Nel momento più difficile della recente storia europea, mentre nel continente spira un’inconfondibile arietta anni Trenta, stretti come siamo tra il nuovo autoritarismo americano a ovest e l’imperialismo putiniano a est, l’Italia si rivela ancora una volta l’anello debole dell’Ue. Lo dimostra il dibattito parlamentare di ieri, lo dimostrano i sondaggi, lo dimostra lo spettacolo inverecondo offerto ogni giorno da stampa e tv.
Per quanto riguarda il dibattito parlamentare, il Movimento 5 stelle, il principale alleato con cui il Pd vorrebbe costruire la coalizione di centrosinistra con cui vincere le politiche di domani, ha presentato una mozione in cui si chiede di «trovare una soluzione efficace alla questione del transito e approvvigionamento del gas che non escluda a priori e pro futuro una possibile collaborazione con la Russia», nelle stesse ore in cui la Russia continua a bombardare le case di Kyjiv per ammazzare quanti più civili possibile.
Intervistato da Repubblica, Giuseppe Conte oggi difende la scelta, spiegando che non è affatto un’apertura alla Russia: «Il presupposto è che si raggiunga una soluzione pacifica e duratura della guerra in Ucraina. In una prospettiva di recupero della federazione russa nella comunità internazionale, non si capisce perché dovremmo impedire agli italiani di acquistare gas dove è più economico». Ancora una volta, come già dopo l’annuncio della manifestazione-contestazione contro il vertice Nato all’Aia, Pd e Avs hanno fatto un passo indietro, votando contro almeno il punto della mozione in cui si parlava di collaborazione con la Russia. Ma è una magra consolazione.
Purtroppo, come dimostra il sondaggio commissionato dallo European Council on Foreign Relations e condotto a maggio in dodici Paesi europei, il problema dell’Italia va molto oltre il cinico opportunismo di Conte. Stando ai risultati del sondaggio, analizzati su Linkiesta da Carmelo Palma, non esiste infatti alcun paese, a parte ovviamente l’Ungheria di Viktor Orbán, in cui la maggioranza dei cittadini abbandonerebbe l’Ucraina al suo destino, seguendo la linea di Trump; ma dopo gli ungheresi sono purtroppo gli italiani i più disponibili a cancellare le sanzioni alla Russia e a imporre sacrifici territoriali all’Ucraina, revocandole ogni sostegno militare.
Mentre sull’aumento delle spese per la difesa non esiste paese europeo in cui la maggioranza dei cittadini non sia a favore, con l’unica eccezione dell’Italia, dove il cinquantasette per cento degli intervistati si dichiara invece contrario.
Insomma, se vivessimo in qualunque altro paese europeo, in questo sondaggio troveremmo motivo di sollievo e di speranza, nonché di rinnovata fiducia nella consapevolezza dei cittadini. Ma siamo in Italia. E gli italiani, per usare l’efficace sintesi di Palma, «non credono in ciò che non vogliono, un’Europa più unita, ma continuano a credere in ciò che si ostinano, contro ogni evidenza, a desiderare, cioè che siano gli Stati Uniti a pagare il conto della loro sicurezza nazionale».
Leggi anche l’articolo di Mario Lavia su questo argomento
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.