Al termine del voto ai referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno da parte degli italiani residenti all’estero, conclusosi giovedì 5 giugno, alcuni elettori denunciano difficoltà e ostacoli nell’esercitare il proprio diritto di voto, sia per corrispondenza sia di persona presso i Consolati di riferimento. Diverse segnalazioni stanno pervenendo agli organizzatori della campagna per il referendum sulla cittadinanza, che sembrano indicare un certo livello di disorganizzazione e mancanza di risorse consolari sufficienti per gestire il flusso di richieste di plichi e duplicati, nonché l’assenza di informazioni chiare, sulle modalità di esercizio del voto all’estero.
Giulia, operatrice sociale e dottoranda all’Università di Palermo, che risiede temporaneamente a Granada, in Spagna, ha raccontato di aver correttamente effettuato la registrazione alle liste elettorali della circoscrizione estero tramite il suo Comune di residenza, Palermo, entro il termine del 7 maggio, per votare per corrispondenza tramite il Consolato di Madrid.
Quando Giulia (che ha chiesto di essere identificata solo tramite nome) non ha ricevuto il plico elettorale entro la data prevista del 25 maggio – circostanza che accade con una certa frequenza per il voto all’estero, causa disguidi postali come ritardi o smarrimenti – ha richiesto un duplicato al Consolato, come da procedura prevista dal ministero degli Esteri. Giulia racconta di aver telefonato diverse volte al Consolato, senza mai ricevere risposta. Il 2 giugno ha inviato un’email di sollecito, a cui il Consolato ha risposto, a stretto giro, invitandola a compilare un ulteriore modulo per il rilascio del duplicato. Giulia ha provveduto immediatamente. Il giorno successivo, però, il Consolato l’ha informata che non era più possibile spedire il duplicato del plico nei tempi necessari per restituirlo entro la scadenza delle ore sedici di giovedì 5 giugno.
«Non ci sono più i tempi tecnici per l’invio del plico a Granada e restituzione del voto al Consolato» – recita l’email di una funzionaria amministrativa, di cui abbiamo ricevuto uno screenshot – «ragion per cui, in questa occasione, non potrà esercitare il diritto di voto».
Giulia ha quindi richiesto un appuntamento per votare direttamente in Consolato, cosciente che, per farlo, avrebbe dovuto sobbarcarsi il costo economico e fisico di nove ore di viaggio in macchina o autobus – andata e ritorno – tra Granada e Madrid. In un messaggio a questa giornalista, alle undici di giovedì 5 giugno, cinque ore prima della scadenza per il voto, Giulia non aveva ancora ricevuto una risposta.
Un’esperienza simile è accaduta a una persona residente nella circoscrizione del Consolato di Nizza, in Francia. Questa persona desidera rimanere anonima, ma abbiamo potuto visionare il messaggio che ha inviato a Fioralba Duma, segretaria del movimento Italiani Senza Cittadinanza, associazione tra le promotrici del referendum sulla cittadinanza, e coordinatrice del voto all’estero per il comitato nazionale. «Non ho ricevuto il plico, quindi ho richiesto il duplicato in tempi consoni», si legge nel messaggio. «Non avendo ricevuto neanche il duplicato, richiedo ancora informazioni. Ora mi rispondono che posso chiedere ancora un altro duplicato, ma non ci sarebbero i tempi tecnici per spedire per posta il plico duplicato e farlo ricevere [sic] a loro entro il 5 giugno. Non accettano che io lo consegni a mano. Di conseguenza, a causa di loro mala gestione, MI STANNO OSTACOLANDO IL DIRITTO DI VOTO [sic]».
Giulia ha usato parole simili nel commentare la sua esperienza con il Consolato di Madrid: «Fa davvero tanta rabbia il fatto che un ufficio consolare, che dovrebbe agevolare il diritto al voto, invece lo abbia ostacolato, e di fatto impedito», ha detto. «Non dobbiamo accettare e assuefarci a risposte del genere» [si riferisce all’email in cui le viene comunicato che non potrà esercitare il diritto di voto, ndr], «o pensare che sia normale, che sono i soliti impedimenti dei tempi tecnici e della burocrazia. È un abuso, arbitrario e illegittimo».
A ogni elezione o referendum, le diverse reti consolari italiane nel mondo garantiscono orari di apertura straordinaria per facilitare il voto degli elettori che non hanno ricevuto il plico o un suo duplicato. «A causa dell’elevato numero di richieste di duplicato dei plichi elettorali ricevute per email, e dell’avvicinarsi del termine ultimo per la ricezione delle schede votate, non si garantisce la spedizione di tutti i duplicati richiesti per email», si legge in una comunicazione del Consolato di Bruxelles. «Per il ritiro di duplicati, si consiglia vivamente di recarsi di persona presso il Consolato Generale d’Italia a Bruxelles».
Non si tratta, tuttavia, di una soluzione facilmente praticabile, soprattutto per chi non risiede in una città dove è presente un ufficio consolare. Una visita in Consolato può richiedere permessi dal lavoro, viaggi in aereo e cambi di fuso orario. Chi scrive questo articolo risiede all’estero, a tre ore di volo, centinaia di euro di biglietto (senza possibilità di sussidi o rimborsi governativi), e un cambio di fuso orario dal suo Consolato di riferimento.
Contattato in merito alla segnalazione di Giulia, il Consolato di Madrid ha dichiarato che, per votare di persona in caso di mancata ricezione di plico o duplicato, non è necessario prendere appuntamento. «Possiamo assicurare che questo Consolato Generale ha capillarmente e tempestivamente monitorato tutte le richieste provenienti dai connazionali residenti nella circoscrizione consolare di Madrid, che non hanno ricevuto il plico contenente le schede dei Referendum al proprio indirizzo» – ha scritto l’Ufficio Elettorale, confermando anche di aver sospeso gli invii dei duplicati dopo il 30 maggio – «in considerazione della ristrettezza dei tempi, sentito anche il servizio postale».
Ogni Consolato è responsabile della pubblicazione di informazioni sulle modalità di voto sul proprio sito web. La maniera in cui questo avviene varia da Consolato a Consolato – e la reperibilità e facilità di consumo delle informazioni non è sempre la stessa. Dalla home page del Consolato di Nizza, ad esempio, sono necessari due clic prima di ottenere le informazioni necessarie, da un link in evidenza che, a sua volta, riporta a un pdf informativo. Quest’ultimo, però, non riporta alcuna indicazione sulle modalità di richiesta del duplicato o voto di persona in caso di mancata ricezione del plico. Dal menù “Servizi consolari”, con ben quattro clic dalla home page, si arriva a una pagina contenente altri quattro link a istruzioni più approfondite. L’ultimo porta al sito del ministero degli Esteri, ed è solo qui – non direttamente sul sito del Consolato di Nizza – che è possibile ottenere le informazioni più complete.
«È stato fatto passare come se la “colpa” del ritardo fosse mia, quando la responsabilità del non invio del plico è del Consolato, così come il rifiuto, anche se non scritto, a ricevermi», sostiene Giulia. «Fa in particolare tanta rabbia per la centralità di questo referendum, che può avere dei risvolti importantissimi nella vita quotidiana di ognuno di noi, in particolare in merito a lavoro precario e ai diritti di cittadinanza».
Anche laddove non si trattasse di cattivo esercizio del pubblico ufficio da parte dei Consolati, il voto all’estero è comunque spesso un’esperienza di confusione e difficile gestione, tra requisiti, scadenze, disguidi postali e dislocazione geografica degli elettori. In ballo c’è la democrazia.