Liberi dal passatoL’eccezionalismo ucraino, la rivoluzione, e la resistenza all’imperialismo russo

A Kyjiv e in tutto il paese, la società è diventata cosmopolita, aperta, libera. Non è stata sempre così, ma adesso tutti apprezzano le tradizioni, la cultura, la storia, lo stile di vita di una nazione profondamente cambiata dall’attacco di Mosca. Pubblichiamo in italiano un tweet di Illia Ponomarenko

Maksym Diachenko per Unsplash

Questa è la traduzione in italiano di un intervento su X di Illia Ponomarenko, autore di I Will Show You How It Was: The Story of Wartime Kyiv.

Il Presidente dell’Ucraina è ebreo. Il nostro Ministro della Difesa è musulmano, un tataro di Crimea. Il Comandante in capo delle Forze Armate è un russo etnico.

Il nostro miglior pilota di droni, recentemente insignito del titolo di Eroe dell’Ucraina, è un ungherese etnico. Oltre 70.000 donne prestano servizio nell’esercito.

Quasi tutti i medici da campo più rinomati sono donne.

La rivoluzione che ha cambiato per sempre questo paese è iniziata con un post su Facebook scritto da un pashtun afgano etnico, un importante giornalista ucraino.

E nel nostro Parlamento abbiamo un deputato nero, un afro-ucraino campione olimpico e ammirato da tutti.

Tutto questo in un paese che è ancora, per la maggior parte, slavo.

Per le strade di Kyjiv oggi si vedono ristoranti halal per turisti musulmani accanto a locali ebraici. Non lontano ci sono un museo e un monumento dedicati a Sholem Aleichem, e una targa con il volto di Golda Meir, che un tempo visse qui.

Tra i nostri principali luoghi simbolici: sinagoghe del XIX secolo. A pochi passi, una grande moschea e un centro culturale musulmano. E sopra ogni cosa, naturalmente, le antiche chiese e i monasteri cristiani, i più antichi e significativi del mondo slavo orientale.

Ancora non riesco a credere che il muftì musulmano capo dell’Ucraina (un tataro etnico di Donetsk) abbia lasciato il suo incarico per servire come paramedico in prima linea. Che il nostro rabbino capo lavori instancabilmente ogni giorno per aiutare l’Ucraina in tutto il mondo, e che suo figlio adottivo sia morto combattendo per l’Ucraina, con le armi in mano.

Da anni ormai, una gigantesca menorah luminosa viene accesa ogni Hanukkah nel cuore della piazza principale di Kyjiv. E nel Giorno dell’Indipendenza, ogni confessione religiosa si riunisce nella Cattedrale di Santa Sofia per pregare per l’Ucraina, ciascuna secondo il proprio rito.

Così come tutti si riuniscono per commemorare Babyn Yar (le fosse comuni naziste, ndt) e il monumento dell’Holodomor (la carestia imposta da Stalin, ndt).

Più si guarda il mondo, più ci si rende conto di quanto sia diventata sana la società ucraina nella convivenza tra etnie e fedi diverse.

Non siamo sempre stati così. Lo stiamo diventando adesso, mentre il paese viene radicalmente trasformato dalla rivoluzione e dalla difesa contro la Russia imperialista.

Ci stiamo scrollando di dosso, a gran velocità, il peso di tanti retaggi del passato.

Proprio di recente, a maggio, l’Ucraina ha commemorato la Seconda Guerra Mondiale con i papaveri e lo slogan “Mai più!”

Che contrasto netto con la frenesia satanica del “Giorno della Vittoria” russo, con il suo culto della morte, il suo “Possiamo farlo di nuovo!” e la sua glorificazione del morire per lo Zar.

Sullo sfondo della guerra, l’Ucraina sta vivendo una vera rinascita nazionale e culturale. Stiamo riscoprendo la lingua ucraina, i libri ucraini, la musica, il cinema, come qualcosa di prezioso.

E per quanti decenni ci hanno insegnato a disprezzare tutto ciò che era ucraino come “di terza categoria”, “contadino”, “inferiore”?

Cammino per le strade di Kyjiv a Natale (il 25 dicembre, non il 7 gennaio come imposto dai preti di Mosca) e vedo gruppi di bambini in abiti tradizionali ricamati che portano stelle di Betlemme colorate e cantano canti natalizi. Il “Natale ucraino” sta tornando in queste terre come tradizione culturale viva.

A Pasqua, la gente si raduna vicino alla Cattedrale di Santa Sofia per picnic e danze primaverili. Nella città vecchia sopra Podil, spesso sento giovani suonare canti cosacchi con i tamburi. E vedo sempre molte persone nei luoghi sacri della nostra nazione: la Lavra delle Grotte di Kyjiv, le cattedrali di Leopoli, il Monumento alla Patria, i vecchi castelli.

Non siamo diventati improvvisamente ferventi credenti. Abbiamo semplicemente imparato a essere orgogliosi, come mai prima d’ora, di essere ucraini e ad apprezzare le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra storia, e il nostro stile di vita, nel nostro paese.

In tempo di guerra continuano a nascere nuove tradizioni, contro ogni previsione.

Oggi onoriamo i veterani di guerra invitandoli a dare il calcio d’inizio simbolico delle partite di calcio,  poi offriamo loro una standing ovation dagli spalti, per il loro servizio.

Potrei andare avanti così per ore. Quello che sto cercando di dire è che amo ciò che l’Ucraina sta diventando.

Questa speranza, che irrompe tra dolori e difficoltà indicibili, è come una luce che trafigge il tunnel. L’Ucraina di oggi e quella di 12 anni fa sono due paesi completamente diversi.

La strada davanti è terribilmente difficile, ma se solo – se solo la nostra Ucraina riuscirà a sopravvivere a questa guerra per la sua stessa esistenza.

https://x.com/iaponomarenko/status/1928486620736717289?s=46&t=h3us3k4yj_bD4wN7UfhD5Q

X