto alla possibilità di variare completamente l’offerta seguendo l’alternanza delle stagioni».
Anziché rivoluzionare periodicamente la sua proposta, lo chef ha quindi optato per un felice compromesso, in base al quale mantiene stabilmente in menu determinati piatti o categorie di ingredienti che rassicurano i clienti, concedendosi però di introdurre di mese in mese delle sfumature stagionali. L’obiettivo? Divertirsi in cucina ma anche conferire alla proposta un ruolo quasi didattico: qui gli ospiti possono non solo gustare il meglio degli ingredienti locali e nazionali disponibili tutto l’anno, ma anche lasciarsi guidare alla scoperta delle primizie stagionali, talvolta poco rinomate ma capaci di esprimere il meglio del territorio e di stimolare al massimo le abilità dello chef.
Una nuova stagione veg
Parallelamente alla riflessione filologica sulla sua proposta ristorativa, chef Luca Mozzanica si prepara ad accogliere la nuova stagione con una rinnovata proposta gourmet, in cui ai menu degustazione “Esperienza di Acqua” ed “Esperienza di Terra” si aggiunge “Esperienza dell’Orto”, un percorso completamente vegetariano di quattro portate.
Per quanto riguarda il fronte beverage, il ristorante può contare su una cantina che vanta una raffinata selezione di vini derivanti da ogni regione italiana, oltre a un’immancabile proposta di Champagne francese. A queste si aggiungono i kombucha preparati da chef Luca Mozzanica per il pairing ad hoc con alcuni piatti e, ovviamente, i cocktail miscelati dai bartender della struttura, che da quest’anno potranno utilizzare per le loro creazioni anche Larienne, il nuovo London Dry Gin limited edition ideato in occasione del decimo compleanno di Villa Lario Resort, distillato e imbottigliato in esclusiva da Cillario&Marazzi Spirits Co., distilleria sartoriale di Cadegliano Viconago (in provincia di Varese). Un Gin che incarna lo spirito femminile del Lario impersonato da Esa e Raffaella, elegante e misterioso, ma anche deciso e avvolgente come le spezie e le botaniche che crescono in questo luogo e che, già utilizzate in cucina da chef Mozzanica, ora si ritrovano sapientemente mixate in un’alchimia di sapori e profumi racchiusi in bottiglia.
Villa Lario Resort
Via Statale, 125 – Mandello del Lario (Lecco)
